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Funghi buoni, funghi cattivi. Si mangiano solo i primi, ma servono tutti

Questa la lezione del Gruppo micologico “Sila Catanzarese” che oggi ha tenuto la sua Ventiduesima mostra

I funghi, così dicono, amano la pioggia, anche se non quella a dirotto. Le mostre a loro dedicate un po’ meno.

Specie se si tengono all’aperto, così come aveva optato il Gruppo micologico “Sila Catanzarese”, in ottemperanza anche alle precauzioni anti Covid, nell’organizzare la Ventiduesima mostra micologica “Città di Catanzaro” al Parco della Biodiversità prevista per domenica 10 ottobre.

La mostra invero, si è tenuta, ma solo per poche ore, prima che un forte acquazzone ponesse fine all’esposizione.

Fortunati, pertanto, i visitatori mattinieri, che hanno potuto ammirare la preziosa merce raccolta nella serata di sabato e nelle prime ore della stessa domenica dagli espositori.

“Quest’anno abbiamo messo su un’edizione limitata a un’unica giornata – ci dice il presidente dell’Associazione, Emilio Corea – rispetto ai due giorni consueti. Non si è tenuto né il concorso di fotografia né il concorso per il porcino più grande che teniamo ogni anno che è solitamente il momento più partecipato.

Ci siamo limitati, per via delle restrizioni di prevenzione alla pandemia, a proporre l’esposizione di funghi freschi e di più usuale ritrovamento nelle nostre zone.

Quando nelle precedenti edizioni ci siamo spinti fino a ospitare 150 specie diverse, quest’anno ci siamo limitati a una cinquantina, le più caratteristiche del nostro territorio, quelle più ricercate ma anche le più pericolose, per garantire comunque un minimo di servizio informativo, con cartellonistica ridotta all’essenziale ma con il consueto apporto di entusiasmo dei nostri associati, che come sempre si sono impegnati a ricercare i funghi freschi nelle varie zone di caccia, pre Sila, Sila, pre Serre.

Personalmente ho fatto un buon raccolto a Monte Covello di Amanita Caesarea, di ovuli per dirla nel corrente, anche se un po’ rovinati dalle ultime piogge”.

L’Associazione opera da ormai 23 anni, non ha scopi lucrativi, è radicata in città con una cinquantina di associati a cui si aggregano molti altri appassionati, ha rapporti in tutta la Regione e anche al di fuori di essa, essendo affiliata all’Associazione micologica nazionale Bresadola che ha sede a Trento.

L’obiettivo dell’associazione, che riunisce appassionati della natura in generale e dei funghi in particolare, è quello di promuovere il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente, riservando particolare attenzione ai funghi, consentire un servizio che possa ridurre al minimo i rischi correlati a un uso non proprio dei funghi, con attività di promozione e di riconoscimento, con corsi a ogni livello, da quello per il rilascio della tessera amatoriale, a quelli per le scuole, per incentivare la passione nei piccolo.

“Non siamo un’associazione di ‘fungiari’, mi si passi il termine – dice Corea -. L’obiettivo è quello di portare la gente ad amare e rispettare la natura. Il fungo commestibile è solo il tramite, perché è un elemento essenziale dell’equilibrio dell’ecosistema, senza tutto il mondo non sarebbe così come lo conosciamo.

Danneggiare un fungo significa danneggiare l’ambiente e noi stessi. Anche quello velenoso, anche il fungo mortale ha la sua ragione di essere. Non ci si intossica perché si passa vicino a un fungo, non va calpestato né bastonato, va semplicemente non raccolto. Il messaggio principale è questo”.

L’attività dell’Associazione, al di là della Mostra, continuerà spedita. Il 17 ottobre parteciperà a una esposizione al Parco di Zagarise, farà il 31 al Borgo sospeso di Cenadi, accompagnerà altre associazioni che arrivano da fuori regione in escursioni.

D’altra parte, ottobre è forse il mese clou, perlomeno alle nostre latitudini, del movimento che gira intorno ai funghi. “Ogni lunedì – tiene a sottolineare il presidente Corea – teniamo nella nostra sede i corsi, non per niente li chiamiamo collettivamente ‘Il fungo del lunedì’.

Da lunedì prossimo torneremo in modalità telematica, per ottemperare compiutamente alle normative in vigore. Proseguiremo con i corsi didattici nelle scuole, un aspetto che mi gratifica particolarmente, rendendomi conto che in ragazzi sono più sensibili al tema ambientale della media rimanente della popolazione. Con gli anziani diventa più difficile sradicare o anche solo correggere tradizioni errate o non in linea con le più attuali acquisizioni.

Combattiamo ancora contro le errate interpretazioni riguardanti per esempio lo spicchio d’aglio, o il cucchiaino d’argento e i loro cambiamenti di colore, privi di ogni fondamento scientifico. Continueremo le escursioni, i picnic, curando ovviamente l’aspetto conviviale”.

Su questo, per dire il vero, si nutrivano pochi dubbi. Mai visti musi lunghi davanti a un piatto appena sfornato di Cantharella cibarius. Che poi sarebbero i comuni galletti. Ma vuoi mettere, detto così sembra tutta un’altra cosa.