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Duomo di Catanzaro, finalmente il bando. Ma gli ingegneri: ‘Procedura non corretta’

Inarsind (ingegneri e architetti di Catanzaro) esprime perplessità: ‘Serve un concorso di idee’

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Non solo i ritardi che vedono il Duomo di Catanzaro ‘impacchettato’ e chiuso, da anni in attesa di lavori di restauro. Ritardi che hanno destato contrarietà e polemiche.
Ora, a bando pubblicato, spunta anche una procedura che non convince gli addetti ai lavori.
Perché un’opera dalla rilevanza culturale, storica ed architettonica come il Duomo di Catanzaro, e tutto quel che rappresenta anche simbolicamente per la città, non può prevedere per il suo recupero e restauro una procedura di gara basata semplicemente sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Parola di ingegneri e architetti, che intervengono sulla questione attraverso il sindacato Inarsind. Uno scambio di lettere tra il sindacato e il responsabile del procedimento di Invitalia non ha portato, poi, ad una risposta alle controdeduzioni inviate dagli ingegneri catanzaresi.

Riteniamo opportuno che la Stazione appaltante prenda atto dei profili di illegittimità

‘Ma il nostro proposito – precisano gli ingegneri – è assolutamente costruttivo e dialogante. Tuttavia riteniamo opportuno che la Stazione appaltante prenda atto dei profili di illegittimità e in autotutela riformuli il bando, che scadeva ieri’.

IL BANDO

Lo scorso 6 agosto il Segretariato regionale per la Calabria del Ministero della Cultura ha pubblicato il bando per la progettazione definitiva ed esecutiva dei lavori di recupero e restauro della Chiesa Cattedrale di Catanzaro.

LA PROCEDURA

Si ricorre ad una procedura di gara basata sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, e non, e qui interviene il sindacato Inarsind attraverso il suo segretario Domenico Attinà “ad un “concorso di progettazione o di idee”, come prescritto dal comma 2 dell’articolo 23 del D.Lgs 50/2016, trattandosi di intervento a cui lo stesso disciplinare di gara riconosce “rilevanza e complessità”.

Procedure profondamente diverse – sottolinea l’ingegnere Attinà – essendo la prima basata su un criterio di selezione del progettista sulla scorta di elementi qualitativi ed economici, mentre la seconda richiede anche la presentazione di una proposta progettuale consentendo quindi di mettere a confronto l’efficacia di diverse soluzioni offerte dai concorrenti.

Un’opera che lo stesso bando definisce: di grande rilevanza storica ed architettonica

Eppure si tratta di un intervento da realizzare su un’opera che lo stesso bando definisce di “grande rilevanza storica ed architettonica”, destinato a lasciare il segno sulla storia “millenaria” della cattedrale della Città di Catanzaro come quello eseguito dopo i bombardamenti bellici del 1943 che, come riferisce la stessa documentazione, “ha cancellato dalla memoria dei Catanzaresi secoli di storia che avevano visto il millenario edificio protagonista di eventi storici importanti”.

MODIFICHE ‘IMPATTANTI’

Modifiche ‘impattanti’, di impatto, sono quelle che i lavori comporterebbero sulla struttura della Cattedrale di Catanzaro. Il sindacato degli ingegneri e degli architetti, quindi, non ci sta. Ritenendo necessario che la città partecipi in modo adeguato al dibattito su questa vicenda. E soprattutto che si riveda il procedimento.

Entrando nei dettagli tecnici “Come si legge nel ‘documento di indirizzi progettuali’ allegato al bando, al progettista – a parlare è sempre il sindacato dei professionisti- è demandato il delicato compito, non solo dell’adeguamento liturgico, ma anche di conseguire una “nuova figuratività” della Cattedrale attraverso un restauro che ‘ha come criterio fondamentale quello di valorizzare la Cattedrale come edificio pluristratificato tenendo in considerazione tutte le fasi costruttive che l’hanno contraddistinta incluso, se possibile, l’ultima degli anni ’50 ormai storicizzata.

Si potrebbe pensare a una “nuova” figuratività, dunque, che potrebbe adottare un controsoffitto di tavole di legno, o alleggerire gli elementi strutturali del manto di copertura della navata centrale

Una “nuova” figuratività, dunque, che potrebbe adottare un controsoffitto di tavole di legno reinterpretato in chiave moderna e che riprenda la configurazione a botte con unghie laterali per dare visibilità alla sequenza di santi presenti nel cleristorio.
In alternativa, altra auspicabile figuratività è quella di alleggerire gli elementi strutturali del manto di copertura della navata centrale attraverso l’impiego di 10 capriate in legno lamellare e tavolato a vista in modo tale da dare risalto alla spazialità dell’aula liturgica. Si potrebbe ricorrere anche al recupero di lapidi, altari e fastigi, disfatti nell’intervento degli anni ’50.
Molti di tali elementi decorativi sono in deposito al Mudas di Catanzaro e in alcuni locali dell’Arcivescovado e, inoltre, è stato redatto un inventario che fornisce indicazioni sulla collocazione originaria nella Cattedrale.”
La riproposta, in sintesi, di arredi e materiale storico e artistico degli anni passati richiede scelte professionali molto mirate e avvedute, oltre che il più possibile condivise, sottolineano gli ingegneri.
“Elementi – concludono gli ingegneri – che ben fanno capire la complessità e la rilevanza dell’attività progettuale ed il suo impatto sulla storia della Cattedrale e su quella della Città di Catanzaro”.
Questioni, appunto, che il Sindacato Ingegneri ed Architetti della provincia di Catanzaro ha sottoposto al Responsabile del procedimento della Stazione appaltante senza ricevere però alcuna risposta

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