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“Lightness road” reloaded: la Via della luce dimenticata foto

A proposito di isola pedonale, a Catanzaro non si parte dall’anno zero. Tra le altre, l’idea, premiata, di Francesco Righini, abbandonata nel silenzio

Nel sonnacchioso mese agostano la stura l’ha data, con effetti andati al di là delle intenzioni, Enrico Consolante, consigliere comunale di recente investito di delega ai trasporti e pertanto anche legittimato a intervenire, proponendo una nuova inversione del senso di marcia veicolare su Corso Mazzini. La proposta ha subito attirato censure a destra e a manca, compresa quella irrevocabile del sindaco Sergio Abramo che ha messo tutto a tacere. Però, sulla scia del breve clamore, si è intrufolato con abile mossa da pistard Eugenio Riccio, spostando l’attenzione sul vero nocciolo del problema, ovvero “la realizzazione di un’isola pedonale permanente, cioè di un’area di circolazione totalmente interdetta ai veicoli”. Nel fare questo, il consigliere comunale, tra l’altro presidente di un’importante commissione, ha rispolverato la proposta avanzata qualche tempo addietro “dall’Associazione culturale ‘Cara Catanzaro’ e dal suo presidente Claudio Pileggi finalizzata ad istituzionalizzare l’isola pedonale su Corso Mazzini nel tratto compreso tra piazza Grimaldi e piazza Santa Caterina, appena 200 metri, che in tal modo diventerebbero isola pedonale permanente”. Interesse hanno mostrato nell’immediato alcune associazioni, tra le quali Confesercenti e Controvento.

Ora, a voler cercare precedenti e primigenie idee su quel tratto di Corso, c’è veramente da perdersi. Da notare che gli habitué storici dello struscio sulla principale via cittadina hanno sempre fatto distinzione tra due parti del Corso, una ’nobile’, da San Giovanni a piazza Grimaldi, e una più ‘povera’, da piazza Grimaldi a Santa Caterina, basandosi su criteri esclusivamente commerciali e merceologici. Come è facilmente desumibile dalla moria di esercizi commerciali che si constata dalle numerose saracinesche abbassate. L’attenzione riservata alla parte considerata, a torto o a ragione, meno ‘fashion’ è pertanto da un lato curiosa, e dall’altra apprezzabile. In effetti i progetti che la riguardano sono innumerevoli, così come sono ripetute le attenzioni che ha ricevuto anche negli ultimi anni. Tanto per dire, nel dicembre 2018 l’Associazione Catanzaro in Movimento, nell’esplorare le opportunità consentite da Agenda Urbana, e magnificando la soluzione tecnica offerta da vetri fotovoltaici in stile liberty, ne auspicava l’utilizzo in un “progetto sui palazzi di corso Mazzini tra la Camera di Commercio e la Questura creando una sorta di galleria coperta come per esempio lo è la Galleria Mazzini di Genova, sull’esempio dei famosi passages (Les Passages couverts, ndr) di Parigi e della milanese Galleria Vittorio Emanuele II”.

Righini fa vedere il progetto vincitore
Corso Mazzini isola pedonale architetto righini Lightness road

Ora, a voler mettere insieme queste due ultime suggestioni, di Riccio e di Catanzaro in Movimento, la cosa più facile che viene in mente è la carenza di memoria storica che affligge tutti – compreso chi scrive -, presi dall’urgenza del quotidiano che, urgendo, spinge e comprime ciò che precede in un passato indistinto e uniforme.

Correva l’anno 2012. In corsa anche, allora come ora, Sergio Abramo fresco di terzo mandato da sindaco. La giunta comunale con delibera 465 del 14 novembre, indice un “Concorso di idee per la valorizzazione del centro storico della città con la realizzazione di un’isola pedonale -piazza Grimaldi/piazza santa Caterina –“. Nelle premesse si suggerisce, in grassetto, come per sottolinearne l’importanza che “l’idea è caratterizzare architettonicamente e funzionalmente l’isola pedonale definendo la qualità spaziale anche con la previsione di elementi coprenti, con l’obiettivo di esaltarne la valenza di ambito aggregante e socializzante”. C’è un (modesto) premio per i primi tre in graduatoria, mentre il bando termina con la clausola secondo la quale “il Comune si riserva di realizzare l’opera e di affidare l’incarico di progettazione al vincitore del primo premio”.

