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Atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali, la Calabria si conferma al quinto posto

Vertice in Prefettura sul tema delle intimidazioni agli amministratori locali e dello scioglimento degli Enti per infiltrazioni mafiose. Duro monito di Gratteri

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La Calabria si conferma al quinto posto nella classifica degli atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali (54 nel 2019 e 51 nel 2020) con un trend che vede nel primo semestre dell’anno in corso 12 episodi a fronte dei 14 registrati nello stesso periodo del 2020. A questo si aggiunga il dato relativo agli enti locali in atto sciolti per mafia nel 2021, 15. Sono i dati forniti dal prefetto di Catanzaro Maria Teresa Cucinotta in occasione della Giornata di studio sul tema “Atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali. Strategie di prevenzione e contrasto, in un quadro di leale collaborazione interistituzionale”.

Generico giugno 2021

All’iniziativa, che sarà seguita da una serie di altri appuntamenti con soggetti e rappresentanze della società civile, in particolare il mondo della scuola, hanno partecipato i vertici delle forze dell’ordine, l’Anci, l’Università Magna Grecia e il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, che ha concluso i lavori. Pochi, meno della metà, i sindaci presenti (12 rispetto ai 30 invitati).

Il prefetto Cucinotta ha insistito molto sul tasto della denuncia. “L’impatto è pesante – ha detto -, anche se la Calabria si colloca al quinto posto sia nel 2019 che nel 2020 a livello nazionale. Questo non ci fa stare tranquilli se lo associamo soprattutto ai comuni sciolti per mafia che sono anche questi un numero consistente. Quello che dobbiamo dire è che spesso non c’è la denuncia e i numeri sono bassi perché c’è scarsa collaborazione”. “Gli amministratori sono parte del territorio – ha sostenuto ancora il prefetto – e costituiscono l’elemento più a maggiore contatto con la popolazione, quindi ne devono recepire le istanze e devono essere pronti a denunciare laddove le istanze abbiano il carattere di una minaccia all’affermazione della legalità. Ci vuole una forte consapevolezza e una forte presa di coscienza della necessità della denuncia, così come affermato dal Ministro dell’Interno lo scorso anno in occasione della riunione dell’osservatorio nazionale. La Calabria è un territorio fragile che ha bisogno di essere supportato e noi siamo qui proprio per questo”.

“La giornata odierna – ha detto ancora il prefetto Cucinotta – anche nell’intenzione del Ministero e dell’Osservatorio nazionale ha l’obiettivo di pervenire ad una sensibilizzazione degli amministratori locali che possono sentirsi soli e non devono vivere questo sentimento ma sapere che c’è un apparato istituzionale complesso che opera al loro fianco con le Forze dell’ordine, la Questura ma anche l’Università impegnata al lavorare per contribuire a cambiare la mentalità. Quello che noi vogliamo ottenere da incontri come questo, che è il primo di una serie di altri appuntamenti secondo un programma che è quello nazionale, è soprattutto agire perché il territorio reagisca e maturi una mentalità di legalità che non può essere demandata solo alla magistratura che, qua, con il Procuratore Gratteri fa un lavoro straordinario, credo unico o alle forze dell’ordine”. “La riaffermazione della governance del territorio – ha detto ancora Cucinotta -rappresenta un altro aspetto. Quindi dobbiamo essere tutti uniti in quello che è il senso della giornata per potere evitare che ciò accada e perché non si giunga agli scioglimenti dei comuni per infiltrazioni mafiose. Decisioni che vengono viste sempre come atti di violenza nei confronti delle comunità locali le quali, però, devono assumersi il peso delle loro responsabilità. L’aspetto del voto è importante. Le comunità locali devono sapere per chi vanno a votare”.

L’intervento di Nicola Gratteri

“Quindici Comuni sciolti per mafia, dal mio punto di vista, considerato che in Calabria siamo due milioni di abitanti, è un numero spaventoso. Questo vuol dire che la situazione è veramente grave e allarmante”. Lo ha detto il procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, parlando con i giornalisti a margine di un vertice in Prefettura sul tema delle intimidazioni agli amministratori locali e dello scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose.

“Dobbiamo stare attenti – ha esordito Gratteri – a non generalizzare. Gli atti intimidatori possono avvenire per due motivi: o perché si è davvero contro la ‘ndrangheta e il malaffare oppure perché durante la campagna elettorale si è sceso a patti, ci si è seduti attorno al tavolo e poi non si è stato ai patti. Appena mi sono insediato, nel 2016, ho previsto un aumento, un’impennata dei Comuni sciolti per mafia e purtroppo la storia mi ha dato ragione”.

“Bisogna saper leggere e analizzare i numeri: se – ha spiegato il procuratore capo della Dda di Catanzaro – la Calabria è quarta o quinta come atti intimidatori o prima o seconda per scioglimento di Comuni, non vuol dire nulla se non lo si rapporta al numero degli abitanti. La Calabria è un terzo di Milano, non della Lombardia, quindi parlare di 15 Comuni sciolti per mafia, dal mio punto di vista, considerato che in Calabria siamo due milioni di abitanti, è un numero spaventoso. Questo vuol dire che la situazione è veramente grave e allarmante”.

Rivolgendosi ai giornalisti, Gratteri ha poi osservato: “Non so se vi siete accorti che oggi gli invitati oggi erano 30, ma manca un terzo dei sindaci. Chiedete agli assenti se hanno avuto una colica renale, un incidente con la macchina, o si doveva sposare la figlia. Questo è gravissimo, vuole dire che non voglio andare, perché non stimo, non mi sento rappresentato. Poi non facciamo le vittime. Penso che nessuno dei sindaci, quantomeno del Distretto di Catanzaro, quindi tre quarti della Calabria, può dire di aver bussato e di non essere ascoltato. Al tavolo oggi ci sono tra i migliori uomini dello Stato, a parte me, gente di altissimo profilo, molto considerati, dal ministero dell’Interno, dal ministero delle Finanze, dal ministero della Difesa. Quindi – ha proseguito il procuratore capo della Dda di Catanzaro – non ci sono alibi per nessuno, bisogna finirla di piangersi addosso, di fare vittimismo. Se non si ha il coraggio, dato che il coraggio non si vende al supermercato, non ci si mette ad amministrare. Ci sono un sacco di sindaci onesti, perbene, che sono vittime della mafia e si sono scontrati a muso duro contro la mafia, e meritano rispetto, aiuto e consulenza”.

Secondo Gratteri, dunque “c’è ancora tanto da fare, perché vecchie gestioni, gestioni padronali, gestioni con mentalità feudali ancora resistono e sono forti in Calabria. E’ nostro compito spiegare che quella filosofia di vita, di gestione della cosa pubblica non conviene più”.

Con riferimento alla legge sullo scioglimento dei Comuni, per Gratteri “bisognerebbe mettere commissari a tempo pieno 24 ore su 24 in quel Comune in modo che la gente non abbia nostalgia dell’ex sindaco colluso o mafioso”.

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