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Operazione Mala Pigna, Vignaroli elogia il lavoro di DDA e Carabinieri forestali

Coldiretti: Il traffico dei rifiuti è un business da 20 mld"

“Voglio complimentarmi con i militari del Nipaaf – Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale dei Carabinieri di Reggio Calabria, oltre che con la Direzione Distrettuale Antimafia, per l’importante operazione ‘Mala Pigna’, che ha portato all’esecuzione di ventinove misure cautelari in diverse regioniù d’Italia per i reati contestati di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico illecito di rifiuti e altri reati  ambientali”. Lo afferma, in una nota, Stefano Vignaroli, presidente della Commissione Ecomafie.

“Nel provvedimento emesso dal gip di Reggio Calabria Vincenza Bellini – prosegue Vignaroli – emerge il sequestro di ben cinque aziende di trattamento rifiuti tra Calabria ed Emilia Romagna, con il coinvolgimento anche di esponenti apicali della ‘ndrangheta. L’eccellente lavoro degli inquirenti palesa ancora una volta l’oscuro legame tra clan mafiosi e gestione e traffico illecito dei rifiuti. Questo ci induce a ritenere che non esiste
tutela ambientale in Italia se non si parte da una lotta serrata ai gruppi criminali”.

Coldiretti, traffico rifiuti business da 20 mld

“Il traffico illecito dei rifiuti è diventata una delle principali attività delle organizzazioni criminali per un valore che sfiora i 20 miliardi e un impatto devastante sull’ambiente e sulla vita delle persone e delle imprese”. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento all’inchiesta Malapigna, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria. Con la crisi, la Coldiretti ricorda che le attività nei comparti dell’ambiente a dell’agroalimentare sono diventate settori privilegiati di investimento per le organizzazioni criminali; dal traffico e lo smaltimento dei rifiuti fino al controllo delle attività di distribuzione del cibo, controllano ormai vaste aree distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, resa peraltro più vulnerabile dalla pandemia. Con i classici strumenti dell’estorsione e dell’intimidazione le agromafie impongono l’utilizzo di  specifiche ditte di trasporti o la vendita di determinati prodotti agli esercizi commerciali, che a volte, approfittando della mancanza di liquidità, arrivano a rilevare direttamente grazie, conclude la Coldiretti, alle disponibilità di capitali.