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Tre consiglieri accusano: presidente Abramo “distratto, svogliato e assente”

Conferenza stampa di Battaglia, Gallello e Zicchinella: "L'ente intermedio rischia il default"

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“Assente, distratto, svogliato”. Se fosse una pagella di fine anno, l’alunno Sergio Abramo sarebbe impietosamente rimandato agli esami di riparazione. Ma qui si parla del presidente della Provincia e del suo bilancio di fine mandato così come viene stilato dai consiglieri di opposizione, e non c’è esame di riparazione che possa modificare un giudizio che cala implacabile su un’esperienza nata nel 2018 e che terminerà nella primavera del 2022 per decadenza naturale di un sindaco, quello di Catanzaro, che dovrà salutare in un solo colpo Comune e Provincia. Lasciando l’Ente intermedio in preoccupante crisi di liquidità, essendo la cassa prosciugata dall’incedere implacabile della scadenza di mutui che assommano a 270 milioni di euro e difronte a un disavanzo che oscilla tra i 35 e i 38 milioni di euro, con finanche gli stipendi del personale di novembre a rischio corresponsione.

Generico ottobre 2021

Cifre ed eventualità snocciolate con gravosa mimica di circostanza dai tre rappresentanti dell’opposizione in Consiglio provinciale di Catanzaro nel corso della conferenza stampa convocata a Palazzo di Vetro per informare del nuvolone grigio come la pece che si va addensando sulle sorti dell’Ente intermedio. Marziale Battaglia (Area Civica) consigliere di Isca sullo Jonio e presidente del Gal Serre calabresi, Gregorio Gallello (Area Civica) sindaco di Gasperina e Davide Zicchinella (PD) sindaco di Sellia lo hanno fatto alla luce di quanto scritto solo lunedì scorso nelle determine dei responsabili di settore dedicate all’analisi dei residui attivi e passivi che nel complesso determinano lo stato di grave disavanzo finanziario in cui versa la Provincia di Catanzaro. L’allarme, adesso trasferito al pubblico dominio, era serpeggiato nei diversi uffici come voce insistente ma ufficiosa che ora assume la forza dei primi dati vergati nero su bianco e che dovranno trovare a breve compiuta conferma nello schema di bilancio consuntivo che deve stilare il presidente Abramo prima di consegnarlo alle commissioni competenti e poi al giudizio dell’aula consiliare, entro fine novembre.

Certo, dicono Battaglia Gallello e Zicchinella, il debito non proviene tutto dalla gestione Abramo e risente di quanto accumulato nelle gestioni precedenti. Ma, e questo è il punto di non conciliabilità politica, quelle che vanno denunciate sono l’assenza e l’inerzia, quasi la svogliatezza, dell’attuale presidente nell’affrontare i nodi finanziari dell’Ente, il mettere la polvere sotto al tappeto fino alla tracimazione del pulviscolo che ormai permea uffici e offusca vetrate del Palazzo che della trasparenza avrebbe dovuto fare la sua essenza.

Troppo distratto dalle sue personali ambizioni, Sergio Abramo, troppo lontano dai territori che avrebbe dovuto amministrare anche con la sua costante presenza fisica, troppo assorbito dai problemi che si ritrova in qualità di sindaco del capoluogo, troppo assorbito dalla ricerca dei consensi e dei contatti utili a soddisfare le sue pretese da candidato presidente nelle elezioni regionali del 2020 e da assessore della giunta Occhiuto nelle regionali del 2021, per potere dare ascolto ai territori in un passaggio critico per i piccoli centri quale è stato indubbiamente la prima ondata Covid. Per porre mano al piano inclinato sul quale scivola inesorabilmente la Provincia ci vorrebbe invece un presidente a tempo pieno, non distratto da altro e attento a ogni possibile appiglio istituzionale e politico utile a frenare la dirompente slavina del disavanzo  che oltre a mettere in pericolo gli stipendi del personale e la funzionalità degli uffici, costringe all’inazione molti Comuni che dalla Provincia dipendono dal punto di vista finanziario, progettuale e programmatorio.

L’opposizione, proprio consapevole di quanto si stava profilando, aveva nelle settimane scorse pubblicamente invitato il presidente-sindaco-aspirante assessore regionale Abramo alle dimissioni dalla presidenza della Provincia, in modo da fare coincidere la prossima elezione del nuovo Consiglio provinciale, sabato 18 dicembre con quella anticipata del nuovo presidente. Sarebbe stato possibile qualora Abramo si fosse dimesso in tempo utile, ovvero 20 giorni prima dell’8 novembre 2021, giorno di convocazione dei comizi elettorali provinciali. Passato il tempo, Battaglia Gallello e Zicchinella vogliono perlomeno sperare che Abramo non si dimetta nei prossimi giorni, lasciando il suo successore a sbrogliare la matassa del disavanzo che si è fatta tremendamente ingarbugliata.

È stato Marziale Battaglia a ricordare come gli stessi adempimenti che facevano parte del programma di esercizio di Abramo siano stati totalmente disattesi: l’abolizione dei fitti passivi, l’alienazione degli immobili inutili, la riscossione dei crediti, la verifica degli accessi abusivi sulle strade provinciali. Di fronte a questo, ha ricordato Zicchinella, il fiorire degli incarichi di staff e la duplicazione dei dirigenti di area fino all’introduzione della direzione generale, un semplice duplicato della segreteria generale di cui non c’era nessuna necessità. Da Galello un raffronto tra il diverso approccio alla funzione sperimentato nelle due presidenze di cui ha fatto esperienza: quella precedente di Bruno e quella presente di Abramo. Inutile dire verso quale delle due abbia rivolto l’indice di gradimento., soprattutto in chiave di presenza e di compartecipazione. Insieme, i tre consiglieri stanno contribuendo alle discussioni della coalizione di centrosinistra che, con una o due liste, cercherà di fare risultato pieno nelle lezioni di dicembre, riuscendo nell’impresa solo sfiorata nel 2018, quando Abramo ebbe la meglio per pochi voti su Ernesto Alecci sindaco di Soverato. 

Si attende ora una replica da parte di Sergio Abramo. Se trova il tempo. E se lo riterrà opportuno.      

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