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Dragone su “Lightness Road”: É mancato il coraggio di attuarla

“Sarebbe stato un fiore all’occhiello, un’esperienza unica in Calabria”. Così l’ex direttore di “Catanzaro Notizie” sul progetto di Francesco Righini, vincitore del concorso di idee del 2013

di SERGIO DRAGONE

“Se tu pretendi e ti sforzi di piacere a tutti, finirai che non piacerai a nessuno”. Se si fosse riflettuto in profondità su questa frase del poeta Arturo Graf, probabilmente oggi il corso di Catanzaro vanterebbe una delle più originali, rivoluzionarie ed ammirevoli opere d’arte moderne, la copertura trasparente dell’isola pedonale tra piazza Grimaldi e piazza Santa Caterina. Un’opera che avrebbe letteralmente trasformato il volto del centro storico del Capoluogo, senza intaccare di un millimetro il suo impianto architettonico, convertendolo in un futuristico “salotto/laboratorio/museo all’aperto”, fruibile tutto l’anno, con qualsiasi condizione metereologica.

Sono stato nel 2012 il promotore e l’ispiratore del concorso di idee che è stato poi tradotto in un bando dall’ottima architetta Paola Giacinti che, da buona marchigiana, ne condivise subito la validità e la visione. Anche l’Amministrazione, e per essa il sindaco dell’epoca, ne condivise inizialmente con convinzione la filosofia innovativa, volta a generare una svolta, un “pugno allo stomaco” l’ebbi a definire, tale da risvegliare un corpo in agonia quasi irreversibile.

Quel bando-concorso scatenò la fantasia e l’ingegno di vari gruppi di progettazione. Ad aggiudicarsi il primo premio fu il pregevole lavoro dell’architetto Franco Righini, “Lightness Road- La via della luce”, un piccolo capolavoro di architettura e di trasparenze che prevedeva anche l’installazione di opere d’arte contemporanea, una piazza telematica, un sofisticato sistema di riscaldamento/raffreddamento, filodiffusione.

Ma anche gli altri lavori piazzatisi al secondo e al terzo posto contenevano aspetti di notevole interesse architettonico. Si cominciò a ragionare sulla possibilità di realizzare materialmente l’opera, ma qui spuntarono i primi ostacoli.

Fu commesso innanzitutto un grave errore di comunicazione, non imputabile al Comune. “Catanzaro Informa” riuscì a procurarsi in anteprima, un rendering della copertura che purtroppo non solo non rendeva merito al lavoro di Righini, ma addirittura lo imbruttiva, a tal punto da farlo diventare una specie di ecomostro. Le trasparenze assolute pensate dall’architetto apparivano come coperture blu cobalto che insultavano le facciate dei palazzi. I primi commenti dei cittadini furono ovviamente negativi e ci volle molto tempo ad illustrare il progetto nella sua vera dimensione.

Poi intervennero altri fattori: gelosie professionali, malcontento precostituito di alcuni commercianti, resistenze anche all’interno dell’Amministrazione. Vennero tirate in ballo le scuse più varie per non andare avanti: il costo, la difficoltà di realizzazione, i potenziali ricorsi dei residenti, la riorganizzazione del traffico, perfino la storia dei piccioni che avrebbero sporcato con i loro escrementi le vetrate.

La verità è che restai solo a fronteggiare la mia delusione e cercare di mitigare il legittimo risentimento dell’architetto Righini che vedeva così abbandonata la sua “creatura”.

A distanza di 9 anni, possiamo dire che è stato compiuto un grave errore. Quell’opera avrebbe contribuito – assieme a quella pensata da Fabio Rotella per ricostruire la “strettoia” del Serravalle con tanto di giardino pensile, anche questa su mio input – a trasformare un centro storico agonizzante in una straordinaria vetrina, sospesa tra passato e futuro, capace di generare attività commerciali, produzione di cultura, socializzazione.

Pensate ad un’isola pedonale fruibile tutto l’anno, anche nei giorni di pioggia e di vento, dove è possibile ascoltare musica, guardare un’opera d’arte, connettersi gratuitamente ad internet, organizzare happening culturali, sfilate di moda e quant’altro. E diventare anche una raffinata via del commercio e della ristorazione di qualità. Tutto ciò senza nascondere nemmeno un centimetro quadrato delle facciate esistenti, anzi esaltandole con una parallela opera di recupero architettonico. Vogliamo parlare di costi? In 9 anni, la spesa iniziale sarebbe stata abbondantemente recuperata dai benefici economici e sociali generati.

Sarebbe stato un fiore all’occhiello, un’esperienza unica in Italia, ma è mancato il coraggio di attuarla. Io penso che quell’idea – opportunamente rivisitata anche grazie alle nuove tecnologie che nel frattempo sono state perfezionate – sia ancora molto valida. Occorrono solo scelte coraggiose che vanno fatte senza avere la pretesa di piacere a tutti. Da qui potrebbe cominciare una nuova pagina per Catanzaro.

*Già direttore di “Catanzaro Notizie”