Quantcast

“Ambiti socioassistenziali avviino le procedure di evidenza pubblica per la presa in carico degli ospiti in strutture”

La nota dell'Associazione Strutture Sanitarie Sociali Assistenziali

Più informazioni su

La Regione Calabria – si legge in una nota dell’Asssa  Calabria – ha recentemente fornito agli Ambiti chiare e precise disposizioni operative da mettere in atto nell’immediato e finalizzate ad offrire al cittadino e alla comunità locale il migliore Servizio Sociale Territoriale, per una corretta azione amministrativa, il tutto al fine di evitare che gli Uffici di Piano operino in modo illegittimo. Non solo, l’Ente ha più volte ribadito non solo i riferimenti normativi cui fare riferimento, ma anche l’utilità di pianificare le attività dando una consequenzialità e una tempistica a ogni singola fase, tenendo conto dei soggetti coinvolti nella realizzazione delle spese necessarie, affinché tutti gli Uffici di Piano, in sinergia con il rispettivo Servizio Sociale Professionale, possano omogeneizzare sia i tempi che le modalità operative.

Il fine ultimo è quello di normalizzare i processi di governance nell’Ambito della riforma del Welfare nonostante le numerose difficoltà gestionali incontrate nel periodo iniziale causate non solo dalla entrata in vigore della nuova normativa, ma anche dall’emergenza epidemiologica conseguente al virus COVID-19, che di fatto hanno rallentato notevolmente l’azione amministrativa di tutti i soggetti coinvolti. Ciò detto, rammentando che le Convenzioni finora sottoscritte dagli Enti locali, con le strutture socioassistenziali, sono in contrasto con la vigente normativa in materia e che le Convenzioni ante 31/12/2019 (in capo alla Regione Calabria) fanno riferimento a Convenzioni sottoscritte nel 2011/2012 ed accompagnate da “Addendum” (documento aggiuntivo non incluso nella parte principale del contratto), è opportuno precisare, sia perché ritenuti concetti fondamentali per l’affidamento dei Servizi Sociali e sia per quanto appreso attraverso i giornali, che i contratti in essere sono “appalti pubblici” in quanto “contratti a titolo oneroso”, stipulati da una stazione appaltante e uno o più operatori economici, dove l’operatore privato effettua un servizio in favore dell’amministrazione, ricevendone il corrispettivo e rispondendone solo nei confronti dell’amministrazione.

Tale precisazione è utile a rammentare ai soggetti che oggi appellano a proroghe tecniche (in essere già dal 2012) che se un Ente Pubblico agisce quale “Stazione Appaltante”, si applica il Codice degli appalti, poiché sussiste un rapporto a prestazioni corrispettive; concludendo con il principio che una “Stazione Appaltante” può dare prosecuzione delle Convenzioni già stipulate nell’anno precedente solo nel caso in cui nel Bando e nei documenti di gara precedentemente pubblicati abbia previsto una opzione di proroga, ossia la cosiddetta “proroga tecnica” (art. 106, comma 11, del d.lgs. 18 aprile 2016 n. 50 e s.m.i.). In altre parole, nel caso specifico, l’Ambito Territoriale (Ufficio di Piano), al fine di attuare “proroghe tecniche” avrebbe dovuto aver indicato nel previgente Bando di gara (qualora fosse stato redatto) la necessità di assicurare la continuità delle prestazioni di tale contratto durante il passaggio da un contraente all’altro, nelle more della definizione della procedura di gara all’uopo indetta, ovvero nelle more della conclusione della procedura ad evidenza pubblica già indetta ai sensi del d.lgs. n. 50/2016 e s.m.i. Infine si rammenta che l’ANAC e la giurisprudenza amministrativa hanno evidenziato come in materia di proroga dei contratti pubblici di appalto non vi sia spazio per l’autonomia contrattuale delle parti, in quanto vige il principio inderogabile in forza del quale l’Amministrazione, una volta scaduto il contratto, deve effettuare una nuova gara pubblica. Tali precisazioni nascono dal momento che le “Convenzioni in essere” non sono dettate dalle norme di cui al d.lgs. n. 50/2016 e s.m.i., ma dà principi amministrativi in contrasto con la norma, “ammissibili” se così si può dire per l’emergenza epidemiologica in corso, ma che negli atti amministrativi trova continuità dal 01.01.2020 al 31.12.2021.

L’Associazione Strutture Sanitarie Sociali Assistenziali (A.S.S.S.A.) Calabria, alla quale aderiscono circa cento strutture socioassistenziali, che visto valere le proprie ragioni di verifica documentale contro diversi Comuni capo Ambito nel mese di dicembre grazie a diverse sentenze del TAR Calabria, ha sollecitato nuovamente gli Ambiti socioassistenziali per l’applicazione della vigente normativa, al fine di garantire la corretta applicazione della stessa e una più lineare gestione amministrativa verso le strutture socioassistenziali coinvolte e degli ospiti presenti. Lo scopo dell’atto è duplice: avere su tutto il territorio regionale una cura concreta dell’interesse pubblico e non di singoli soggetti come accaduto sino ad oggi, con particolare riferimento ai cittadini, ed evitare il ricorso ad azioni risarcitorie da parte di soggetti esclusi ed aventi diritto che vedrebbero con certezza soccombere le parti chiamate in causa e aprirebbero a una paralisi definitivamente il sistema di assistenza presente sul territorio.

Si rammenta che chi tutt’oggi avesse dimenticato i principi di affidamento del servizio della normativa in vigore come tutti gli Uffici di Piano, siano tenuti ad attuare procedure, sulla base di una strutturale programmazione delle risorse disponibili trasferite dallo Stato e dalla Regione, in ordine ai principi di imparzialità, trasparenza, concorrenza e non discriminazione. Ciò detto, si confida che gli Uffici di Piano procedano all’affidamento dei servizi agli operatori del Settore secondo quanto stabilito dal Regolamento n.22/2019 (art.23, comma 1 e 2), attraverso una immediata predisposizione di Avvisi Pubblici connessi sia alla presa in carico dell’utenza per l’integrazione della retta e l’istituzione di un elenco di strutture socioassistenziali, residenziali e semiresidenziali, autorizzate e accreditate/accreditate provvisoriamente, presso cui acquistare o affidare i servizi per la relativa accoglienza”.

Più informazioni su