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Grado superiore non riconosciuto, poliziotto di Catanzaro vince il ricorso presentato contro il Ministero dell’interno

Accolte dai giudici amministrativi le tesi difensive di Rossella Laporta

Una promozione non riconosciuta da parte dell’amministrazione colleghi che, pur avendo conseguito il grado in data successiva, si sono trovati inquadrati ad un livello superiore a seguito di un concorso a cui, l’interessato non ha partecipato perchè già in possesso del titolo.

Un poliziotto di Catanzaro, ancora in servizio presso la Questura del Capoluogo, difeso da Rossella Laporta, ha avuto ragione nel giudizio contro il Ministero dell’interno.

Il Sovraintendente della Polizia di Stato ha esposto di essere stato promosso, con provvedimento del 28 febbraio 2011, alla qualifica superiore di Vice Sovraintendente per meriti straordinari, con decorrenza giuridica dal 3 aprile 2010.

A settembre 2020 presentava all’Amministrazione di appartenenza istanza di retrodatazione degli effetti giuridici della suddetta promozione. rilevando che: in data successiva alla promozione in questione egli non aveva partecipato, benché in possesso dei titoli, al concorso per titoli ed esami per la qualifica di Vice Sovrintendente, bandito ad aprile 2011, in quanto già inquadrato in tale grado, era stato  così scavalcato sia dai colleghi risultati vincitori del  concorso bandito nel 2011, cui era stata riconosciuta retrodatazione, sia dei colleghi vincitori del successivo concorso bandito nel 2013.

Le motivazioni dell’amministrazione

L’Amministrazione ha rigettato l’istanza sul presupposto per cui “l’attuale quadro normativo di riferimento non consente di adottare alcun provvedimento nel senso richiesto dall’interessato, atteso che la promozione per merito straordinario, alla qualifica superiore, ai sensi dell’art. 75 del D.P.R. n. 335/1982, decorre dalla data del verificarsi del fatto”.

Le motivazioni del Tar

Secondo i giudici del Tar però il poliziotto catanzarese aveva ragione. Scrivono i giudici : “Nella materia  è intervenuta la sentenza della Corte costituzionale n. 224 del 7.10.2020, che ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 75, primo comma, del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335, nella parte in cui non prevede l’allineamento della decorrenza giuridica della qualifica di vice sovrintendente promosso per merito straordinario a quella più favorevole riconosciuta al personale che ha conseguito la medesima qualifica all’esito della selezione o del concorso successivi alla data del verificarsi dei fatti, per contrasto con gli artt. 3 e 97 della Costituzione.

Inoltre secondo i giudici, che richiamano altra giurisprudenza ,con il comportamento del Ministero “È violato innanzi tutto l’art. 3 Cost., dal momento che può verificarsi una illegittima disparità di trattamento tra i vice sovrintendenti della Polizia di Stato, che sono stati promossi nella qualifica per merito straordinario, e coloro che hanno avuto accesso alla stessa qualifica per concorso o procedura selettiva. Tale situazione è conseguenza dell’introduzione del già richiamato meccanismo della retrodatazione della decorrenza giuridica – non di quella “economica” – della nomina, alla data del 1° gennaio dell’anno successivo a quello nel quale si sono verificate le vacanze, ad opera del comma 7 dell’art. 24-quater, come novellato dall’art. 2 del d.lgs. n. 53 del 2001, per i soli vice sovrintendenti che accedono a tale qualifica per concorso o procedura selettiva, senza la contestuale previsione di un meccanismo di riallineamento per i vice sovrintendenti già in precedenza promossi per merito straordinario, essendo invece rimasto inalterato per questi ultimi il disposto dell’art. 75, primo comma, del d.P.R. n. 335 del 1982 che fa decorrere l’anzianità in tale qualifica (sia economica che giuridica) dal giorno in cui si è verificato il fatto che ha dato luogo all’assegnazione della qualifica superiore. […]

La diversità di questi percorsi di accesso alla qualifica – che, del resto, non è posta in discussione  – si ricompone alla fine, ossia al completamento delle due fattispecie con la nomina a vice sovrintendente. È in questa stessa qualifica che convergono tali due percorsi paralleli, tant’è che la decorrenza “economica” fa data, in entrambe le ipotesi, dal perfezionamento della nomina. Intervenuta quest’ultima, si ha che tutti i vice sovrintendenti promossi, sia a seguito di concorso (o di altra procedura selettiva interna), sia per merito straordinario, posseggono la medesima qualifica senza che la diversità di accesso alla stessa consenta una differenziazione tale da collocare in una posizione più o meno elevata gli uni rispetto agli altri. Tutti hanno ormai conseguito lo stesso status al completamento della fattispecie di nomina sicché, in linea di massima e in mancanza di specifiche ragioni giustificative, risulta discriminatorio che dopo – all’interno di una stessa qualifica, nell’ambito della quale l’ordine di ruolo è determinato proprio dall’anzianità e dalla sua decorrenza giuridica – vi siano soggetti che possono avere una posizione prevalente o poziore rispetto ad altri in ragione della sola modalità di accesso alla qualifica.

