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La stazione di Catanzaro Sala nei ricordi di chi ci ha lavorato per anni foto

Intervista a Mario Pitardi capostazione di servizio a Catanzaro Sala sino agli anni 90. La stazione chiuse i battenti nel 2008

Era il 14 giugno del 2008 e, nella stazione ferroviaria di Catanzaro Sala, il capostazione di turno si apprestava a dare il “fischio” per le ultime partenze da quello scalo, il giorno dopo, infatti, sarebbe stato definitivamente chiuso (sempre nel 2008 venne aperta la stazione a “Germaneto”).

La stazione, ora del tutto abbandonata, vive nella memoria dei catanzaresi in quelle immagini date dalle fotografie o da ciò che si può apprendere da quanto raccontato o letto. Come si potrà ricordare, la sua apertura, avvenuta nel lontano 31 luglio 1899, costituì per la città una considerevole svolta, migliorando sia i collegamenti che le dinamiche economiche/commerciali.

Stazione Sala oggi

Due punti cardine che diedero a Catanzaro nuovo vigore. Lo scalo, posizionato ai “Pié della Sala” per il forte dislivello che sussisteva rispetto al centro cittadino, distava da quest’ultimo tre chilometri, per cui per il suo raggiungimento venivano usate le carrozze e, successivamente, anche la tramvia quando venne aperta. Ma, la stazione, ha sempre rappresentato un punto cruciale per la città anche nei susseguenti anni, nonostante l’evolvere di alcune dinamiche. Si vorrà dunque ripercorrere un po’ gli ultimi anni della sua “vita”, tramite le parole di uno dei diversi ferrovieri che vi lavorarono, per cui ci affideremo al signor Mario Pitardi (conosciuto anche con lo pseudonimo di “Nebbia Rada”), catanzarese, che vi lavorò per quasi venti anni con la mansione di “Capostazione/dirigente movimento”.  

Signor Pitardi, che ricordo ha della stazione di Catanzaro Sala?

Sicuramente un bel ricordo. Ho lavorato in quella stazione continuatamente dal ’79 al ’91, anche se spesso presente in altre stazioni del reparto F.S. . Ma, anche negli anni successivi varie volte sono stato di turno nella stazione di Sala, sia di giorno che di notte, finché non venni definitivamente trasferito in altra sede.

Stazione Sala oggi

Cosa rappresentava quella stazione per i catanzaresi?

Certamente era un punto importante, perché oltre ad essere usata dai viaggiatori, rappresentava un importante “scalo merci”. Le merci che arrivavano, come legname, carta ed altro ancora, venivano gestite dalla Ditta Panella che aveva sede accanto alla stazione. La Ditta organizzava il lavoro, occupandosi di tutte le distribuzioni. A tal proposito, ricordo una particolarità. La mattina presto il “romano”, l’espresso che arrivava da Roma, portava i settimanali per la città e, cosa curiosa, anche la ricotta per le pasticcerie del centro. Era una ricotta che proveniva dalle zone della Campania. 

Quali erano i viaggiatori che maggiormente la frequentavano?

Innanzitutto gli emigrati che si recavano al nord con i treni a lunga percorrenza, ma anche gli studenti universitari costituivano una buona parte dei viaggiatori. Studenti che andavano a Cosenza, anche se non siamo mai riusciti ad avere un collegamento diretto da Catanzaro via Lamezia. Le altre destinazioni degli studenti erano Messina e Reggio Calabria, quando venne aperta la facoltà di Architettura e Soverato, con la scuola Alberghiera. Si aggiungeva poi il “pendolarismo”, i regionali, ad esempio, erano sempre pienissimi. Usati dalla manovalanza, ma anche dagli insegnanti che viaggiavano, all’epoca le macchine erano in numero minore. A queste tipologie di viaggiatori, si associava anche quella dei militari, numerosi in città per via della Caserma.

Quali erano i treni che arrivavano?

I più importanti erano tre coppie di treni, per Milano, Torino e Roma. Ad esempio, per Roma c’era l’espresso delle 23,00, al quale venivano aggiunte in stazione due carrozze, poi quello per Torino delle 15,30 del pomeriggio e quello per Milano alle 21,00 della sera. Naturalmente, come ho già detto, a questi si aggiungevano tutti i regionali. 

Stazione Sala oggi

Nell’antistante piazzale, c’erano i mezzi per i viaggiatori? Come si ricorderà, necessari per poter salire in centro città o comunque per spostarsi.

Si, certo. In genere c’erano i pullman della linea pubblica, ma anche i taxi erano a disposizione dei viaggiatori. Il pullman aspettava circa dieci minuti l’arrivo del treno, segnalato dal suono della campanella. 

Vogliamo ricordare da quali uffici era composta la stazione?

