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Orrore alla Valle dei Mulini, l’aggressore: “Mi prendevano tutti in giro”

La ricostruzione del pakistano in carcere per l'omicidio di Pippo Sestito, per il tentato omicidio di Vincenzo Marino e per le lesioni procurate ad una donna. Secondo il gip la violenza dei colpi verso parti vitali e l'accanimento contro le vittime dimostrano la volontà di uccidere

Ha confessato al pm, nel corso dell’interrogatorio, le proprie responsabilità nell’omicidio di Giuseppe Sestito e nel tentato omicidio di Vincenzo Marino, il 28enne pakistano Saleem Masih, autore della violenta aggressione nel centro ippico “Valle dei Mulini dello scorso 9 settembre, e ha fornito la propria ricostruzione della vicenda.  Al magistrato Masih ha dichiarato di essere da sempre oggetto di scherno da parte di tutti i soggetti che frequentavano il maneggio “Valle dei Mulini” dove lavorava.

Il giovane ha tentato di spiegare il suo comportamento sostenendo che da oltre un anno subiva pesanti e umilianti atti di scherno, offesa e minaccia, e che il suo nervosismo era acuito dalla preoccupazione per lo stato di salute dei suoi genitori in Pakistan.  La sua – ha detto agli inquirenti – sarebbe stata una reazione all’ennesimo episodio offensivo, a causa del quale avrebbe perso il controllo.

Masih ha raccontato di aver preso una zappa e di avere colpito Marino con la parte di metallo alla testa, e poi di averlo colpito ancora mentre era a terra. L’aggressione è poi proseguita verso le persone che accorrevano o che venivano incontrate nelle vicinanze, tutti frequentatori del maneggio.

Della stessa gravità e violenza l’aggressione dei confronti di Giuseppe Sestito, conosciuto come “Pippo”, preso alle spalle nel parcheggio e colpito appena sceso dalla macchina, e colpito ancora una volta finito a terra.

“Mi prendono sempre in giro” è la motivazione che Masih ripete agli inquirenti, motivando anche l’aggressione a una delle due donne che hanno assistito alle prime violenze. Il susseguirsi di aggressioni è cessato solo dopo l’intervento di un gruppo di persone che hanno colpito il pakistano fino a farlo cadere a terra, e lo hanno piantonato in attesa dell’arrivo dei carabinieri che hanno proceduto all’arresto.

La ricostruzione dei fatti fornita dal giovane è ritenuta compatibile con quella fornita da una delle donne aggredite e da altri due testimoni, e in linea con i rilievi delle forze dell’ordine.

Le accuse per Masih, finito in carcere in applicazione dell’ordinanza cautelare emessa dal gip Pietro Caré contestualmente alla convalida dell’arresto, sono quelle dell’omicidio di Giuseppe Sestito, morto in ospedale in seguito alle lesioni alla testa riportate nell’aggressione, del tentato omicidio di Vincenzo Marino, colpito alla testa e al corpo cagionando lesioni idonee a cagionarne la morte, e lesioni aggravate nei confronti di una donna, colpita al braccio e alla spalla con la zappa mentre si avvicinava a soccorrere Vincenzo Marino.

Masih ha negato di aver voluto uccidere le persone aggredite, ma di volerle soltanto “mandare in ospedale”. Ma la cieca violenza dei colpi, diretti verso parti vitali, e l’accanimento dimostrato – sia Sestito che Marino sono stati colpiti anche una volta finiti per terra, addirittura Marino in un secondo momento quando ormai era del tutto inerme -, escludono per il giudice qualsiasi volontà diversa da quella di attentare alla vita delle persone aggredite.