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Tre Commissioni senza capo, ma con coda di polemiche

Si dimettono Ursino da Turismo, Renda da Bilancio e Talarico da Urbanistica. Piccolo cabotaggio o caso politico? Domani doppia capigruppo, prima generale e poi ristretta alla maggioranza. Quale maggioranza?

Giornata di trambusto a Palazzo De Nobili. Se fossimo a teatro sarebbe una commedia degli equivoci. Si parla di una cosa ma se ne sottintende un’altra. E non per forza di cose quello che viene taciuto è più importante o significativo di quello che viene esplicitato. Partiamo dai dati di fatto. Ci sono tre dimissioni dalla presidenza di tre Commissioni depositate in segreteria: Giuliano Renda ha rimesso l’incarico di vertice alla Commissione finanze, Fabio Talarico all’Urbanistica e Antonio Ursino al Turismo e Attività produttive. Trasversali le appartenenze nei gruppi: Talarico è di Catanzaro con Sergio Abramo, Renda è del Misto, Ursino è di Catanzaro da Vivere.

A naso non si tratterebbe quindi di ricercare eccessive inclinazioni politiche a un atto che, pur eclatante e diversificato nelle componenti, discenderebbe tutto da un caso particolare, transitato per la Commissione guidata da Ursino, e poi saltato, per spilllover, alle altre due Commissioni mutando leggermente segno, da incidente singolo a tamponamento a catena. Piccolo cabotaggio, probabilmente, se ridotto all’osso. Ma c’è sempre qualcuno che vuole rimpolpare la pietanza, e magari ci riesce. Il casus belli le festività natalizie, le iniziative di intrattenimento e commerciali avviate e da completare, il coinvolgimento nelle decisioni intraprese di questo o quel consigliere comunale, nella continua ricerca del posizionamento ultimo o penultimo rispetto alle sorti della maggioranza non solo comunale ma anche provinciale e regionale, nel marasma presente determinato dalle elezioni regionali e quello futuro prossino delle provinciali idi dicembre e delle comunali di primavera. Insomma, se la regolarità o la liceità delle discussioni all’ordine del giorno delle Commissioni viene contestato da un esponente della minoranza hanno un peso, se avviene per opera di un portavoce della maggioranza un altro.

Ma come la mettiamo se la fonte di contestazione è un consigliere che al Comune è il più all’opposizione di tutti e alla Provincia si candida come punta di ariete della maggioranza? Da qui, al di là dell’episodio specifico, la necessità di un chiarimento se non definitivo perlomeno liberatorio di detti e sottintesi, anche in vista della tanto evocata rimodulazione di giunta che è stata tanto annunciata quanto procrastinata a data da destinarsi.

La prima occasione di confronto sarà domattina, quando alle dieci è convocata una riunione dei capigruppo sul tema specifico dei Contratti istituzionali di sviluppo (Cis). Tutti i capigruppo, maggioranza e opposizione. A seguire, il ragù si restringe, e la capigruppo è riservata alla sola maggioranza, e qui i panni si dovrebbero lavare perché in famiglia. Quanto allargata non è dato però preventivare, considerate le premesse, e forse nessuno sa realmente dove inizi e dove termini, l’attuale maggioranza comunale. C’è chi vede tutto in proiezione nuova giunta, c’è chi allarga lo sguardo alle prossime comunali. C’è chi ha il pallottoliere in mano per dividere i posti in Consiglio per i posti in giunta, c’è chi si pone il problema della candidatura a sindaco, chi vuole vedere passare (metaforicamente beninteso) il cadavere del trapassato politico da sotto i piloni. In ogni modo, ciò che si constata è che, di tutto questo, nell’Aula del Consiglio comunale non si parla nemmeno. E i casi esplodono in Commissione. Ma per Catanzaro non è certo una novità, questa.