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La “droga parlata” e l’arnica per tagliare la cocaina. La “Lamezia bene” trema dopo l’operazione della Polizia

Un'organizzazione ben radicata sul territorio aveva il controllo della compravendita degli stupefacenti

Una vera e propria raffineria della droga, pura, anzi purissima che prima di essere immessa sul mercato veniva lavorata per essere divisa in dosi e in alcuni casi “allungata” o tagliata addirittura con l’arnica.

E’ questa l’organizzazione dedita alla compravendita di sostanze stupefacenti che il personale della Questura di Catanzaro, guidata da Maurizio Agricola, ha sgominato oggi a Lamezia Terme. Il Gip, Barbara Saccà, nelle 315 pagine di ordinanza , ha dettagliato le risultanze dell’attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile di Catanzaro, guidata da Fabio Catalano, che ha dato esecuzione questa mattina alle misure cautelari, con l’ausilio dei colleghi del Commissariato di Lamezia, diretto da Antonino Cannarella , dei poliziotti del Reparto prevenzione Crimine di Vibo, agli ordini di Francesco Falcone, e delle unità cinofile della Polizia di Stato.

Traffico di droga, 23 misure cautelari (NOMI)

La  Direzione Distrettuale Antimafia diretta dal procuratore capo Nicola Gratteri, aveva ritenuto che vi fossero gravi indizi di colpevolezza per ben 99 indagati e che per 23 di essi fossero necessaria l’applicazione di misure cautelari.

Era così raffinata l’organizzazione che, oltre a lavorare la droga prima di immetterla sul mercato, bonificava periodicamente un garage, diventato raffineria, per paura che vi fossero delle microspie installate dalle forze di polizia. Una volta uscita da quella raffineria la droga era pronta a circolare negli ambienti della Lamezia bene, ma anche a diventare oggetto di scambio per traffici illeciti, quando non anche mezzo di ricatto. Non era solo la droga il business dell’organizzazione. Alcuni di loro infatti hanno dimostrato di avere il pieno possesso di vere e proprie armi pericolose.

Il vasto compendio probatorio su cui si fonda l’indagine è prevalentemente rappresentato da una cospicua mole di intercettazioni a carico degli indagati, tanto da potersi fare riferimento alla cosiddetta ipotesi di “droga parlata”.