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A venti anni dal G8 di Genova: “Maggiore attenzione per le forze dell’ordine significa più sicurezza per i cittadini”

Il convegno organizzato dal sindacato Fsp - Polizia di Stato e dal Nuovo Sindacato Carabinieri. La testimonianza di Mario Placanica: "Una storia che non finisce mai"

“Una maggiore attenzione delle istituzioni per la sicurezza delle forze dell’ordine significa aumentare anche la sicurezza dei cittadini”. E’ questo il messaggio che i sindacati Fsp, Federazione sindacale di polizia, e Nsc, Nuovo sindacato carabinieri, hanno voluto inviare alla politica dal dibattito sul tema “Dal G8 di Genova a Roma, l’odissea delle vittime in divisa” svolto ieri sera a Catanzaro. A confrontarsi con i vertici dei sindacati delle forze dell’ordine Mario Placanica, il carabiniere di Catanzaro, oggi in congedo, che sparo’ a Carlo Giuliani al G8 di Genova del 2001, esponenti della politica e dell’avvocatura, intervistati dal direttore dell’Adnkronos Gian Marco Chiocci.

Generico luglio 2021

Secondo Walter Mazzetti, segretario generale del Fsp, “soltanto nel 2020, nonostante sia stato un anno di lockdown, i poliziotti feriti sono stati ben 2.687, e’ un numero eccessivamente alto. La sicurezza e’ un’infrastruttura immateriale tra le piu’ importanti, che si poggia su donne e uomini in divisa che lavorano quotidianamente per le istituzioni democratiche ma devono anche essere supportate con strumenti idonei che ne salvaguardino anche la dignita’. C’e’ qualche professionista del disordine che parla di codici identificativi sul casco, invece – ha proseguito – e’ piu’ giusto pensare a una normativa piu’ completa sull’ordine pubblico”.

Massimiliano Zetti, segretario del Nsc, ha a sua volta evidenziato: “Stiamo girando tutt’Italia per dire ai cittadini che le nostre istanze sindacali non sono solo per tutelare i nostri uomini ma coincidono anche con le esigenze di sicurezza dei cittadini, perche’ dare agli operatori strumenti tecnici, legislativi e giuridici aumenta la sicurezza dei cittadini e non solo la sicurezza degli operatori delle forze dell’ordine”.

La parlamentare di Fratelli d’Italia, Wanda Ferro, segretario della Commissione Antimafia, ha rilevato: “non siamo qui per giustificare le violenze o gli abusi di Genova, ma per dare un segnale di vicinanza a coloro che indossano la divisa con onore e professionalità, e spesso sono vittime delle carenze di un sistema che non li mette in condizioni di intervenire in sicurezza e con indicazioni operative chiare e adeguate. Fratelli d’Italia è da sempre attenta alle richieste dei sindacati di Polizia, e se ne è fatta interprete in Parlamento con continui atti parlamentari diretti non solo a garantire organici adeguati, ma soprattutto a difendere sul piano normativo la dignità e la sicurezza del lavoro degli operatori, che si traducono in maggiore sicurezza per i cittadini. Per anni abbiamo chiesto di dotare le forze dell’ordine del taser anziché costringerle in situazioni di rischio a scegliere se difendersi a mani nude o a dover utilizzare la pistola d’ordinanza, o altri strumenti come gli spray urticanti e le body cam. Bisogna evitare a monte le possibilità di errore, ma anche dare tutela agli agenti che vengono spesso sottoposti a processi processi lunghi e costosi, che distruggono la carriera e la serenità personale e familiare. Per questo sosteniamo innanzitutto la necessità di garantire all’operatore di Polizia la piena tutela in ogni grado di giudizio per quanto avviene nell’esercizio del proprio dovere. Lo dobbiamo ai tanti uomini e donne in divisa che hanno sacrificato la propria vita per la sicurezza dei cittadini e per combattere la criminalità, nel giorno in cui si ricorre l’anniversario della strage di via D’Amelio in cui insieme a Paolo Borsellino, è doveroso ricordarlo, persero la vita gli agenti della scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, ed Emanuela Loi, la prima agente donna della Polizia di Stato a restare uccisa in servizio”.

