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Fango su imprenditore Caffo? Inchiesta del Domani: “Antimafia di Catanzaro indaga su di lui”

Mister Amaro del capo smentisce "A me non è arrivato niente, noi facciamo tutto in regola. Se qualcuno mi vuole sentire sono disponibile"

Un esclusiva di Giovanni Tizian e Nello Torchia sulle pagine del “Domani” di oggi in cui si parla do una indagine della Dda di Catanzaro legata al clan Mancuso (storico e radicato clan di ‘ndrangheta con ramificazioni in tutto il mondo) di Limbadi, lo stesso comune del vibonese dove sorge anche l’antica distilleria di Giuseppe e Sebastiano Caffo. Una indagine sulla petrolmafia.

Inutile dire che i diretti interessati smentiscono le accuse: “A me non è arrivato niente, noi facciamo tutto in regola. Se qualcuno mi vuole sentire sono disponibile. In azienda non è mai venuto nessuno per dirmi ‘portiamo l’amaro fuori’. Non c’è una mia parola di intercettazione con questi signori”, ha detto Giuseppe Caffo, in merito alla vicenda. Eppure dalle carte in possesso del quotidiano diretto da Stefano Feltri, gli imprenditori risulterebbero “indagati per complicità con l’associazione mafiosa calabrese (la ‘ndrangheta) e riciclaggio”.

Il quotidiano “Domani” riporta chiaramente che “le ipotesi di reato sono contestate in un’iscrizione sul registro degli indagati che risale al marzo 2021” l’iscrizione sarebbe dovuta ad una informativa del Ros dei carabinieri dalla quale si evincerebbe che la cosca progetta “attività promozionali” relative al prodotto dei Caffo anche se non ci sono ruoli nell’azienda. “L’iscrizione è stata depositata in un fascicolo di un’altra inchiesta sugli affari della famiglia Mancuso nel traffico di carburante e petrolio. Entrambe le indagini sono coordinate dalla procura antimafia di Catanzaro guidata dal magistrato Nicola Gratteri e sono state condotte dal Ros dei carabinieri. Non sappiamo se da marzo a oggi siano state prorogate le indagini nei confronti dei proprietari dell’Amaro del Capo o sia stata chiesta l’archiviazione”.
Dopo l’informativa, dunque, sarebbe stato disposto “l’inserimento nel registro degli indagati di Giuseppe Giovanni Caffo detto Pippo e di Sebastiano Giovanni Caffo detto Nuccio per i reati di concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio”.