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Diciotto i morti sul lavoro nel 2021 in Calabria. Unindustria e Inail avviano protocollo prevenzione

Con il progetto "Lavoratori stranieri in sicurezza", partono le prime attività di formazione per le aziende

“Anche un solo morto è una sconfitta. La sicurezza sul posto di lavoro rappresenta per noi la priorità assoluta”. È con queste parole che ha esordito il presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara, questa mattina a Catanzaro, per presentare il protocollo d’intesa in collaborazione con l’Inail Calabria che ha l’obiettivo di sensibilizzare le aziende ed i lavoratori in materia di sicurezza sul posto di lavoro.

Generico novembre 2021

L’accordo partirà con il progetto dedicato ai lavoratori stranieri, in particolare nei settori dell’edilizia e dei trasporti, per trasferire loro la cultura della sicurezza sul lavoro che spesso risulta difficile non solo per problemi connessi alla scarsa conoscenza della lingua italiana, ma anche per la differenza di atteggiamenti legati alle culture di appartenenza, e per gli aspetti normativi sulla gestione dei lavoratori stranieri.

Dopo la raccolta dei dati, sarà avviata un’intensa attività formazione e informazione per assicurare una maggiore prevenzione attraverso il superamento delle difficoltà linguistiche e culturali, per garantire una maggiore tutela dei lavoratori stranieri.

Il Report calabrese dell’Inail

Alla conferenza stampa di presentazione è intervenuta Caterina Crupi, Direttore regionale Inail Calabria, che ha fornito i dati calabresi su infortuni e morti sul lavoro. “Nel 2021 – ha affermato la Crupi – si è registrato un aumento delle denunce di infortunio in Calabria rispetto allo scorso anno, segnato dal fermo delle attività per la pandemia, 644 in più nel periodo da gennaio a settembre, 5.627 rispetto ai 4.983 del 2020. Gli infortuni mortali, da gennaio a settembre 2021, ammontano già a 18: 6 casi sia a Catanzaro che a Cosenza; 3 a Vibo Valentia, 2 a Reggio Calabria e uno a Crotone. Di questi, 8 nel settore dell’edilizia, uno riguarda un lavoratore straniero. Quasi millecinquecento le denunce di casi di covid”.

Come spiegato nel corso dell’incontro con la stampa, “i lavoratori stranieri, nella maggior parte dei casi, vivono situazioni personali oggettivamente più difficili rispetto alla media dei lavoratori italiani che, spesso, li costringono ad accettare lavori di ogni tipo, anche mansioni nocive o rischiose. Questo problema è aggravato dallo scarso investimento in materia di sicurezza, per questa categoria di lavoratori, che richiede necessariamente, un’attività di formazione e informazione “ad hoc”, prevedendo anche il coinvolgimento di mediatori culturali dei Paesi di provenienza dei lavoratori stranieri”.

Le fasi del progetto

Dopo l’individuazione di almeno 10 aziende dislocate sul territorio regionale, operanti in settori ad alto rischio infortunistico dell’edilizia ed affini e dei Trasporti, sarà eseguita un’approfondita analisi aziendale in materia di sicurezza per riuscire ad individuare il grado di implementazione della sicurezza in azienda e i relativi adempimenti, con particolare riferimento ai lavoratori stranieri, gli eventuali gap rispetto alla normativa vigente, i rischi a cui i lavoratori stranieri sono esposti in relazione alle mansioni assegnate e, quindi, gli eventuali fabbisogni formativi da realizzare per consentire l’aumento degli standard minimi di sicurezza aziendali. Tale attività sarà realizzata da consulenti in possesso di adeguata competenza pluriennale in materia di sicurezza, appositamente selezionati, che redigeranno, al termine delle attività di verifica, una dettagliata relazione: livelli di sicurezza esistenti, eventuali gap rilevati e conseguenti interventi informativi da avviare. Seguirà poi l’attività di informazione e formazione tenendo conto di quanto emerso dal check-up aziendale e con il supporto di mediatori culturali. Nella fase conclusiva, sarà redatto un report finale per presentare i risultati conseguiti.