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Esclusione assegno invalidità parziale a chi lavora fa lavoretti: Onmic condanna decisione

Si punisce chi svolge attività occasionali, precarie con un reddito inferiore a quello già previsto per la percezione dell’assegno di invalidità civile

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L’Associazione Nazionale di Promozione Sociale ONMIC Catanzaro condanna la deliberazione del 14 ottobre 2021 n. 3495/2021 con cui l’INPS ha deciso di escludere dal beneficio dell’assegno mensile gli invalidi civili parziali (74%-99%) che svolgono attività lavorativa precaria o parziale produttiva di reddito.

“Si tratta di una misura fortemente limitante per la libertà e per l’inclusione dei cittadini portatori di disabilità; ancora una volta “gli ultimi resteranno ultimi”, si legge in in un comunicato stampa dell’ associazione Nazionale di Promozione Sociale ONMIC, istituita il 18 ottobre del 1961 come associazione apartitica e democratica, con finalità socio-assistenziali a tutela di tutte le categorie di invalidi civili e persone con disabilità.

L’Organizzazione fornisce servizi di assistenza residenziale e semi-residenziale, orientamento e accompagnamento in ambito socio-sanitario, giuridico, e previdenziale a favore della popolazione in generale e, in particolar modo, per disabili, anziani, indigenti, bambini e adolescenti, giovani NEET, immigrati, minori stranieri non accompagnati, donne vittime di violenza, minori in stato di messa alla prova e persone in stato alternativo alla detenzione.

Ancora nell’invettiva dell’associazione catanzarese: “Saranno penalizzati quei cittadini che percepiscono un assegno di 287 euro al mese. Si punisce chi svolge attività occasionali, precarie con un reddito inferiore a quello già previsto per la percezione dell’assegno di invalidità civile, di per sé insufficiente a garantire una soglia di vita dignitosa, ma soprattutto saranno puniti tutti coloro che “si danno da fare e nonostante le difficoltà non vogliono vivere dell’elemosina di Stato”. L’ONMIC Catanzaro, nella persona del suo presidente cav. Giorgio Ventura, valuta la possibilità di un ricorso, in forma individuale e/o collettiva, contro questa misura discriminatoria e lesiva dei diritti dei cittadini diversamente abili.

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