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In giro con pregiudicati, niente porto d’armi e nessuna informazione sui soggetti “controindicati”

Il Consiglio di Stato ribalta una sentenza del Tar e dà ragione agli uffici di Polizia

E’ sufficiente accompagnarsi in maniera frequente a dei soggetti pregiudicati per vedersi negato il rinnovo del porto d’armi e per non avere accordata la possibilità di accedere alle informazioni di Polizia sul conto delle persone indicate come pericolose? Il Tar aveva dato ragione ad una persona che aveva fatto ricorso contro il provvedimento del Questore di Catanzaro, ma il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza.

I fatti

Nei fatti era accaduto che il Questore di Catanzaro, aveva respinto l’istanza di rinnovo della licenza per il porto di fucile da caccia presentata da una persona. La decisione era stata motivata sulla circostanza che il richiedente fosse stato controllato, in diverse occasioni, in compagnia di soggetti pregiudicati e, più in generale, pericolosi.

Al fine di contestare la decisione del Questore, la persona interessata, ha presentato, istanza di accesso per avere prendere visione delle informative di Polizia da cui risultavano i controlli ed i precedenti penali a carico dei soggetti con i quali era stato avvistato.

 La Questura aveva rigettato l’istanza sul rilievo che i dati giudiziari degli altri soggetti costituissero dato sensibile, ostensibile solo in presenza della prova della stretta indispensabilità del documento con le esigenze difensive del ricorrente che, nel caso di specie, non sussistevano.

Le motivazioni del Tar nell’accogliere il ricorso del soggetto interessato

Il  Tar, dal canto suo, aveva accolto il ricorso sul rilievo che il requisito della stretta indispensabilità per l’accesso difensivo, così come interpretato dalla giurisprudenza amministrativa, corrisponde ad un nesso di strumentalità fra il documento di cui si chiede l’ostensione e la situazione giuridica finale che si vuole tutelare, senza che l’amministrazione debba porre in essere valutazioni di tipo probabilistico sull’effettività utilità del documento alla tutela processuale della posizione dell’istante.

Il Consiglio di Stato ribalta la sentenza del Tar e dà ragione alla Questura di Catanzaro

Secondo il Consiglio di Stato ha invece avuto ragione la Questura di Catanzaro, poichè  non è stato opposto un diniego “assoluto” ad atti ed informazioni . L’omessa indicazione delle generalità e delle pendenze riferibili ad altri soggetti  discende dalla natura di dato giudiziario assegnato dalla norma (parificato a quello c.d. sensibile); la conoscenza delle informazioni, come noto, è consentita nei limiti in cui sia strettamente indispensabile (circostanza di cui dovrà essere data puntuale dimostrazione).

Anche se nelle sue tesi difensive il soggetto ha affermato l’insufficienza dei dati forniti dalla Questura sul rilievo che le “frequentazioni” richiamate non sono abituali ma episodiche e occasionali,  la conoscenza delle generalità delle persone “gravate da pregiudizi e/o precedenti penali e/o di polizia” e dei “pregiudizi” a carico degli stessi sono essenziali per poter difendere le proprie ragioni.

Il Consiglio di Stato ha dato ragione alla Questura di Catanzaro chiarendo che la tutela dei dati relativi ai pregiudicati fosse superiore rispetto al diritto di difesa degli interessi vantati, non pregiudicati dal diniego atteso che la Questura aveva già esplicitato nel dettaglio le ragioni sottese all’impossibilità di rilasciare il porto d’armi, con indicazione puntuale degli incontri con soggetti controindicati, senza che l’individuazione dei nominativi e, soprattutto, delle questioni ascritte ai pregiudicati potesse aggiungere o togliere nulla alla difesa in seno al giudizio proposto avverso il diniego di porto d’armi.