Catanzaro, cinema Orso la sua storia nel tempo

L’unica sala ad essere pienamente attiva anche nei mesi invernali era il Cinema Orso, di proprietà del signor Luigi Orso, di origine amalfitana

Dopo anni di vicissitudini e “battaglie” sul destino del vecchio Cinema Orso sito nel quartiere Lido di Catanzaro, è recente la notizia che ciò che rimane dello stabile andrà posto all’asta. Un risvolto finale che potrebbe aprire nuovi scenari sul suo futuro. Tuttavia indipendentemente da ciò che avverrà, se ne vorrà brevemente ripercorrere la storia, una storia che per molti catanzaresi resterà indelebile, come restano tali tante altre storie legate a luoghi determinanti che costituirono per la città un importante passato cittadino. Nel 1953 nella Marina di Catanzaro esistevano tre sale cinematografiche: il Cinema Aurora, un’arena all’aperto attiva esclusivamente d’estate, il Cinema dei Ferrovieri, anch’esso all’aperto e pertanto attivo solo nel periodo estivo e il Cinema Orso, una sala al chiuso, di proprietà del signor Luigi Orso, di origine amalfitana. Nel marzo del medesimo anno il signor Francesco Reda, che gestiva il Cinema dei Ferrovieri, visto il notevole afflusso dei villeggianti nel quartiere marinaro, fece richiesta alle autorità comunali, previa presentazione di specifica progettazione, della costruzione di un nuovo cinema estivo.

L’unica sala ad essere pienamente attiva anche nei mesi invernali era dunque quella del Cinema Orso, che si ergeva ove attualmente giacciono i suoi resti, nel corso principale del quartiere, “Corso Progresso”. L’ingresso era posto al limite di una breve ed ampia scalinata e all’esterno una piccola vetrina esponeva la locandina del film in proiezione. Il signor Orso aveva sempre avuto una cura particolare per le proiezioni cinematografiche da offrire, preoccupandosi di portare i film più richiesti del tempo, legati alla cultura del miglior cinema italiano. All’interno, nel piccolo atrio d’ingresso che precedeva la sala di proiezione, c’era la biglietteria, dove molte volte pare che fosse lo stesso proprietario a staccare i biglietti, il cui costo, variabile nel tempo, era stato anche di una lira con una caramella data in omaggio. Sempre nell’atrio altre vetrine ospitavano altrettante locandine di film che annunciavano le susseguenti rappresentazioni, motivo di grande interesse per i più piccoli catturati dalla particolare stampa e dai variegati colori. Nella sala ove avveniva la proiezione varie le file delle sedute e molte volte, se il film era già in visione, la “maschera” era pronta a far luce con la torcia per individuare un posto libero. I sedili, all’epoca rigorosamente in legno, erano collocati in maniera tale che le ultime file erano poste in alto rispetto alle prime, infatti la parte centrale del corridoio si presentava “in discesa”, ove abitualmente durante l’intervallo, che serviva anche per cambiare la pellicola, passava l’addetto alla vendita delle bibite, quasi sempre l’inconfondibile e classica “gazzosa”.

Il pubblico che usualmente assisteva alle proiezioni era prevalentemente maschile, formato da adulti e ragazzi, ma anche le donne erano attirate dai film che si riferivano al genere “romantico” proiezioni che all’epoca, nell’ambiente cinematografico, erano definite “Musicarello” (anni 60/70) la cui trama aveva come protagonista uno dei cantanti in voga del tempo con la sua produzione discografica. Tuttavia non mancavano anche le proiezioni dei “western”, un filone molto seguito e particolarmente amato. Il “vecchio” Cinema Orso, era dunque luogo di ritrovo, motivo di aggregazione e forse unico svago nei mesi invernali per i residenti del quartiere marinaro. La sua attività venne meno allorquando il signor Orso decise di chiuderne i battenti e nel tempo il suo ripristino divenne sempre più una chimera. Nell’ottobre del 1979, a causa di una violenta tromba d’aria che coinvolse il quartiere, il cinema venne parzialmente privato del tetto di copertura, per fortuna senza danni fisici alle persone. Attualmente ne è completamente privo poiché il tempo ha contribuito a deprezzare la struttura, ma ciò che certamente non potrà mai essere rimosso sarà quel vissuto e quello che il cinema rappresentò per il quartiere e per la stessa città.