Quantcast

Quella “signorina” in ferro negli anni della Grande Guerra

Il racconto appassionato di Nando Castagna della "625", la locomotiva a vapore presente nel quartiere marinaro

La “Signorina”! E’ così che i ferrovieri appellavano la “625”, una locomotiva che molto lavorò in tempi passati sulle linee ferrate italiane ed anche calabresi. A raccontarlo un grande appassionato della nostra storia, Nando Castagna, che molto “insegna” con la sua profonda conoscenza storica. E sarà il suo racconto a trasportarci indietro nel tempo, rinnovando la storia della locomotiva a vapore che da molti anni staziona nel “Dopolavoro Ferroviario” del quartiere marinaro del capoluogo. Oramai stabile su di un pezzo di binario, più che una “signorina” sembra un’attempata “signora” a riposo nel ricordo dei suoi anni.

LOCOMOTIVA

Il racconto

“La storia di questa locomotiva – dice Castagna – ci riporta al 1922, allorquando venne assegnata proprio al deposito ferroviario del quartiere Lido, dove quasi primeggiava fra le altre macchine presenti”. Ma, per meglio delineare l’iter di questa locomotiva, bisogna fare qualche passo indietro seguendo il dettagliato racconto di Nando Castagna. Una storia che inizia antecedentemente al primo conflitto mondiale, quando nel 1910 vennero realizzate le “625”, esattamente 108 esemplari di locomotiva (numerate dal 62501 al 62608), costruite dalle officine Berliner Maschinenbau Schwartzkopff, per quell’epoca le locomotive più potenti che circolavano in Europa. Le macchine venivano alimentate a carbone e potevano raggiungere la velocità di 80 km/h, con una capacità di 12.000 litri di acqua e 6.000 kg di carbone, una potenza oraria di 880 CV e uno sforzo trazione di oltre 10.000 kg.

Alla fine della prima guerra mondiale 80 di queste locomotive vennero cedute dall’Austria all’Italia, come “riparazione” dei danni di guerra imposti, nei trattati di pace, alle nazioni sconfitte. Una di queste macchine, esattamente la GR 62514 venne assegnata, per l’appunto nel 1922, al “Deposito Ferroviario” del quartiere marinaro di Catanzaro (esattamente la num.144). Un racconto molto dettagliato quello di Castagna, che riporta anche la motivazione del soprannome che venne attribuito a queste locomotive.

LOCOMOTIVA

La “Signorina”

“La “625” aveva un piccolo e curioso problema – racconta infatti – era un po’ troppo lunga per il tracciato ferroviario dell’epoca, soprattutto quello calabrese, tant’è che alle curve la locomotiva spesso “sculettava” per rimettersi in sesto, da ciò il nomignolo di “signorina” datole proprio dagli stessi ferrovieri, al quale comunque si accomunava la sua “linea” particolarmente aggraziata”.

Le vicende belliche

La locomotiva veniva usata per il trasporto misto “merci/passeggeri” sulla linea ionica, ma non mancò di vivere le vicende belliche della seconda guerra mondiale che colpì duramente il quartiere marinaro e la ferrovia nell’estate del ‘43. A tal proposito Nando Castagna fa rivivere con il suo racconto anche momenti tragici in cui la “vecchia locomotiva” subì varie volte i colpi degli attacchi dei “caccia alleati” che mai riuscirono a fermarla nel portare a destinazione interi reparti militari italiani e tedeschi che si spostavano lungo la linea ionica. Del resto la stazione della Marina di Catanzaro fu tra gli obiettivi più bersagliati dalle forze aeree anglo americane e, a tal proposito, il racconto brevemente diverge su chi impavidamente guidava proprio le locomotive.

Nando Castagna e la “625”

In quel periodo così drammatico essere macchinista equivaleva ad essere costantemente in balìa delle incursioni aeree ed è qui che la storia di Nino Pastina, del quartiere Lido, s’intreccia con la “625”, la famosa “signorina” di cui sovente ne fu il macchinista. Entrato nelle Ferrovie nel 1936 a soli 19 anni, nel periodo del conflitto mondiale fu tra i ferrovieri che assunsero l’incarico di condurre treni militari. Ciò gli evitò di partire per il fronte, ma certamente di non evitare i pericoli che la guerra poteva riservare. Castagna ne riprende alcuni episodi che, grazie alla testimonianza del figlio di Nino, Roberto, si è potuto ripercorrere. Diversi dunque gli attacchi aerei che il signor Nino visse in prima persona, come quello intercorso a Catanzaro Sala, dove la fulminea azione di porsi sotto la locomotiva gli salvò la vita o ancora rifugiandosi nelle gallerie con l’intero treno, aspettando che l’attacco andasse scemando. Gli episodi che Nino Pastina aveva vissuto erano molteplici, eppure fra i tanti uno rimase impresso nella sua memoria.

Durante la guerra era facile vedere i ragazzini rincorrere il treno che percorreva la linea ferrata, ma un giorno, proprio sulla “ionica”, vide in lontananza arrivare una ragazza che, come di consueto, andava incontro al treno. In genere il macchinista rispondeva a questa azione gioiosa con il classico fischio, ma quella volta qualcosa di diverso accadde. La giovane ragazza si avvicinava fin troppo al treno e un pensiero gli balenò all’improvviso, tant’è che lo fermò all’istante. Non si era sbagliato, la ragazza vi si era lanciata contro, ma il suo provvidenziale istinto le risparmiò la vita. La vide riprendere la corsa e allontanarsi nei campi, solo successivamente seppe che in quella zona un bombardamento aveva causato molte vittime, forse quell’episodio era la conseguenza di quel drammatico atto. E’ così, guardando ora la vecchia locomotiva, si possono immaginare le vicissitudini intercorse fra “ferrovieri e locomotive”, considerate da loro quasi un baluardo da salvare con tutto il loro “carico”.

LOCOMOTIVA

Le “625” operarono in Italia sino agli inizi degli anni ’70, nel particolare la “vecchia signorina” in dotazione al Deposito di Lido venne utilizzata sulla linea Taranto – Catanzaro e rimase in attivo sino al 1976, tuttavia anche in seguito venne adoperata per servizi “recupero e manovre”. Certamente il suo “bagaglio storico” – come in conclusione fa notare anche Nando Castagna – non può essere sottovalutato, poiché rappresenta un pezzo importante della nostra storia con un alto valore storico/militare e, pertanto, da salvaguardare e manutenere, non dimentichiamo di esserne in possesso apprezzandone il valore storico.