Questa parificazione comporta che, allorché il completamento della fattispecie di nomina si perfezioni in momenti distinti, non possa esserci una differenziazione penalizzante per chi abbia conseguito la qualifica in un momento anteriore rispetto a chi l’abbia ottenuta dopo. Ossia, nello specifico, la decorrenza giuridica dell’anzianità di chi accede (per concorso) alla qualifica di vice sovraintendente in un momento successivo non può sopravanzare quella di chi tale qualifica già possiede (per merito straordinario) da un momento anteriore. Insomma, non è legittimo – perché il necessario rispetto del principio di eguaglianza (art. 3 Cost.) non lo consente – lo “scavalcamento” determinato dalla retroattività “giuridica” nella qualifica riconosciuta – come trattamento in sé più favorevole, introdotto dal legislatore proprio nell’esercizio di quella discrezionalità già sopra ricordata – solo ai vice sovrintendenti che hanno superato le procedure selettive interne. […] Nella fattispecie in esame – nella quale la denunciata disciplina differenziata dà luogo, come si è detto, a un trattamento diverso e meno favorevole per i vice sovrintendenti promossi per merito straordinario rispetto a quelli che successivamente hanno avuto accesso alla medesima qualifica per concorso – la violazione del principio di eguaglianza si accompagna anche a quella dell’art. 97 Cost. (sentenze n. 243 del 2005 e n. 250 del 1993).

La norma censurata comporta, infatti, che l’amministrazione, in ragione del meccanismo della retrodatazione nell’anzianità giuridica della qualifica limitata ai vice sovrintendenti nominati per concorso, finisce per trattare in modo arbitrariamente diverso situazioni simili, ossia quelle di vice sovrintendenti che sono stati nominati con decorrenze giuridiche differenti a seconda delle modalità di accesso alla qualifica. Ciò in violazione del principio di imparzialità, che deve connotare l’azione dell’amministrazione pubblica. La ritenuta ingiustificatezza della disciplina differenziata e del conseguente “scavalcamento” da parte dei vice sovrintendenti, che hanno avuto accesso alla qualifica per concorso o procedura selettiva, rispetto a quelli già prima promossi nella medesima qualifica per merito straordinario, trova riscontro e conferma nella circostanza che l'”ingiustizia” è stata avvertita dallo stesso legislatore, il quale, come già evidenziato, per il futuro ha dettato, nell’art. 3, comma 1, lettera g), numero 1), del d.lgs. n. 172 del 2019, la già richiamata regola del comma 2- bis dello stesso art. 24-quater del d.P.R. n. 335 del 1982; regola che consente ai vice sovrintendenti promossi per merito straordinario di accedere, al fine di beneficiare di una decorrenza giuridica più favorevole, ai concorsi e alle selezioni previste per la medesima qualifica già posseduta.

Ciò connota anche di specialità la fattispecie qui esaminata rispetto a quelle interessate in passato da altri meccanismi di allineamento dell’anzianità di servizio che, in situazioni diverse, il legislatore ha ritenuto di abbandonare abrogandoli (sentenza n. 24 del 2018). […] La reductio ad legitimitatem della disposizione censurata può farsi – con riferimento alla fattispecie in esame – escludendo lo “scavalcamento” nella decorrenza giuridica della qualifica di vice sovrintendente da parte di coloro che l’abbiano conseguita con procedura concorsuale o selettiva (e quindi dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello nel quale si sono verificate le vacanze) in un momento successivo rispetto alla nomina di quelli che la stessa qualifica abbiano in precedenza già ottenuto per merito straordinario (e quindi con decorrenza “dalla data del verificarsi dei fatti” posti a fondamento della nomina stessa). Ciò può realizzarsi mediante il necessario riallineamento della decorrenza giuridica della nomina di questi ultimi a quella dei primi nell’ipotesi in cui, in concreto, tale evenienza si verifichi, senza peraltro che ciò incida sulla decorrenza economica che – come già rilevato – non soffre la differenziazione qui censurata.

Va pertanto dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 75, primo comma, del d.P.R. n. 335 del 1982, nella parte in cui non prevede l’allineamento della decorrenza giuridica della qualifica di vice sovrintendente promosso per merito straordinario a quella più favorevole riconosciuta al personale che ha conseguito la medesima qualifica all’esito della selezione o del concorso successivi alla data del verificarsi dei fatti“.

Per queste motivazioni, che costituiscono il cuore della sentenza pronunciata dal Tar e per altri punti esposti dai giudici amministrativi, sono state accolte le tesi difensive dell’avvocato Laporta a sostegno della posizione del suo assistito.