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I grandi elettori di Calabria rispondono alle domande degli studenti del Grimaldi-Pacioli foto

In diretta streaming da Roma, Viscomi Mancuso e Irto poche ore prima della prima votazione. Partita la settima edizione di Legal Democrazy in collaborazione con Umg. Tema: l’elezione del presidente della Repubblica

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Non sappiamo se invertire – o capovolgere, che è lo stesso – la didattica sia un metodo esportabile in altri contesti, ma se i risultati sono quelli sperimentati dall’Istituto tecnico economico (ITE) Pacioli-Grimaldi di Catanzaro nell’ambito della Settima edizione di Legal Economy sarebbe il caso di provarci.

Nella didattica tradizionale la direzione è cattedra – banchi – casa; in quella capovolta – la flipped classroom se vogliamo essere per forza anglofili – il senso si inverte: lo stimolo all’apprendimento e alla ricerca parte dai banchi o addirittura da casa e viaggia verso la cattedra, da qui rimbalzando sugli studenti in un circolo virtuoso che si amplifica di suggestioni e di nuovi approcci. Come nelle intenzioni programmatiche dell’Istituto, “attraverso lavori di gruppo e laboratoriali, gli alunni -valorizzando le competenze informatiche- realizzano prodotti multimediali ed opuscoli per un confronto, non da passivi spettatori, ma “alla pari” con esperti e personalità delle Istituzioni con l’obiettivo di favorire la partecipazione democratica”.

Questa mattina nell’aula magna del Grimaldi in via Turco – la vecchia Ragioneria, ci si passi il termine desueto ma identificativo per molte generazioni – il docente referente Gaetano Mancuso e la dirigente scolastica Grazia Parentela, coadiuvati dal collega Alessio Pantusa animatore digitale, hanno pensato bene di collegare il metodo alla più stretta attualità, organizzando l’incontro su “Elezione del Presidente della Repubblica: sistemi a confronto” mettendo in atto la collaborazione instaurata con il dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia dell’Università Magna Grecia. Anche qui i termini si sono invertiti: sono stati gli studenti delle quinte classi a “interrogare”: non solo i docenti Umg Donatella Monteverdi, Paolo Nicosia e Luigi Mariano Guzzo, ma addirittura tre dei “grandi elettori” calabresi: il deputato Antonio Viscomi, il presidente e vice presidente del Consiglio regionale, rispettivamente Filippo Mancuso e Nicola Irto, colti nella “flagranza” dello loro prima votazione quirinalizia e pertanto variamente emozionati ma egualmente consapevoli della grande responsabilità cui sono investiti.

Il più sincero è Mancuso, che candidamente afferma che mai, nell’intraprendere la carriera politica, avrebbe pensato di potersi un giorno trovare nella situazione nella quale gli studenti del Grimaldi lo hanno trovato, in attesa del suo turno, previsto intorno alle 18 per via delle restrizioni di procedura imposte dal Covid. Lo stesso Irto, che per poco non cade nel tranello di rilevare anzitempo la tattica elettorale del suo gruppo, e ricorda per primo a se stesso che il voto è segreto e tale deve rimanere, anche se in questo caso la scheda bianca del Pd è un segreto di Pulcinella, personaggio mai nella parte come nella circostanza, vestito di bianco e per di più mascherinato.

Il più smaliziato sembra essere Viscomi, e d’altra parte per l’onorevole quelle stanze, sia pure alte, viaggiano ormai da anni alla sua altezza. Viscomi risponde da Palazzo San Macuto che, ricorda, in passato era il Palazzo dell’Inquisizione e, forse anche per questo, oggi viene adibito, tra le altre cose, a sede della Commissione antimafia e del Copasir. Viscomi e i suoi due temporanei colleghi sono concordi nel dire che passeranno tutta la settimana a Roma, perché al momento le trattative sono bloccate, perché per l’occasione persiste una somma di minorane più che una maggioranza, e l’accordo è ancora lontano seppur necessario, per assicurare un presidente autorevole e garante dell’unità degli italiani, insomma una replica di Mattarella se Mattarella mai si lasciasse replicare.

Ma ritorniamo agli studenti, ché la scena è stata la loro, e svolta in modo egregio, porgendo con sicurezza e senza leggere le domande ai delegati e ai docenti, alcuni in presenza, tutti gli altri delle quinte classi dei due istituti, il Grimaldi in via Turco e il Pacioli in via Sebenico, collegati in streaming. Segno che la materia, che potremmo definire “Il Presidente, questo sconosciuto”, è stata reamente affrontata e studiata, assimilata, digerita e resa anche in forma di brevi video che hanno passato in rassegna le dodici precedenti elezioni, partendo dalla provvisoria con De Nicola e finendo all’ultima del 2015 con Mattarella, e confrontando il sistema di elezione e le attribuzioni dei diversi Capi di Stato in Italia, notoriamente indiretto, in Francia diretto e a doppio turno per una repubblica presidenziale, e in Usa, indiretto e pur sempre a indirizzo presidenziale. In Italia, e su questo si sono indirizzati le domande ai docenti, la democrazia è di tipo parlamentare, governata dalla Costituzione che garantisce un sistema di pesi e contrappesi tra i diversi poteri in equilibrio instabile e pur perfetto, tale che non si possa alterare il peso di uno senza che subentri la resilienza dell’altro. Per questo sono molto insidiose le suggestioni di chi predica o predice un’evoluzione in senso semi presidenziale o presidenziale tout court della democrazia italiana. Insidiose e facilone, semplicistiche e populistiche, pur nella consapevolezza che la Costituzione è organismo vivente e non stereotipato, come d’altra parte comprovato dai numerosi ritocchi cui è stata sottoposta nei decenni, l’ultima delle quali riguardante la riduzione del numero dei parlamentari e dell’età di accesso all’esercizio attivo del voto per il Senato.

In ogni modo, il meccanismo messo in piedi dai padri costituenti si rivela a tenuta, anche nei casi sollecitati con acume dagli studenti, qualora, per esempio il presidente non sia eletto se non dopo la scadenza dell’attuale mandato (il 3 febbraio), oppure nel caso in cui venga eletto l’attuale presidente del Consiglio: chi governerà l’Italia tra le sue dimissioni e il giuramento dal Colle più alto d’Italia? A domanda precisa, i prof Monteverdi, Nicosia e Guzzo hanno precisamente risposto.

C’è stato anche modo di verificare la tenuta di un sondaggio a risposta segreta, su un campione di un centinaio di studenti delle quinte classi, su chi sarà il prossimo presidente: il più gettonato è risultato essere l’attuale presidente del Consiglio Mario Draghi, seguito ma a debita distanza da Silvio Berlusconi (il sondaggio è stato effettuato prima dell’annuncio del suo ritiro dalla contesa), con un voto di bandiera attribuito a Fedez. Nulla di nuovo su questo fronte, anche nell’austera aula di Montecitorio nelle passate edizioni non sono mancati i buontemponi: c’è chi ha votato Giancarlo Magalli, Ezio Greggio, Francesco Guccini, Sofia Loren. E anche l’onorevole Trombetta, quello della macchietta di Totò.

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