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Tragedia a Satriano: pastore indagato, l’autopsia sulla ragazza

Il giovane che si trovava con Simona, nonostante lo stato di schock ha raccontato quei momenti agli inquirenti che stanno lavorando anche su questo

Mentre il medico legale dell’Università di Catanzaro, Isabella Aquila, effettua l’autopsia sul corpo di Simona Cavallaro, la ventenne uccisa da un branco di cani in un’area pic-nic di Satriano, nel Catanzarese, il nome del pastore che utilizzava i cani per gestire il gregge è finito sul registro degli indagati. L’ipotesi dell’accusa è quella di omicidio colposo. Si tratta di un atto necessario, giunto solo nelle ultime ore per consentire agli investigatori di completare gli accertamenti su quanto accaduto e avvenuto poco prima d’iniziare l’esame autoptico a cui potranno partecipare i consulenti della difesa. Da giovedì scorso, quando è avvenuta la tragedia, i carabinieri della Compagnia di Soverato, guidati dal tenente Luca Palladino, non si sono mai fermati, consapevoli della necessità di raccogliere gli elementi utili all’inchiesta, ma anche per evitare che possano verificarsi altri episodi analoghi.

Secondo quanto apprende l’AGI, dei cani ritrovati fino ad ora, che sono 13, molti sono sporchi di sangue e saranno alcuni rilievi scientifici a ricostruire quanto accaduto nell’aggressione. Gli esperti hanno prelevato, infatti, alcuni campioni di peli per identificare con certezza gli animali che hanno effettivamente aggredito la ragazza. Nel frattempo è stato deciso di chiudere l’area ristoro sia per ragioni di sicurezza che per facilitare il lavoro investigativo. Nel fascicolo aperto dalla Procura di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, è compresa anche la ricostruzione di quei delicati momenti. Sono stati attimi concitati, nei quali Simona Cavallaro e l’amico che si trovava con lei hanno dovuto prendere una decisione in pochi istanti. Lui ha pensato di correre verso un capanno, lei verso l’auto con la quale avevano raggiunto la zona. Una scelta istintiva, dettata dalla paura.

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI

Il giovane che si trovava con la vittima, anch’egli un ventenne, ha fornito una serie di elementi agli inquirenti, nonostante sia in stato di shock. Prima il passaggio del gregge, quindi la paura alla vista del branco di cani, almeno una decina, ma quelli accalappiati sono già 13. Il giovane ha iniziato a correre verso quel capanno, urlando ripetutamente il nome di Simona e invitandola a seguirlo. Lei, invece, terrorizzata, ha cercato probabilmente di raggiungere l’auto non molto distante. Dalle immagini confuse di quegli attimi, pare che la ragazza sia stata prima accerchiata, quindi aggredita appena ripresa la fuga. Ovviamente sono tutti racconti poco lucidi, visto il terrore che si è vissuto in quei momenti e su cui i carabinieri puntano a fare chiarezza. Sono stati attimi concitati, nei quali Simona Cavallaro e l’amico che si trovava con lei hanno dovuto prendere una decisione in pochi istanti. Lui ha deciso di correre verso un capanno, lei verso l’autovettura con la quale avevano raggiunto la zona. Una scelta istintiva e sicuramente poco ragionata. E’ questa la ricostruzione su cui lavorano gli inquirenti.

I carabinieri della Compagnia di Soverato stanno lavorando alacremente per ricostruire quanto accaduto nella pineta di Monte Fiorino, consapevoli che occorra dare certezze su quanto avvenuto, anche per evitare che altri episodi possano verificarsi in futuro. Tra gli elementi da individuare, anche se quel gregge di capre con i cani a guardia potessero stare in quella zona.