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Emergenza Afghanistan: “Aprite i borghi e le porte per accogliere i profughi”

Il centro studi "Don Caporale" sollecita il Ministero dell’Interno ad intervenire per salvare donne e bambini dal terrore che stanno vivendo

“Così lontane e così vicine, le donne afghane e i loro bambini, stretti in un abbraccio di paura e terrore, che il mondo riscopre dietro la costrizione di un burqa. Il mondo riscopre l’Afghanistan e le storie dei loro diritti negati – all’istruzione, al lavoro e alla libertà di movimento – tornano di drammatica attualità, dopo 20 anni, a quattro giorni da quando la capitale Kabul è caduta definitivamente nelle mani dei talebani sancendo la vittoria degli studenti coranici.

L’Italia e l’Europa non possono rimanere inermi: devono soccorrere le donne afghane e i loro bambini: si creino dei corridoi umanitari, per tutte, ma con particolare riguardo per le donne di religione cristiana che non potrebbero sopravvivere alla persecuzione islamica. La nostra regione costituita da piccoli borghi che rischiano lo spopolamento che non solo sono capaci di dimostrare grande spirito solidale, ma aprendo le proprie porte a questa popolazione in fuga, troverebbero una rigenerante linfa di umanità e futuro. Il Ministero dell’Interno raccolga la disponibilità dei sindaci ad aprire le proprie porte”. E’ quanto affermano Fabrizio Costarella , Fabio Impera, Elena Grimaldi, Alberto Tiriolo, Antonio Garcea e Francesco Saverio Macrina del Centro Studi Politico sociali “Don Francesco Caporale”.

L’acutizzarsi del conflitto in Afghanistan impone un tributo di sofferenza e morte alle donne e ai bambini – affermano ancora -. Un recente rapporto dell’Unicef parla di 550 bambini uccisi e 1.400 feriti dall’inizio dell’anno. Lo stesso report del segretario generale parla di un milione di bambini sotto i 5 anni che saranno malnutriti entro le fine del 2021. È altamente improbabile che queste bambine e bambini, e le loro mamme, possano anche solo pensare di raggiungere un aeroporto dove lottare per un passaggio fuori dal Paese, abbiano “titolo” per essere considerati meritevoli di protezione internazionale, a causa della collaborazione con i paesi Nato occupanti, per entrare in un qualche corridoio umanitario che li trasporti in luoghi più sicuri. Bisogna creare “ponti” di salvezza e nello stesso tempo intervenire in loco per prevenire ogni forma di discriminazione e abuso. Noi – concludono Costarella, Impera, Grimaldi, Tiriolo, Garcea e Macrina – da questo angolo di mondo possiamo solo unirci all’appello delle associazioni che in tutto il mondo chiedono di intervenire a sostegno delle donne afghane, e rilanciare l’appello all’accoglienza, che rivolgiamo soprattutto ai sindaci delle aree interne, che amministrano piccoli borghi nel cuore della Calabria in grado di offrire protezione e umanità”.