A portare la sua testimonianza anche Sergio De Caprio, noto come ‘Capitano Ultimo’, l’ufficiale dei carabinieri famoso per aver arrestato Toto’ Riina e oggi assessore regionale all’Ambiente in Calabria: “E’ importante l’unita’ sindacale, che e’ la forza più grande che hanno le forze dell’ordine per tutelare la dignita’ cui hanno diritto e per impedire l’abbandono a cui sono costretti non essendo al centro del dibattito politico. Parlano tutti, ma non parlano mai i carabinieri e i poliziotti, forse perché – ha concluso – sono scomodi e dicono sempre la verita’ come fa la gente”.

“Qualcuno continua ad urlare che Placanica bisognerebbe portarlo in giudizio quando è stato già valutato per quattro volte fino alla Corte europea che non aveva nessuna responsabilità. Questo è un accanimento che non dobbiamo permettere perché in mezzo ci sono persone come Mario che viene triturata dal tempo che passa”. Lo ha detto Franco Maccari, vicepresidente Fsp Polizia di Stato, concludendo il convegno dal titolo ‘Dal G8 di Genova a Roma. L’odissea delle vittime in divisa’. “Dovrebbero essere previste tutele maggiori per coloro che lavorano per lo Stato. Ogni tre ore – ha aggiunto Maccari – abbiamo un accesso al pronto soccorso di persone ferite in divisa”.

Al convegno hanno preso parte anche il segretario nazionale del sindacato Fsp-Polizia di Stato Giuseppe Brugnano, il segretario provinciale Nsc di Catanzaro Fabio RiccioAndrea Di Lazzaro autore del libro “Mario Placanica – Il Carabiniere”, gli avvocati Antonio Ludovico, difensore di Mario Placanica, Giorgio Carta, responsabile ufficio legale Nsc, e Adele Manno, responsabile ufficio legale dell’associazione ConDivisa

MARIO PLACANICA: UNA STORIA CHE NON FINISCE MAI

“Questi 20 anni sono passati duramente, come se stessi addirittura scontando una pena e non dovrebbe essere cosi'”. A dirlo è stato Mario Placanica, il carabiniere di Catanzaro, oggi in congedo, che al G8 di Genova del 20 luglio 2001, sparò e uccise Carlo Giuliani, parlando con i giornalisti a margine di un dibattito organizzato questa sera dai sindacati di polizia Fsp e Nsc nel capoluogo calabrese. “Io quel giorno a Genova – ha proseguito Placanica – mi sono limitato a sparare solo due colpi, non e’ stato di sicuro un eccesso colposo, anzi non c’e’ stato nemmeno un eccesso. La mia vita è cambiata perché 20 anni sono passati bruciandosi, è come se fossi rimasto ancorato a quel 2001, che non smette mai di tormentarmi, non vi dico cosa c’è sul G8 su internet, sui blog. E’ una storia che non finisce mai”.

Mario Placanica
Mario Placanica

“Un giorno terribile, a cui un ragazzo non vorrebbe mai tornare col pensiero. Purtroppo ne ho subite tante nella vita, ma la cosa più brutta è stato dover sparare. Ero un carabiniere”.  Placanica, visibilmente provato, ha ricordato l’evento tragico “che è successo a due ragazzi, due ragazzi giovani. Però – ha detto – io lavoravo per lo Stato, Carlo di certo non manifestava a favore dell’Arma dei Carabinieri”. “L’Arma è una fiamma che in me non si è mai spenta”, ha aggiunto.

“Vorrei che dopo 20 anni si potesse passare a una nuova vita, guardando agli errori fatti e alle cose che si sarebbero potute fare per evitare quegli errori. Vorrei si potesse fare un resoconto in modo da evitare nuovi errori e lavorare su ciò che è successo per vivere un futuro migliore”, ha detto ancora Placanica. “Io penso di avere ancora quella carabinierità, quella parte sullo spirito del carabiniere che ha descritto Andrea di Lazzaro”, ha aggiunto Placanica facendo riferimento all’autore del libro sulla sua storia.

“Abbiamo cercato di parlare con Giuliano”, ha detto l’ex carabiniere Mario Placanica  facendo riferimento al padre di Carlo Giuliani. “Io ho chiesto scusa non come assassino ma come una persona che ha avuto un trauma in servizio”, ha aggiunto Placanica.