Progetti giungono da tutta Italia, la Commissione giudica vincitore il progetto ‘Lightness Road’, autore Francesco Righini, architetto e, allora, docente all’Accademia di belle arti di Roma e di Catanzaro. Il progetto, in effetti, è notevole. Prevede la creazione di un percorso coperto contestualizzato con elementi trasparenti e filigranati, l’installazione di opere di arte contemporanea, la creazione di una piazza telematica che con la luce e la leggerezza lo individua e lo caratterizza. Soluzioni tecniche all’avanguardia, già allora disponibili e oggi sicuramente migliorate, consentono la microcircolazione dell’aria, l’autopulizia della copertura, il suo livellamento automatico in caso di necessità. Di questa via di luce e di seta che, nelle suggestioni dell’autore si richiama alle esperienze dell’Hay’s gallery londinese, non c’è, naturalmente ombra. Né traccia.

Dopo la scelta insieme ad Abramo
Corso Mazzini isola pedonale architetto righini Lightness road

Chiediamo pertanto all’architetto Righini, sull’onda del rinnovato interesse per quel tratto di corso, se ritiene il progetto degno di attualità e di riproposta. “Sì – risponde di slancio -. Assolutamente attuale perché se un’idea corrisponde e soddisfa le necessità di una popolazione, i tempi non sono così veloci come può accadere nella moda, dove c’è necessità di variare annualmente le tipologie e le scelte per attrarre il consenso. Direi che l’intervento suggerito possa definirsi di carattere conservativo, anche dal punto di vista architettonico, perché la scelta della trasparenza, il plein air, consente comunque di soddisfare visivamente il contesto architettonico. E sono convintamente concorde sull’idea di riproporlo, perché la città, dopo le scelte sbagliate degli anni 80 di trasferimento all’esterno delle attività direzionali, è in come profondo. Rimango dell’idea che, comunque, un intervento di rivitalizzazione di quell’ ambito urbano vada comunque fatto. Nel merito, non riesco a discostarmi da ‘Lightness road’ perché c’ho lavorato con grande impegno, valutando a 360 gradi la realtà di quel segmento viario che è importantissimo e che potrebbe essere il cosiddetto ‘salotto buono’ della città. Sono convinto che qualcosa vada fatto. L’intervento premiato rientra nella logica di rilancio di una zona perché consente una migliore fruibilità e dà più spazio alle attività commerciali. Il trasferimento nel centro storico delle attività artistiche che hanno posto Catanzaro ai vertici italiani del contemporaneo costituisce una nicchia qualificata, ma che interessa a tanta gente e la muove. E poi anche l’idea della piazza telematica, della piazzetta della Libertà potrebbe costituire luogo d’aggregazione dove i cittadini possano discutere e contrattare”.

Architetto Righini, ma si è dato ragione del silenzio interposto dalle autorità cittadine rispetto non tanto alla realizzazione, ma quantomeno allo svolgimento logico successivo al riconoscimento che le era stato attribuito?
“Rispondo non da architetto ma da cittadino. In quanto tale mi ero positivamente meravigliato che la città avesse deciso di lanciare un concorso di progettazione così ambizioso, e francamente avevo confidato che al concorso potesse seguire il naturale dibattito all’interno della città con le associazioni, gruppi di opinione, movimenti, con i professionisti del settore, con i cittadini in genere, come accade quando si attuano iniziative di questo tipo. Francamente mi ero meravigliato che Catanzaro avesse lanciato quest’idea. Per poche settimane insomma, mi ero finanche illuso che qualcosa potesse cambiare. Per ricadere immediatamente dopo nella disillusione, perché, insomma, se non siamo gestiti in modo adeguato nei bisogni primari, penso alla sanità e ad altro, non vedo perché dovrebbe essere diverso in ambiti meno basilari, sia pure vitali come l’architettura e l’ambiente urbano”.
A riavvolgere il nastro su ‘Lightness Road’ le cose andarono in modo singolare, concentrandosi tutto in un solo giorno, come succede quando si realizzano le condizioni della ‘tempesta perfetta’. C’hanno fatto un film di cassetta nel 2000 con George Clooney, ma gli ingredienti, in piccolo, si sono riprodotti a Catanzaro lungo l’asse che da palazzo De Nobili, sede del Comune, arriva fino alla sede della Provincia, nella Casa delle culture.

Come riportò il periodico “Il Cavatore”, il giorno fatidico dove tutto si concentra è il 18 ottobre 2013. Un venerdì. Primo pomeriggio. Nella Sala concerti del Comune si presentano i tre progetti finalisti e si premia il vincitore, Francesco Righini. Il sindaco Abramo si complimenta con trasporto, con lui il capogruppo Pdl e assessore regionale del Pdl Domenico Tallini, insieme sostengono la necessità che l’idea divenga presto progetto esecutivo. Tremila euro il premio per il primo classificato, duemila per il secondo, mille per il terzo.

