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Processo Nuove Leve, Cassazione annulla condanna a Vincenzo Giampà detto il Camacio

La Corte di Appello di Catanzaro dovrà procedere a rivalutare la sua posizione sulla base dei rilievi difensivi accolti dai Giudici di legittimità

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Con sentenza pronunciata nella tarda serata di ieri, La Corte Suprema di Cassazione, II Sezione Penale, in accoglimento del ricorso proposto dal difensore di fiducia, avvocato Giuseppe Spinelli del Foro di Lamezia Terme, ha annullato la condanna che era stata inflitta a Vincenzo Giampà “il Camacio”, nel processo “Nuove Leve”, alla pena di 5 anni e 4 mesi di reclusione, in quanto ritenuto responsabile, nei due gradi di giudizio, di estorsione alle bancarelle durante le feste patronali di Nicastro. Inoltre, la Corte di Cassazione, in accoglimento del ricorso presentato dagli avvocati Antonio Lomonaco e Antonio Larussa difensori di Roberto Castaldo ha annullato la condanna in relazione a un episodio di estorsione rinviando alla Corte di Appello per un nuovo giudizio e per la rideterminazione della pena in relazione agli altri capi di imputazione.

In particolare, i due erano rimasti coinvolti nell’operazione “Nuove leve” del 2017, riguardante la supposta riorganizzazione della cosca Giampà dopo gli arresti effettuati nelle operazioni di “Medusa” e “Perseo” e la relativa attività delinquenziale. Per quanto riguarda Giampà, il Procuratore Generale aveva invece chiesto l’inammissibilità dell’impugnazione, in considerazione della doppia conforme condanna che aveva riportato dinanzi al Gup ed alla Corte di Appello di Catanzaro.

La Corte di Appello di Catanzaro dovrà dunque procedere a rivalutare la posizione di Vincenzo Giampà, sulla base dei rilievi difensivi accolti dai Giudici di legittimità, dove è stato riscontrato: “un vizio motivazionale decisivo sulla valutazione di attendibilità dei collaboratori di giustizia, la cui credibilità è stata infine considerata insufficiente dalla Corte di Cassazione”.

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