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Si è spento Fernando Colicchia, il numero 1 del calcio a 5 catanzarese

Il ricordo di uno dei suoi giocatori. Va via il mister dei mister

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Si è spento questa mattina all’età di 56 anni dopo lunga malattia Fernando Colicchia, giocatore e allenatore di futsal. Colicchia, prima da portiere del Catanzaro Club e poi da allenatore dei maggiori sodalizi di calcio a 5 della città, riuscì nell’impresa di battere tutti i record con il Catanzaro calcio a 5. Da portiere è considerato da tutti gli addetti ai lavori, il più grande di sempre. Di seguito il ricordo di uno dei suoi giocatori:

Avanti e indietro per il corridoio, ogni tanto uno sguardo dalla finestra per sbirciare il PalaGallo: il tuo castello. Nessuna intenzione di aprirla quella finestra, perché so benissimo che rischierei di urlare fortissimo: misterrrrr. Il suono non esce, ma in fondo quell’urlo è dentro da quando è arrivata la notizia. E la mia anima continua a ripetere: mister, mister. In realtà, caro mister mio, non so dirti come mi sento perché così strano non lo sono mai stato. Arrabbiato, malinconico, triste, affamato di ricordi e nemico del tempo. Oggi più di ieri vorrei tornare ragazzo per saperti con me, con noi.

Torniamo indietro mister, ti prego. A quando noi eravamo piccolini e ogni sabato riempivamo il PalaCorvo perché c’era da godere con i gol di Stefano Gallo e le miracolose parate di Fernando Colicchia. Il numero 1. Il numero 1 dei numeri 1. Volavi come un felino, chiamavi la difesa, eri capitano con e senza fascia. La grinta, la voglia, la fame, la lotta. Il leone che ruggiva sempre e che ha ruggito fino alla fine. Fino alla fine mister. Fino alla fine. Perché chiunque avrebbe avuto paura di non poter parlare pur ascoltando. Tutti avrebbero avuto paura della morte sapendo che stava arrivando. Tutti, ma tu no. Perché eri così, mio mister, nostro mister. Eri fragile ma fortissimo, indeciso ma sicuro, malinconico ma felice, ironico ma incazzato. Ma soprattutto avevi dignità, capace di non perderla nemmeno nei tuoi momenti più difficili. Torniamo indietro mister. Torniamo a quando allenavi e accadeva la cosa più affascinante del mondo del pallone: i giocatori ti amavano e giocavano per te. Per te. “Ho giocato per un solo allenatore al mondo: giocavo prima per lui e poi per me”, dirà qualcuno. “Alleno pensando a lui, per essere come lui”, dirà qualcun altro. E adesso non sappiamo dove sei, tu che con quello sguardo spento ma illuminante te lo domandavi spesso: “a vita chista è? Non lo so, ma facciamo del nostro meglio”.
Mister, mister mio e nostro. Te lo ricordi quanto ti voleva bene la gente, quanto ti ammiravano i tifosi del PalaGallo e urlavano il tuo nome dopo le vittorie? Quando ti prendevi cura di noi anche fuori dal campo per infortuni o mal di amore. Quando ci dicevi di studiare o ci telefonavi per sapere come andava in famiglia. Sei stato il mister dei mister, quello che si appoggiava ai suoi giocatori quando si sentiva fragile e di questo ne faceva la sua forza. Quel mister che nessun giocatore ha provato ad esonerare, quel mister che era sulla bocca del capitano prima di entrare in campo: “facciamolo per Fernando, vinciamo per il mister”. Sei stato amato anche quando non hai fatto giocare i più forti per tante giornate e i più scarsi per campionati interi. Amato e mai discusso, nemmeno durante quei lunghi prepartita al club, dove le tue mani sudate accarezzavano le stecche del biliardino e la tensione tagliava l’aria con un coltello mentre fuori i tifosi speravano nel miracolo.

E il miracolo ci fu. Quel campionato dei record tinse di giallorosso tutta la città che ti consacrò re del futsal catanzarese perché dopo le parate da Dio, eri anche il mister più forte di sempre. E vorrei tornare indietro perché certe cose non si possono cancellare e cambiare, non si può mister. Lo sport , il calcio a 5, era vivo quando allenavi tu e giocavamo noi. Ora non più. Era vero quando fischiavi dalla panchina e la nostra povertà batteva i ricchi di portafoglio ma poveri d’animo. Era lo sport più bello del mondo e lo allenavi tu: perché i maestri ne hanno onere e onore. Era uno sport in cui si buttavano lacrime e sangue, in cui la passione andava oltre la ragione, il dolore, il sacrificio. Oggi oltre al dolore non possiamo andare, siamo letteralmente immersi in lui. E tu, in fondo, eri simpatico, gioioso, brillante e positivo nonostante un aspetto sempre dolorante della tua anima. Avevi lo sguardo del dolore in certi momenti, lo capivamo, lo sapevamo. Sembrava che dovessi andar giù e invece no, mai. Sempre in piedi, sempre a testa alta, sempre col sorriso.

“Ti seguo”, era la parola d’ordine dopo che il tempo ci ha allontanati. Sei stato padre anche dopo il fischio finale, oltre la carriera, dopo che è calato il sipario. Sei stato il mister, mister. Sei stato quello che abbiamo portato a spalla per una vita intera e adesso non ne abbiamo nessuna voglia, perché prima le nostre spalle erano forti perché c’eri tu. Dove sei mister, ritorna. Misterrrrrrrrrr.

in foto Fernando Colicchia con alcuni dei suoi ragazzi

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