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Il monachesimo e quella cultura dell’accoglienza nel dna calabrese

Confronto organizzato nell'ambito del progetto “Transumanza. Medioevo e ruralità”, promosso dall’Associazione Eos sud con il sostegno della Regione Calabria

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Il monachesimo in Calabria ha lasciato tracce importanti sull’evoluzione storica del nostro territorio che, tuttora, conserva nel proprio dna valori come quelli dell’accoglienza e della condivisione che caratterizzavano le comunità locali al centro del Mediterraneo. Se ne è parlato ieri all’Archivio storico comunale, in un partecipato confronto nell’ambito del progetto “Transumanza. Medioevo e ruralità”, promosso dall’Associazione Eos sud con il sostegno della Regione Calabria. Nel primo intervento, l’archeologo Francesco A. Cuteri ha proposto un excursus dalle prime esperienze eremitiche della Calabria medio bizantina per meglio comprendere un fenomeno così complesso.

I monasteri in Calabria furono delle vere “Palestre ascetiche”, luoghi di isolamento assoluto e di ricerca del silenzio destinati a diventare, per contrasto, anche luoghi di incontro e di comunità. In questo percorso che ha lasciato segni architettonici tangibili, come la celebre Stilo, ai monaci è legata pure una intensa attività artistica e letteraria che ha lasciato, in particolare, un cimelio unico nel suo genere: il Codex Purpureus Rossanensis. Cecilia Perri, vicedirettrice del Museo Diocesano e del Codex di Rossano, ne ha illustrato le caratteristiche sottolineando anche l’impegno profuso per la tutela e la valorizzazione espositiva del prezioso manoscritto. Infine, Sarah Procopio – dottoranda in storia medievale presso l’Università di Paris 8 Vincennes-Saint Denis – ha messo in luce l’elemento, ancora tutto da esplorare, del monastero come centro propulsore delle attività economiche e di esportazione di materie del territorio.
Il festival “Transumanza. Medioevo e ruralità” – in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Catanzaro – offrirà, inoltre, alle famiglie e ai piccoli visitatori della mostra su Chagall, ospitata al San Giovanni fino a fine agosto, la possibilità di usufruire di un’esperienza didattica multimediale. Attraverso l’ausilio di video, quiz e giochi interattivi, verrà raccontata la storia del complesso monumentale, dove si svolgono gli eventi del progetto, in una modalità innovativa e divertente.

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