Tardo pomeriggio del 18 ottobre. Alla Casa delle culture viene presentata “La strettoia della memoria”, libro con testi e fotografie di Carlo Elia, Sergio Ferraro, Bonaventura Zumpano e Corrado Iannino sul sacco di Palazzo Serravalle del 1975. Diventa, anche, l’occasione buona per dire peste e corna ei “Lightness Road”, anche se nessuno la chiama così, per tutti, anche per illustri architetti e urbanisti presenti, è solo la “copertura di plastica”. Al microfono parla anche, non senza imbarazzo, l’architetto Carlo Nisticò, esponente della Lista Scopelliti in Consiglio comunale, delegato all’Urbanistica su incarico del sindaco. Fa una difesa d’ufficio dell’operato dell’Amministrazione, e afferma, testualmente che “non è scritto da nessuna parte che diverrà esecutivo” e, meno che mai “cantierabile”.

Mattina del 18 ottobre. Il dirigente del Settore urbanistica, architetto Giuseppe Leonetti, firma una determina di conferimento di incarico professionale all’architetto Fabio Rotella per il progetto di valorizzazione dei Giardini Nicolas Green, laddove sorgeva l’abbattuto Palazzo Serravalle. Rotella è il professionista calabrese, di stanza e studio a Milano, nipote del celebre Mimmo, che verrà ricompensato con 5 mila euro a titolo di solo rimborso spese. Dovrà produrre tre soluzioni progettuali, tra le quali una commissione giudicherà quella più confacente allo scopo. In un’intervista successiva al “Quotidiano della Calabria” del 10 novembre 2013 lo stesso Rotella, che aveva già espresso pubbliche riserve su “Lightness Road”, notizia del coinvolgimento di un gruppo di giovani architetti catanzaresi con il quale ha intenzione di presentare un meta progetto di riqualificazione dell’intero Corso Mazzini, dal Cavatore a Santa Caterina. Non conosciamo a che punto siano le elaborazioni teoriche e amministrative dei progetti relativi, chiederemo agli aventi voce in capitolo. Qui preme ricordare che il sito occupato adesso dai Giardini Green e prima dal Serravalle, della necessità di rimediare in qualche modo allo scempio della sua demolizione, era stato già al centro di un altro, forse l’unico precedente, Concorso di idee bandito dall’Amministrazione e di cui c’è ampia testimonianza in “Progetti in piazza”, a cura di G. Donin, Gangemi editore, 1987. Al concorso parteciparono studi professionali e architetti di tutta Europa, tra i quali Massimiliano Fuksass, e fu corredato di un’abbondante dotazione in premi: 50 milioni di lire al primo classificato, 30 al secondo e venti al terzo. Evidentemente anche in questo caso, delle elaborazioni teoriche ricorrenti e dei buoni propositi insorgenti, non se ne fece nulla.

Corso Mazzini isola pedonale architetto righini Lightness road

L’architetto Righini, da parte sua, ha dovuto constatare l’indifferenza, quasi la damnatio memoriae che ha colto la sua idea progettuale. Nel 2017, sull’onda del rinnovato interesse per la “rigenerazione urbana” e sui relativi programmi relativi al rilancio del centro storico, in una lettera all’assessore all’Urbanistica pro tempore, Modestina Migliaccio, aveva nuovamente chiesto ragione dell’accantonamento silenzioso della “Via della Luce”, non perché un’Amministrazione non possa cambiare idea, me rivendicando il dovere di informarne i cittadini e sicuramente i diretti, o il diretto interessato. Anche in quel caso, nessuna risposta. Oggi, in proposito, Francesco Righini dice: “Sono passati quasi dieci anni, ma ricordo che il silenzio dell’Amministrazione comunale fu in parte giustificato, non in modo ufficiale, dall’esito di uno pseudo sondaggio svolto tra i lettori di un quotidiano locale, da cui si dedusse che l’idea non sarebbe stata di gradimento ai cittadini. Un sondaggio serio deve mettere in condizione la gente di capire di cosa si sta parlando, di cosa trattasi. La cosa che mi sembrò paradossale è che si è invitata la gente a dire mi piace o meno senza conoscere, né mettere a conoscenza l’essenza dell’iniziativa. Si è sentito di tutto: ‘ci intubano, ci manca l’aria, ci chiudono il cielo, saremo asfissiati, c’è pericolo d’incendio’, insomma di tutto. Sommessamente riferisco che colleghi e concittadini che hanno avuto modo di approfondire, discutendo con me e guardando le tavole progettuali, sono rimasti molto favorevolmente colpiti dall’idea e dalle soluzioni, a differenza di chi ha espresso un sì o un no senza sapere. Non credo che le cose vadano fatte così”.