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La violenza non è solo un genere

“Finestre” è il nuovo progetto targato BA17 che rivoluziona il messaggio del 25 novembre

Il 19 novembre segna l’inizio del nuovo progetto targato BA17. Lo straordinario team calabrese torna a far parlare di sé con una nuova iniziativa sul tema dedicato alla lotta alla violenza e lo fa con l’originalità di cui ha già dato prova. «Si tratta di un progetto crossmediale – spiega la regista e ideatrice Angelica Artemisia Pedatella – che coinvolge i social, la televisione, grazie al supporto della trasmissione PRIMO PIANO di Ugo Floro che dimostra una particolare attenzione verso i messaggi sociali importanti, e il cinema, con la realizzazione del nostro cortometraggio FINESTRE». L’ideazione dei contenuti del progetto è nata dall’apporto della straordinaria Silvana Esposito, aiuto regia, costumista, scenografa, truccatrice dalla creatività inesauribile. L’incontro tra lo stile dinamico e zingaresco di Angelica e l’intesa resa plastica di Silvana ha dato vita ad un concept assolutamente inedito rispetto alla tematica tradizionale della violenza di genere. «Fin dall’inizio ci siamo trovate d’accordo con Angelica – spiega Silvana Esposito – sulla necessità di raccontare una dimensione il più possibile onesta della violenza. Il “genere” non si riduce al semplice fatto di sangue ai danni di una donna. L’opinione pubblica tende ad identificare la violenza di genere con la violenza domestica.

Quello che volevamo raccontare, invece, è la dimensione totalizzante del fenomeno che, in quanto a generi, ne colpisce diversi». La campagna social che precede la nuova presenza televisiva di novembre della Compagnia Teatrale BA17 è curata dalla fotografa Daniela Caimi, una donna calabrese che ha il primato di rappresentare il mondo della fotografia nelle più importanti kermesse di moda e sui grandi set cinematografici. Gli scatti straordinari della Caimi, dall’impressione fortissima, hanno reso il progetto ancora più d’impatto. «Avevamo già collaborato con Daniela – racconta Angelica Artemisia Pedatella – ed i suoi scatti mi hanno sempre affascinata. Questo progetto è stato un passo in avanti in una collaborazione che ha saldato le reciproche potenzialità. In fondo, siamo tutti qui a raccontare la stessa storia con lingue diverse e sorelle». Il tema della violenza presentato dall’opera insiste sulle diverse forme di aggressione ai più deboli, dallo stupro, al mobbing, al bullismo, alla negazione dell’istruzione, al fenomeno delle spose bambine. Si tratta di una denuncia importante che continua ad andare oltre gli stereotipi, come questi artisti stanno dimostrando di saper fare. Soddisfatto lo speaker e presentatore Ugo Floro che ha il merito di aver trascinato in trasmissione questi poliedrici artisti, con la sensibilità e il fiuto che ormai sono cosa nota.

FINESTRE si prepara ad essere una nuova modalità espressiva che consacra le capacità comunicative del gruppo. «Il titolo è venuto da sé – ribadisce ancora la regista – perché dopo aver parlato con Silvana che mi aveva spiegato in che modo voler rappresentare le diverse forme di violenza, ho pensato che quello che stavamo per fare era in fondo aprire delle finestre sul problema. C’è tanto, forse troppo da dire. Non vogliamo offrire facili soluzioni, ma sono convinta che guardare dalla finestra e cercare il sorriso è la strada giusta per affrontare questa piaga terribile». Affiatati come sempre, questi artisti stanno tirando fuori una creatività che promette di regalarci ancora diverse sorprese. Lo stile di lavoro è partito dallo studio del trucco e sono stati gli stessi personaggi a suggerire lo svolgimento del racconto. «Questo cortometraggio è emozionante, truccare Raphael e Giada è stato uno strazio personale, perché mentre li truccavo sentivo il dolore di quelle botte e quei graffi che stavo fingendo – continua a spigare Silvana Esposito. – Niente è stato fatto a caso, mi sono ispirata alle immagini terribili di chi ha veramente subito simili violenze. Così anche la scelta dei costumi è stata pensata in sintonia con la location, una suggestione speciale. Lavorare con Angelica è per me un amore non a senso unico. Abbiamo superato tante prove in questo anno di conoscenza e di lavoro e oggi più che mai posso dire di sentirmi pienamente realizzata perché siamo continuamente attivi in una sperimentazione narrativa che non si ferma».

Straordinari gli interpreti di questo lavoro, Raphael Burgo, Giada Guzzo, Sabrina Pugliese, Alice Caimi, Federica Cosentino, la stessa Angelica Artemisia Pedatella, che insieme allo staff tecnico con Lorenzo Cardamone, Raffaele Guzzo, Antonio Grande, Daniela Caimi, Silvana Esposito, hanno raccontato con intensità la tragedia interiore di chi subisce violenza e, contemporaneamente, il desiderio di riscatto e speranza che non deve abbandonare mai nessuna vittima. A supportare il lavoro c’è stato l’imprenditore Antonio Filippone che ha ospitato gli artisti all’interno del terreno dell’Azienda Agricola “I tesori del sole”, un vecchio feudo risalente al 1700. L’Azienda che oggi produce un olio di oliva di altissima qualità in una rinnovato centro aziendale, possiede anche alcuni antichi casolari che testimoniano un passato contadino in via di recupero. Proprio intorno ad una di queste strutture sono avvenute le riprese e gli scatti fotografici del progetto. «Abbiamo offerto la nostra ospitalità con entusiasmo – spiega l’imprenditore – perché il tema è purtroppo attuale e nulla sembra essere mai abbastanza per contrastarlo. Quello che poi mi fa più rabbia è la violenza su donne e bambini, per questo qualsiasi iniziativa che affronta questo tema con l’obiettivo di scardinare anche alcuni tabù culturali non può che avere il mio sostegno».