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All’ombra di quel grande “pino marino” nello stadio Nicola Ceravolo

Ripercorriamo la storia della "mascotte" attraverso le testimonianze di Massimo Palanca, Fausto Silipo e Tato Sabadini

L’ombra di quel gigantesco “pino marino”, cresciuto accanto allo stadio “Ceravolo” di Catanzaro, nel corso dei suoi anni aveva dato refrigerio e protezione a chi noncurante dei vari cambiamenti climatici ne aveva occupato gli spalti. Una “presenza” quella del grande albero che oramai faceva parte del panorama di quella zona del capoluogo, tant’è che in ogni scatto fotografico dedicato al campo di calcio, era quasi come una diva nel comparire nell’immagine, con quel verde così distinto che si stagliava nell’azzurro del cielo.

Si potrebbe dire che il “Ceravolo” era uno dei pochi stadi ad avere questa peculiarità. Ma ora, lontano da quelle “disquisizioni” che hanno accompagnato recentemente il taglio di questo albero, che pare sia da deputare al suo stato di “salute” (sebbene non siano mancati i tentativi di recupero) e conseguenti motivi di “sicurezza”, si vorrà far capolino nell’animo di chi ha amato questo “sempreverde” quasi come fosse un essere vivente, del resto non si può certamente dire che una pianta non lo sia.

stadio nicola ceravolo

“Una mascotte”

In primis, è d’obbligo andare un pò indietro nel tempo, allorquando nello stadio Ceravolo esisteva anche un altro “pino marino” che neanche a farlo apposta si trovava proprio fra gli spalti dell’arena calcistica, esattamente fra le gradinate della curva “Massimo Capraro”. Successivamente tagliato nel 2008, durante alcuni lavori di rifacimento, a primeggiare sullo stadio era rimasto solo lui, il “nostro grande pino”. Questa particolare pianta, che negli anni era cresciuta noncurante delle intemperie fino a diventare imponente e maestosa quasi occupando le alte mura dello stadio, si trovava aldilà di queste, tuttavia la sua ombra copriva gran parte della curva “ovest”, sotto la quale chi capitava in quella zona nei mesi estivi poteva godere della frescura data dai suoi larghi rami.

Eppure il “pino”, sebbene ammirarlo costituisse una consuetudine, era quasi un simbolo, una “mascotte”, un punto di riferimento, una sensazione di sicurezza e di tranquillità anche quando per gli stessi giocatori, impegnati negli allenamenti o nelle partite di una particolare stagione calcistica dovuta all’emergenza “covid”, era praticamente l’unico spettatore.

Le testimonianze

E sarà proprio i giocatori che si vorrà ascoltare, quei giocatori che costituirono quella parte fondamentale del passato del “Catanzaro”, nel ricordo di quei momenti vissuti calcisticamente parlando, ma non lontano da quei sentimenti che anche un “grande albero” potrebbe far nascere.

Fausto Silipo: “Il taglio di quell’albero è stato per me un vero dolore. Abbiamo realizzato tante cose di cui essere fieri e perché non dire che il “nostro pino” è stato una parte fondamentale dello stadio Ceravolo? Il pino era riservato ai tifosi, era proprio sotto i suoi rami che attendevano l’inizio della partita e dove poi si sbracciavano gridando a squarciagola fra fumogeni, bandiere e sciarpe giallo/rosse. Momenti indimenticabili ed ora potrei dire che mancherà la parte più “romantica” dello stadio. Oggi per caso mi sono imbattuto in una foto di un piccolo campo da calcio di periferia ma che aveva lo stesso pino del Ceravolo e quasi naturalmente il pensiero è andato al “nostro pino”. Adesso quella curva apparirà diversa, quasi un luogo “normale”. Potrei dire che mi sembra di aver perso gli attaccanti più forti, ad esempio, “Bui e Palanca”!”

Massimo Palanca: “Quell’ albero di pino è stata la prima cosa particolare che ho notato quando sono arrivato a Catanzaro. Non mi era ancora capitato di vedere uno stadio “corredato” di un albero. Ricordo che quando al giovedì facevamo le partite, tutti i tifosi si assiepavano sotto i suoi rami, quasi come fossero in campagna. Sembrava che fosse messo lì a protezione dello stadio ed è sempre stato come un qualcosa di familiare. Ora, tornando a Catanzaro, non so che effetto mi potrebbe fare la sua mancanza, certamente rappresentava un simbolo davvero unico”.

Tato Sabadini: “Devo dire che era veramente caratteristico, forse l’unico stadio che si rappresentava con questo albero che faceva ombra ai tifosi della curva. I ricordi mi riportano a quando c’era la partita, loro arrivavano alle 10,30 anche se iniziava alle 14,30, ma si organizzavano portandosi il “morzello” che mangiavano nell’attesa dell’inizio, proprio sotto la sua ombra. Alle volte quando capitava qualche tiro piuttosto alto nella sua direzione, si scherzava dicendo: “Stai attento ai nidi del pino!”. Certamente era un simbolo e sicuramente mancherà, magari si potrebbe realizzare un “poster” con una foto e portarlo in “sede”, sarà bello conservarne l’immagine!”.

E dunque il passato è certamente un gran contenitore di ricordi e chissà quanti saranno stati gli avvenimenti a cui avrà assistito nel suo silenzio da composto spettatore, ad urla di gioia o dissensi per un goal andato male, ora, ogni parola spesa nel ricordare dei bei momenti vissuti costituisce quasi un “contributo” verso lo storico albero, riconoscendolo come simbolo dello stadio con quella “comunione” che li teneva uniti oramai da tanti anni. Si, certamente quel luogo non sarà più lo stesso per tutti i catanzaresi e dire “addio” al mitico pino forse sarà come se si fosse persa una partita molto importante.