Ricordo che al lato della galleria si iniziava con la palazzina della Polfer dove c’era anche il dormitorio, subito dopo gli uffici della “piccola velocità”, come bagagli, messaggerie, colli celeri, giornali ed altro. Di seguito, il bar e l’ufficio “Polfer”, poi l’ingresso della biglietteria, affianco gli uffici della “Segreteria” e poi ancora quello del “Titolare”, dei “Dirigenti movimento” con saletta manovratori e deviatori. Ovviamente c’erano anche le sale d’attesa di prima e seconda classe, invece nell’antistante piazzale vi era l’ufficio del “Veicolista” che si occupava della gestione di tutti i “carri merce” in arrivo e in partenza. Al piano superiore del fabbricato, sussisteva l’ufficio del “Capo Reparto della Commerciale”, che per l’appunto gestiva la parte commerciale di tutte le stazioni (Roccella, Sambiase, etc) e accanto l’abitazione di uno dei “Capostazione”. Insomma, era una stazione efficiente nella sua complessità. Questi uffici restarono attivi sino alla fine degli anni ‘90, successivamente rimasero soltanto le figure deputate alle “manovre” dei treni (Capostazione e Deviatore), la biglietteria e gli uffici della Polfer.   

Nella stazione, ancora non troppo meccanizzata, quali erano le sue mansioni?

Come già detto, svolgevo l’attività di “Capostazione/dirigente movimento”. Le figure principali in virtù del passaggio dei treni, erano tre: capostazione, deviatore e manovratore. Tutti e tre dovevano gestire gli scambi e l’arrivo dei treni di concerto con le stazioni limitrofe. La stazione di “Sala”, non avendo a disposizione i “deviatoi elettrici” comandati dall’apparato centrale, doveva gestire “manualmente” le operazioni: lo scambio dei binari e tutto ciò che comportava “arrivi e partenze” in stazione. Per le segnalazioni venivano usate le torce alla sera, mentre di giorno le bandierine “rosse e verdi”, riferite a “fermarsi o procedere”. In tutto questo, non mancava di dover tenere conto delle varie manutenzioni effettuate sulla linea che potevano rallentare l’avanzamento dei treni, specie nell’adiacente galleria dove spesso si svolgevano lavori.

Nel piazzale si ricordano alcune osterie e un piccolo albergo. Erano usati dai viaggiatori in arrivo?

Si, ma dipendeva molto dal tipo di viaggiatore. Tutti gli universitari si apprestavano ad andare via subito, altri viaggiatori probabilmente si fermavano per pranzare in trattoria o per sostare una notte all’adiacente albergo. Anche se, su questo particolare, non ho ricordi precisi. 

Signor Pitardi, secondo lei, cosa rappresentò la stazione per la città?

Certamente rappresentava un importante fulcro per i trasporti e la città ne poté ampiamente godere. Potrei dire, però, che due componenti importanti vennero a mancare, una era quella deputata al traffico delle “merci” che diminuì con i trasporti su gomma, inoltre, la Ditta Panella chiuse, si perse così una parte fondamentale della gestione delle merci, non prendendo nessuna altra ditta il suo posto. L’altra componente che venne a mancare fu quella deputata ai viaggiatori rappresentati dai militari, che, come prima detto, con la Caserma e il Distretto militare presenti in città, ne costituiva una parte fondamentale. L’evolvere di alcune dinamiche appartenenti alla Caserma, cambiarono diversi contesti e perciò gli arrivi dei militari, diminuirono. Anche gli universitari diversificarono le proprie abitudini per gli spostamenti, usando gli autobus che partivano direttamente dal centro città.

Per concludere, c’è un particolare ricordo che serba di quegli anni lavorativi?

Devo dire che diversi sono i ricordi sul lavoro, tuttavia nel ’90, avendo le funzioni di “titolare”, rammento con piacere una mostra di pittura che organizzammo con Pino Greco, all’epoca manovratore. In quell’anno il bar chiuse temporaneamente e fu lì che venne predisposta questa mostra, realizzata proprio da noi ferrovieri. Era il periodo di Natale e si allestì anche un Presepe artistico. Fu una mostra di notevole rilievo, la prima in Italia in una stazione ferroviaria, vennero a visitarla anche importanti personalità come il Direttore dell’Accademia delle Belle Arti, lo stimatissimo Cesare Mulé e tutti i dirigenti territoriali delle Ferrovie dello Stato. 

I ricordi del signor Pitardi hanno dato modo di rinnovare piacevolmente gli anni “ruggenti” della stazione di Catanzaro Sala, anni in cui nella bassa periferia della città si svolgeva una fervente attività economica data anche dal “movimento” creato dalla stessa ferrovia. Non si può dimenticare che numerose attività industriali operavano e la città non poteva che godere di questa prerogativa.

Ora, l’antica stazione giace nel silenzio assoluto e il suo abbandono è l’evidente segno di anni passati nelle attese di darle una definitiva svolta. Varie le associazioni che ne vorrebbero la riapertura e chissà se nel cuore di tanti catanzaresi non sussista lo stesso desiderio o, al contrario, non trovarne il consenso. Intanto, non possono essere esclusi i disagi vissuti dai viaggiatori che, dallo scalo di Lamezia Terme devono raggiungere il capoluogo, mancando in determinati orari i principali collegamenti. La stazione, probabilmente, vorrebbe ancora rinnovare i segni della sua attività, le memorie di questo scrigno prezioso ci riportano alle emozioni vissute in quelle sale d’attesa, sulle partenze di lavoro, di studio, dei nostri emigrati e persino quelle di tanti e tanti anni fa che riguardarono i conflitti bellici. E dunque, nel frattempo che si prendano decisioni, quantomeno “rivestirla” del suo illustre ed antico aspetto lontano dall’attuale abbandono, le sarebbe, forse, dovuto.