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Danneggiamento di piante altrui col proprio gregge: assolto perchè il fatto non sussiste

Si tratta di un cittadino di Simeri Crichi. I legali si sono opposti a una riqualificazione del reato

Si è celebrata nella giornata del 9 settembre dinanzi al Tribunale di Catanzaro, Giudice dottor Aloisi, l’udienza conclusiva del processo a carico di S.G., cittadino originario di Simeri Crichi (CZ), il quale, secondo l’editto imputativo, avrebbe danneggiato diverse piante di ulivo e di viti, facendovi pascolare un gregge di capre e pecore, danneggiando altresì la recinzione del terreno confinante, di proprietà di M.R. All’esito dell’esame dell’imputato, che ha determinato la conclusione dell’istruttoria dibattimentale, il Pubblico Ministero, in sede di discussione, ha chiesto la riqualificazione del fatto nel diverso reato di cui all’art. 636 c.p., ossia introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui o pascolo abusivo.

I difensori di S.G., Gregorio Casalenuovo e Maria Costa, entrambi del Foro di Catanzaro, nell’ambito di tale procedimento penale, hanno svolto una accurata attività di indagine difensiva, che ha consentito di far emergere una serie di incongruenze tali da minare alla base il narrato della persona offesa dal reato e, quindi, la sua attendibilità. Per questi motivi, gli avvocati, in discussione, hanno ritenuto di non dover aderire alla richiesta di riqualificazione del reato effettuata dal PM ma di insistere nella assoluzione con formula piena per il loro assistito. Detta riqualificazione avrebbe infatti comportato per S.G. pur sempre una condanna, sia pur per una ipotesi delittuosa ritenuta più lieve.

Ed infatti, il Giudice, all’esito della discussione, ha fatto propria la tesi difensiva Gregorio Casalenuovo, emettendo sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste per l’originaria contestazione di cui all’art. 635 c.p.