Quantcast

Commissariata l’Arciconfraternita dell’Immacolata

Annullate le elezioni del nuovo Seggio priorale. Il Priore eletto Cosentino e il vice contestano la decisione assunta dall’Unione diocesana e preannunciano azioni conseguenti

Tempi turbolenti nell’Arciconfraternita Maria Santissima Immacolata di Catanzaro. Non ancora tempo di carte bollate, ma poco ci manca. Con decisione, anzi delibera, numero 9 del 22 luglio 2021, l’’Unione Diocesana delle Confraternite e della Arciconfraternite, con sede nel palazzo arcivescovile, ha disposto il commissariamento del sodalizio che ha la proprietà della Basilica, attualmente ceduta in comodità d’uso alla parrocchia della Cattedrale stante l’inagibilità indefinita del Duomo.

L’Unione diocesana è l’organismo istituito dall’Arcivescovo nel 2017 che, tra gli altri, ha il compito di decidere di eventuali conflitti tra le confraternite ovvero tra componenti della stessa confraternita. Ha un consiglio direttivo, rinnovato nel 2019, eletto dai priori di tutte le confraternite, dai priori onorari laddove ci sono e dai maestri di noviziato, composto da cinque membri, che eleggono il presidente, il vice, il segretario e il tesoriere, mentre due sacerdoti, don Raffaele Facciolo e don Vincenzo Schiavello, hanno diritto di parola ma non di voto. I cinque componenti del consiglio sono Dante Vallelunga, presidente; Mario Cristiano vice presidente; Vito Albano, segretario; Michele Trapasso, tesoriere; Anna Maria Potente, consigliere.

L’Unione è stata interessata a decidere su un ricorso informale presentato il 29 marzo 2021 da alcuni componenti dell’Arciconfraternita in seguito alle elezioni, l’11 marzo precedente, del nuovo Seggio priorale, l’organismo che dirige il sodalizio, composto da sei membri più il Priore che lo presiede. Al termine dello scrutinio sono risultati eletti Elio Cosentino alla carica di Priore, Luigi Marino vice, Mariangela Critelli e altri quattro confratelli, tra i quali Massimo Robertelli, segretario. Alla carica di priore, oltre che l’eletto Cosentino, concorreva un altro candidato, Luigi Bulotta, uscito sconfitto dopo la conta dei voti. Per la cronaca, Cosentino ha riportato 14 voti, Bulotta 12. Gli aventi diritto erano 38, hanno votato in 27, 1 astenuto. Le operazioni di voto si sono volte nella tranquillità, nessuno ha opposto obiezioni o contestazioni di sorta, anche dopo la sollecitazione di rito da parte dell’assistente spirituale della confraternita, il parroco don Sergio Iacopetta che, nell’occasione, le presiedeva.

Il 30 aprile successivo, l’assistente spirituale don Sergio convoca l’Assemblea dell’arciconfraternita per comunicare l’avvenuta presentazione del ricorso all’Unione diocesana concernente alcune presunte irregolarità nelle fasi preparatorie al voto e nella stessa giornata di votazione. All’assemblea presenziano il presidente dell’Unione Vallelonga, priore della confraternita di Serra San Bruno, il tesoriere Trapasso, priore della confraternita di Gagliano, e l’assistente spirituale don Schiavello, oltre a due confratelli conclamati componenti della cordata favorevole al candidato uscito sconfitto, e ai componenti del Seggio eletto. Nel ricorso, o meglio nella nota informale in base alla quale è stato imperniato il procedimento, si lamenta innanzitutto l’irregolarità nelle modalità di convocazione delle elezioni, avvenuta con un sms al posto della convenzionale raccomandata; la non convocazione di alcuni confratelli per motivi legati alla non regolare corresponsione delle quote societarie; di converso, la convocazione di altri confratelli ugualmente in situazione debitoria; l’impedimento operato nei confronti di un avente diritto al voto sempre per la situazione contabile pur essendo stato ammesso quale candidato al Seggio; il non avere precedentemente e in tempo utile ammonito i confratelli in mora sull’eventuale perdita del diritto di votare ed essere votati. I quattro firmatari del ricorso, non identificati nel testo con nome e cognome, chiedono pertanto all’Unione diocesana di procedere all’accertamento delle irregolarità prospettate e, nel caso verificate, all’annullamento delle elezioni.

La reazione del Seggio eletto è pronta. Non solo si esprime nell’immediato, con gli interventi del priore uscente Antonio Giulio Frustaci, del priore eletto Cosentino, del vice Marino e del segretario Robertelli, ma tre giorni dopo con una memoria redatta del vice priore eletto Luigi Marino, anche nella sua qualità di legale per conto e su espresso mandato di Elio Cosentino e Mariangela Critelli e consegnata a mano all’Unione diocesana e spedita per raccomandata a/r al Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, Palazzo San Calisto, Città del Vaticano. Il Dicastero è l’organismo, presieduto da un cardinale, con un suo ufficio legale appositamente legittimato a intervenire su questo genere di controversie. Nella memoria, Marino confuta punto per punto il merito delle contestazioni, ma, preliminarmente, obietta che “il ricorso avanzato è affetto da radicale invalidità. Oltre a essere tardivo e non degno di pregio alcuno”. Perché è privo delle generalità dei ricorrenti, in violazione all’articolo 36 del Regolamento della stessa Unione diocesana. Perché la data del ricorso, 29 marzo 2021, è tardiva rispetto al termine ultimo previsto dal citato articolo 36, che lo indica perentoriamente entro quindici giorni dalla notifica dei provvedimenti impegnati, datati l’11 marzo precedente. Perché l’avere interessato l’Unione direttamente è già di per sé una violazione del regolamento quando prescrive, sempre all’articolo 36, che ”la decisione di tutti i ricorsi compete in prima istanza al Comitato dei priori, e in seconda istanza al Consiglio direttivo dell’Unione e in ultima istanza all’Ordinario diocesano (il vescovo, ndr)”.

