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Laurea con lode in Sociologia per un detenuto del carcere di Siano

Recluso da 26 anni ed originario della Sicilia

L’università in carcere non è un’utopia. Ne sa qualcosa Salvatore, siciliano d’origine, che si è appena laureato in sociologia con il massimo dei voti. La presentazione dell’inusuale tesi si è svolta,  ieri,  presso il penitenziario “Ugo Caridi”: c’era tutta la commissione per una laurea che sa di resilienza e riscatto.
Salvatore ha conosciuto il carcere in Sicilia nel lontano 1995. Oggi dopo 26 anni è stato proclamato dottore in sociologia: cambiare si può e spesso lo si fa incontrando la cultura.

La nota dell’Università

Un detenuto 65enne nel carcere catanzarese di Siano si è laureato con 110 e lode discutendo una tesi si “Ergastolo ostativo. Percorsi e strategie di sopravvivenza”, la stessa condanna che sta scontando per reati di mafia. Salvatore Curatolo ha discusso la tesi ieri nella sala teatro del carcere. A riferirlo, in una nota, è il relatore della tesi, il prof. Charlie Barnao, docente di Sociologia all’Università Magna Graecia  di Catanzaro e delegato del Rettore per il “Polo universitario per studenti detenuti“. Curatolo, riferisce la nota, “ha raccontato se stesso accendendo i riflettori con una consapevolezza facilitata dalla scrittura autobiografica su ciò che gli ha consentito di sopravvivere in senso psicologico e fisico alla detenzione, ventotto anni ininterrotti di reclusione di cui dodici in regime di 41 bis”.

“Il metodo dell’autoetnografia – afferma Barnao – rientra nell’ambito più generale dell’etnografia. Ma mentre con l’etnografia il ricercatore studia le ‘culture altre’ per comprendere i soggetti al centro della sua ricerca, con l’autoetnografia il ricercatore è nel contempo osservatore e osservato, l’autore e il focus della storia. Lavori autoetnografici di questo tipo possono servire a valorizzare aspetti della personalità utili per determinati percorsi di adattamento; ciò può assumere anche una significativa valenza dal punto di vista educativo e rieducativo. In particolare, nella tesi di Curatolo emerge il ruolo centrale dell’istruzione.

Per quest’uomo che non aveva neanche la quinta elementare, studiare in carcere e arrivare alla laurea in sociologia è stato un modo per avvicinarsi con nuovi argomenti di discussione alle persone a lui più care. La tesi è frutto di un percorso introspettivo lungo e faticoso”. “Un lavoro – conclude il docente – reso possibile anche grazie alla grande disponibilità e collaborazione dell’istituto penitenziario di Catanzaro, diretto da Angela Paravati, e dell’Università ‘Magna Graecia’ di Catanzaro con il suo Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia (Diges) diretto dal professor Geremia Romano. Romano, che è anche presidente del Senato accademico, ha presieduto la commissione
di laurea”.