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Il docu-verità contro la ‘Ndrangheta presentato dal procuratore di Catanzaro Gratteri

"Se dicessimo la verità", una presentazione fuori dal comune, emozionante

Se dicessimo la verità” è stato presentato al cinema Quattro Fontane in un clima di festa e di grande gioia, amplificata anche dalla possibilità, per la prima volta dallo scoppio della pandemia, di vedere la sala piena al 100% della sua capienza. Il docu-verità, fuori concorso alla Festa del Cinema di Roma, sarà replicato allo Spazio Scena di Trastevere il 15 e il 20 di ottobre. Una festa per la Festa del Cinema, che con questa proiezione inizia le sue preview prima della partenza ufficiale del 14, e che ha visto ospiti d’eccezione seduti in sala. Giulia Minoli ed Emanuela Giordano hanno presentato la loro opera – disponibile su RaiPlay, con la direttrice artistica dell’atteso festival romano, Laura Delli Colli, potendo ospitare sul palco una delle voci più eminenti di questo documentario, il pm di Catanzaro, Nicola Gratteri.

“Io sono onorato di essere qui – parla Gratteri – non solo per il piacere di esserci, ma perché questa è la verità che abbiamo avuto la fortuna di raccontare in nel modo più realistico possibile una mafia che per decenni è stata sottovalutata, perché ritenuta rozza, anche dai magistrati e dalle forze dell’ordine. E oggi è l’organizzazione più diffusa al mondo, presente in tutti i continenti, oggi nessuno vuole fare i conti con la presenza delle mafie anche nelle maglie delle pubbliche amministrazioni, per mancanza di leggi efficaci, perché non c’è nessuna volontà sul piano politico di contrastare le mafie, né in Italia, né in Europa”.

Se dicessimo la verità è un titolo ma è anche un invito, una speranza, un viaggio da Vienna a Copenaghen, passando per Malta, Amsterdam, il Sud d’Italia e Londra per conoscere gli imprenditori che denunciano, i magistrati che indagano, gli insegnanti e i formatori che si impegnano in prima persona, i giornalisti che nonostante le minacce non si tirano indietro, i parenti delle vittime di ‘Ndrangheta. “Oggi sono molto emozionata – esordisce Giulia Minoli, autrice del corto e vicepresidente di CCO – Crisi Come Opportunità – emozionata perché siamo qui a presentare un progetto che è il frutto di dieci anni di lavoro, e perché questa è la prima proiezione con la sala piena da marzo 2020, la festa per noi è doppia. ‘Se dicessimo la verità’ è un viaggio, è una scoperta, una realtà da accettare, ma è anche una risposta. La risposta che vogliamo dare a una domanda che una volta degli studenti ci chiesero alla fine di uno spettacolo: ‘Ma adesso che torniamo a casa, a noi, cui nessuno in famiglia ci parla e spiega, noi che cosa possiamo fare?’. Questa è la nostra risposta”.

Una narrazione corale e coinvolta, il viaggio di un gruppo di ragazzi che ripercorre la storia della ‘Ndrangheta, dalle sue origini, in Calabria, al progressivo insediarsi in tutta Italia e Europa, e che ci dice che solo la “comunità”, solo una rete sociale ricca articolata e consapevole, può costituire un deterrente valido contro le mafie. Parte integrante del progetto “Il Palcoscenico della Legalità” – realizzato dalla onlus CCO – Crisi Come Opportunità, che opera su tutto il territorio nazionale per supportare coloro che vivono l’emarginazione -, il documentario si racconta attraverso le voci e il punto di vista di un gruppo di giovani attori e formatori che, da dieci anni, si occupa di attività legate al contrasto alla criminalità organizzata: Valentina Minzoni, Domenico Macrì, Daria D’Aloia, Vincenzo D’Amato, Anna Mallamaci, Tania Garibba, Giulia Minoli. L’obiettivo è capire cosa si può fare per reagire a questo colpevole torpore, a una rimozione di massa che elude il problema. Perché parlare di educazione alla legalità, rivolta soprattutto ai più giovani, non vuol dire genericamente “educarli” ad essere dei buoni cittadini, vuol dire renderli consapevoli. Chiudere un occhio, o tutte e due, è già una forma di complicità.