Solo che, questo Comitato dei priori, per inerzia curiale, non è stato mai costituito, inficiando l’ordine gerarchico dei ricorsi. È come se, nella giustizia laica, la prima istanza del ricorrente si debba valutare in Corte d’appello e non già davanti al giudice di primo grado. Seguono, nella memoria, le confutazioni punto per punto, che, nella sostanza convergono nella constatazione che i ricorrenti “nonostante le carenze denunciate, hanno preso parte alle elezioni, esercitando pacificamente il loro diritto di voto”, radicando “una loro palese carenza d’interesse, non essendo stato alcun loro diritto pregiudicato dai fatti posti a base del reclamo”. A parte le posizioni dei singoli confratelli per l’esercizio del diritto di voto in relazione alle quote di adesione, spiegate nel dettaglio, la memoria ripercorre la storia travagliata del rinnovo del Seggio priorale che doveva tenersi a marzo 2020. In quella occasione, le convocazioni furono effettuate con raccomandata a mano Per l’avvento della pandemia, le elezioni furono rinviate e la successiva convocazione per il marzo 2021 è avvenuta a mezzo sms, sia per economia di cassa, sia per motivi igienici. Tutti sono stati avvisati, e tutti hanno esercitato il loro diritto. D’altra parte, il regolamento dell’arciconfraternita all’articolo 14 attribuisce al Priore la scelta del mezzo più opportuno per la convocazione delle adunanze, anche di quelle elettive.

Nella memoria, l’avvocato Marino fa presente che i suoi assistiti intendono evidenziare che “l’assemblea del 30 aprile si è svolta in un clima non certo fraterno, ma, nei fatti, dai tratti inquisitori e ostili, alimentati oltretutto dal fatto che L’Unione diocesana non ha dato adeguata importanza alla eloquente assenza ala seduta della maggior parte dei ricorrenti i quali avrebbero dovuto presenziare al fine di coltivare anche in quella sede le proprie ragioni”. Così come Marino evidenzia “il ruolo svolto nella seduta da don Vincenzo Schiavello il quale ha assunto di fatto la presidenza dell’Assemblea, in contrasto con l’articolo 31 del regolamento dell’Unione diocesana che attribuisce all’assistente ecclesiastico esclusivamente la guida spirituale dell’Unione e una funzione solo consultiva”. La memoria del 3 maggio invita pertanto l’Unione diocesana a voler dichiarare irricevibile, inammissibile e, comunque a rigettare il ricorso del 29 marzo avverso l’elezione del Priore e del Seggio dell’Arciconfraternita dell’Immacolata dell’11 marzo 2021.

Ciò nonostante, il 22 luglio l’Unione diocesana delibera l’annullamento delle elezioni e il commissariamento dell’Arciconfraternita. Commissario è stato nominato Michele Trapasso, tesoriere dell’Unione. Nella discussione del Consiglio direttivo il presidente Vallelonga ha prima informato della memoria indirizzata al Dicastero dei Laici da parte di Cosentino, Critelli e Marino avverso il ricorso all’elezione dell’11 marzo, comunicando che l’organismo vaticano ha demandato qualsiasi decisione all’Ordinario diocesano (l’arcivescovo, ndr). Subito dopo ha sottolineato il comportamento scorretto nei riguardi del consiglio direttivo e dello stesso ordinario diocesano, che è l’arcivescovo Bertolone, scavalcando le loro competenze in merito. Nel merito, il presidente dell’Unione diocesano, che è priore di una confraternita serrese, ha espresso il convincimento che le elezioni sono fossero da convalidare, con conseguente commissariamento, alla luce del clima di lacerazione che “attualmente si respira all’interno del sodalizio”.

Di clima apertamente ostile nei confronti del nuovo Priore e del nuovo Seggio priorale parlano invece Cosentino e Marino, secondo i quali il ricorso è stato il pretesto per contestare gli eletti ma soprattutto gli uscenti per una gestione probabilmente non condivisa ai livelli superiori, considerando anche la presidenza di fatto assunta nell’Assemblea della confraternita da don Vincenzo Schiavello, influente esponente della diocesi, debordando dal ruolo consueto dell’assistente spirituale, che solitamente si limita alla preghiera comune. Di certo, gli eletti al nuovo Seggio, a loro avviso più che regolarmente, Priore e vice, nel rigettare la decisione dell’Unione diocesana, si riservano di attivarsi nelle sedi opportune che, a seguire la via gerarchica, non può che essere il Vaticano, il suo Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita.