Covid Catanzaro 2020-2022: due anni di pandemia. Tra difficoltà e voglia di rialzarsi

Esattamente due anni fa, in un altro 4 marzo, anche la provincia del capoluogo iniziava a fare i conti con l'emergenza. Ripercorriamo il passato ma soprattutto proiettiamoci sul futuro. Come siamo cambiati? Quali le conseguenze sociali e soprattutto economiche?

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Due anni fa come oggi. Era il 4 marzo 2020 quando l’incubo Coronavirus-Covid 19 iniziava a fare parte della quotidianità dei catanzaresi. Nel tardo pomeriggio di quel mercoledì si diffondeva la voce poi confermata ufficialmente del primo caso catanzarese del nuovo virus. Quindici giorni dopo i primi contagi di Codogno e Vo in Lombardia e Veneto anche la provincia del capoluogo iniziava a fare i conti con l’emergenza sanitaria. Come siamo cambiati e come è cambiata la città e la provincia dopo due anni di pandemia? Come si è modificata la vita delle famiglie? E degli imprenditori? E degli studenti?

Quale problematiche superate e quale sono rimaste irrisolte? Ce ne occuperemo con un nuovo speciale a puntate di Catanzaroinforma dedicato appunto ai due anni di emergenza Covid. Nella prima uscita odierna – le altre saranno nei prossimi giorni – intanto ripercorriamo in un video  i momenti più significativi di questi difficili 24 mesi. Il servizio curato da Roberto Tolomeo è realizzato in gran parte con le immagini, le foto, i titoli con cui Catanzaroinforma vi ha raccontato questo momento complicato della nostra contemporaneità.

Nell’articolo in basso si analizzerà invece un aspetto di particolare importanza della pandemia, le conseguenze economiche ovvero come il virus ha inciso e sta incidendo sul tenore di vita della gente comune.

Covid e nuovi poveri

di Elisa Giovene

Generico marzo 2022

La pandemia da Covid – 19 ha drammaticamente segnato due anni della nostra vita, due anni in cui il sistema sanitario ha dovuto intraprendere un’ardua battaglia a fronte di un nemico invisibile, sconosciuto e da combattere, tant’è che è tristemente noto quanto sia costato sul piano delle vite umane. Un sistema sanitario che, in alcune regioni della nostra Italia, come ad esempio la Calabria, non era effettivamente pronto ad affrontare una situazione così critica e delicata. Tuttavia, quasi due anni di ricerca medica hanno rappresentato una forte crescita nel poter affrontare il virus, limitandone le drastiche conseguenze. La pandemia ha, dunque, globalmente sconvolto la vita dal punto di vista sociale, sanitario, psicologico, ma anche economico. Ed è su quest’ultimo punto che ci si concentrerà, poiché in due anni di emergenza sanitaria la precarietà economica ha rappresentato una delle primarie difficoltà a cui si è dovuto far fronte. Come più volte è stato detto esiste un “long covid” causato dagli effetti della malattia, ma si potrebbe ugualmente dire che esiste un “long covid” che riguarda la povertà. Parlare di povertà non ha dell’imprevedibilità, resta infatti una realtà sconcertante che la pandemia ha notevolmente acuito, sconvolgendo alcuni equilibri che già apparivano precari. L’emergenza ha, dunque, completamente affogato chi cercava di restare a galla e posto in una situazione di precariato chi poteva dire di aver raggiunto un discreto equilibrio economico.

RECORD POVERI. La pandemia ha apportato conseguenze inimmaginabili, solo in Italia nel 2020 ci sono stati oltre un milione di poveri in più rispetto al pre-covid: 5,6 milioni in totale, ovvero 2 milioni di famiglie. In relazione all’ISER (Indice Sofferenza Economica Regionale) le regioni che hanno maggiormente accusato il colpo, durante il clou della pandemia, sono state Piemonte, Veneto e Trentino Alto Adige per il nord, mentre per il centro – sud la Calabria. I disoccupati, rispetto al 2019, sono diventati 456mila in più, molti hanno perso il lavoro passando da una situazione di “precariato” ad una condizione di “estremo precariato”. A tutto ciò si aggiunge la recente stangata dei “rincari” che ha reso ancor più difficile una situazione già vacillante, ponendo definitivamente in ginocchio un gran numero di famiglie. C’è da dire, inoltre, che nel nostro paese sussistono circa 50mila persone senza fissa dimora, che compongono quel mondo degli “invisibili” che, nel periodo del lockdwon, ha dovuto fare i conti con la chiusura parziale dei centri di accoglienza per via delle “restrizioni covid”, quindi con l’esclusione di alcuni servizi a loro deputati, se pur in parte svolti dal volontariato direttamente in strada. 

NUOVI POVERI IN CALABRIA. Alcuni dati Istat evidenziano che in Calabria coloro che rischiano la povertà sono ben 848mila, un dato che in definitiva si riferisce al 40% della popolazione. Inoltre, da un recente report (Bankitalia) si apprende che metà delle famiglie calabresi sono senza alcuna fonte di reddito sicura, un dato che riporta al 53, 4%, ovvero coloro che non hanno un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Nel 2020 si è cercato di arginare il grave colpo con gli aiuti statali, la cassa integrazione, il blocco dei licenziamenti e i bonus. Tuttavia in una regione come la Calabria, il tasso di disoccupazione ha raggiunto proporzioni preoccupanti, determinando ulteriori stati di disagio economico e sociale per numerose famiglie. La ripresa economica stenta ad arrivare e il “post pandemia” del 2021 non ha ancora colmato quel profondo baratro in cui sono venute a trovarsi le famiglie calabresi. Ma chi sono attualmente i “nuovi poveri”? Si può dedurre che, anche da quanto successivamente delineato, a Catanzaro, come in tante altre città della nostra Italia, in particolare difficoltà sono venute a trovarsi le famiglie a basso reddito, i commercianti, i divorziati, i senzatetto, ma sono anche da aggiungere anziani e disabili (soli senza sostegno), i giovani disoccupati (con età superiore a 40 anni) e gli extracomunitari. Ed è seguendo l’importante attività della Caritas nella Diocesi di Catanzaro – Squillace, che si è potuto meglio delineare il profilo di chi in questa emergenza ha dovuto fare i conti con uno stato di precarietà, rappresentando per così dire i “nuovi poveri”. In primis, come già detto, le famiglie, alle quali è venuto meno il supporto lavorativo, si sono aggiunti coloro che svolgevano attività classificate come “lavoro in nero” (non potendo accedere ai contributi statali) inoltre ci sono stati e, molti lo sono tuttora, i commercianti, (soprattutto chi aveva un fitto da pagare nonostante la chiusura) e, ancora, gli ambulanti e coloro che svolgevano lavori occasionali o “stagionali”. Un coinvolgimento che, ad apertura di ventaglio, ha visto includere diverse categorie. Si potrebbe dire che la pandemia ha posto in essere una “recrudescenza” su situazioni già precedentemente note.

 

GLI AIUTI PER LA “SOPRAVVIVENZA”. In un contesto così drammatico dove la “precarietà” ha bussato insistentemente alle porte dei catanzaresi, non sono state poche le famiglie che hanno usufruito di aiuti esterni. Infatti nel 2020 forte l’apporto di Caritas, Parrocchie, Protezione Civile, Comune e Associazionismo che, con la loro operatività, hanno cercato di colmare importanti disagi. In alcuni esempi che si andranno a tratteggiare, si vorrà in primis sottolineare l’attività della Caritas che ha coinvolto le 122 parrocchie della Diocesi di Catanzaro. Mediante questa rete di supporto si è svolta un’attività capillare del territorio con la distribuzione di beni primari, come sottolineato dal direttore Don Roberto Celia:” Nel clou del periodo pandemico c’è stato un forte incremento della precarietà, anche se da noi non quantizzato poiché si è badato più alle necessità che ai “numeri”. Abbiamo consegnato un notevole quantitativo di prodotti, sia alimentari che di vario genere, a ciò si è aggiunta anche la distribuzione dei bonus spesa”. “Inoltre – ha sottolineato – il supporto della “Caritas” non è stato indirizzato alla mera distribuzione di pacchi alimentari, infatti il “centro d’ascolto” ha svolto un’importante attività, un servizio offerto a persone in difficoltà (tra cui persone sole, divorziati, stranieri) per comprendere al meglio le esigenze del momento. Ora, purtroppo, siamo già pronti per l’altro grosso handicap, che sarà rappresentato dai recenti rincari”. E dunque l’opera della Caritas si è espansa nelle varie parrocchie di cui se ne trarrà qualche esempio nel perimetro della città, come l’attività espletata da don Vincenzo Grillo parroco della Chiesa Santa Maria di Porto Salvo sita nel quartiere marinaro.

“Il 2020 – afferma il sacerdote – è stato un anno tremendo, in piena pandemia abbiamo sostenuto un numero di 340 persone che facevano parte della nostra parrocchia, ma anche provenienti da fuori. Importante, dunque, la nostra collaborazione con il Banco Alimentare e la Caritas Diocesana”. “Durante l’emergenza – aggiunge – molte persone hanno perso il lavoro, quasi imprevedibilmente. La povertà è stata veramente alle stelle, coinvolgendo le famiglie e nel particolare “artigiani” e “manovalanza”. Per fortuna sono arrivati i ristori da parte dello Stato, ma anche il Comune è intervenuto tempestivamente su casi di particolare emergenza e con i bonus spesa, attenuando delle conseguenze a volte anche tragiche”. “La situazione – ha ancora detto – è certamente migliorata, tuttavia, al momento, la nostra parrocchia sostiene 90 famiglie, sempre seguendo le regole della certificazione Isee, ma, in caso di occasionale bisogno ci offriamo senza alcun problema, disponiamo, infatti, anche di libere donazioni e abbiamo modo di effettuare delle raccolte alimentari”.

Aiuti, dunque, importanti che hanno costituito un valido apporto per le numerose famiglie provate dall’emergenza sanitaria o da un quotidiano reso ancor più gravoso dalla contingenza. Non si può escludere l’importante testimonianza di Padre Giuseppe che si occupa della “gestione” della mensa del “Conventino di S. Antonio” nel centro città. La mensa è un servizio essenziale in funzione oramai da anni ed ha sempre apportato un materiale beneficio a chi ne abbia avuto necessità. Attualmente, causa emergenza Covid, è attivo solo il servizio d’asporto come ha precisato lo stesso Padre Giuseppe: “Già dal 2020 il servizio mensa ha funzionato solo in “asporto” per motivi contingenti, infatti abbiamo sospeso quello in sala”. “Dal lunedì al sabato – aggiunge – si preparano circa 60 piatti giornalieri, infatti da circa cinquanta pietanze siamo passati ad oltre sessanta ed attualmente è ancora così. Chi usufruisce della mensa sono famiglie, persone singole, ma anche stranieri e senzatetto. Il numero degli avventori è incrementato, ma lo standard rimane invariato”. Si è accennato prima dell’operatività del Comune, si potrebbe dare un dato indicativo per quanto riguarda la distribuzione dei “bonus spesa”, infatti, nel pieno dell’emergenza sono state effettuate due “tornate”, nella prima sono stati assegnati circa 2000 buoni, mentre nella seconda 3000. La distribuzione è stata realizzata sempre tramite presentazione “modello Isee”, dunque per coloro che avevano perso il lavoro o per difficoltà legate all’emergenza. Un altro importante dato giunge dal mondo dell’Associazionismo che, nella sfera dei supporti, ha indirizzato i propri aiuti anche alle donne vittime di violenza.

Infatti l’Associazione “Astarte” di Catanzaro, che opera in tal verso, ha anch’essa collaborato con altre Associazioni affinché le donne facenti parte del sodalizio avessero nel periodo del lockdown il necessario per i loro bisogni. Sino allo scorso mese di ottobre (sempre a mezzo Isee) sono state sostenute circa venti famiglie, sia a Catanzaro che nel suo comprensorio, conseguentemente “affidate” ad altra associazione per l’eventuale continuità del servizio. Si vorrà concludere con la Protezione Civile che, oltre a vederla impegnata con l’istallazione delle varie postazioni “pre-triage” sull’intero territorio, è sempre stata presente con azioni di sostegno e interventi mirati a risolvere situazioni di emergenza. Con le consegne di beni primari o di medicinali di vario genere, sono state soccorse anche famiglie che risiedevano in zone particolarmente impervie. I supporti, dunque, non sono mancati e in questa breve analisi appare un chiaro quadro sociale che ha visto un’osservazione diretta più che riferita a dati numerici, tuttavia resta la drammaticità di un anno piagato da una importante emergenza sanitaria. 

LA POVERTA’ DELLE IMPRESE. Il 2020 ha dunque visto un’economia posta allo stremo delle forze, una situazione che ha direttamente coinvolto le 34.000 imprese esistenti a Catanzaro e provincia. Il crollo del fatturato, le tasse, i fitti e le utenze da dover espletare hanno decretato la fine di molte attività che poco hanno avuto da ristori, banche e quant’altro. Famiglie che, loro malgrado, hanno dovuto chiudere i battenti delle proprie attività. Le svariate imprese, anche a carattere familiare, sono scoraggiate e i deboli “sussulti” di ripresa poco hanno rappresentato, risentendo ancora di un anno pieno di grandi incertezze. Per tale motivazione una riflessione nasce spontanea, infatti non si può certamente escludere il potenziale delle imprese che, nel tessuto economico, costituisce quel valore aggiunto molte volte modello di apertura per lo sviluppo e il rilancio di alcuni settori. Anche il capoluogo ha visto un 2020 che ha drasticamente posto in bilico molte imprese, non a caso la testimonianza della signora Anita Ferragina, “Chef a domicilio”, che opera nel comprensorio di Catanzaro.

Generico marzo 2022

“E’ una situazione molto fragile – dice – la viviamo nel nostro quotidiano ma anche dal punto di vista imprenditoriale, è come se avessimo avuto un “incidente frontale”. Proveniamo da un periodo di crisi incredibile dal quale stiamo cercando di riprenderci ma con dei costi impensabili, nell’arco di sei mesi abbiamo avuto dei rincari assurdi, da bollette di circa 1300 euro che sono balzate a 2200 euro”. “I “nuovi poveri” siamo veramente noi – aggiunge – oltre ad essere stati bloccati per tanto tempo, ora, le cartelle esattoriali ritornano, gli sgravi sono minimi ma anche il fatturato.

Il guadagno che si era accumulato, in questi ultimi due anni è andato completamente sgretolato, gli “aiuti” da parte degli istituti di credito sono relativi poiché vedono in noi un “cliente” non produttivo, pertanto si va avanti con le proprie forze, anche i ristori sono stati bassissimi quindi non hanno compensato i nostri veri bisogni”. “La ripresa – dice ancora – non è facile anche perché lo stesso cliente deve riabituarsi ad uscire e lo fa con riluttanza. Per fortuna nei mesi estivi si è lavorato e anche se i ricavi non sono stati soddisfacenti perché sono mancati i turisti e una parte della clientela, per noi è stato come avere una boccata di ossigeno”. “Certamente – conclude –  il “caro bollette”, è un ulteriore peso, ma, per quanto mi riguarda, vorrò anche tutelare il cliente facendo in modo che gli aumenti siano per lui relativi. La situazione non è facile e alla fine anche chi avrà le “carte” in regola potrà essere “debitore” dello Stato, è una vera “povertà commerciale” e non so quante aziende potranno farcela con i costi che sono saliti alle stelle”. 

Una situazione integralmente delicata a cui dovranno far fronte numerose aziende. Ma dopo due anni così importanti che hanno segnato il settore commerciale e di conseguenza numerose famiglie, cosa ci si aspetterà dopo i recenti rincari? E’ ciò che si è chiesto a Pietro Falbo, presidente della Confcommercio Calabria Centrale. “Si potrebbe dire che la crisi da Covid è diventata crisi economica – afferma Falbo – L’analisi è drammatica, molte delle imprese esistenti tra Catanzaro e provincia hanno subito un duro colpo, diversi gli esercizi commerciali che hanno abbassato le serrande, i ristori sono arrivati tardivamente e, tra l’altro, anche insufficienti, i finanziamenti sono stati veicolati attraverso gli istituti bancari che hanno applicato le solite procedure per l’accesso al credito, contrariamente a quanto garantito dallo Stato che assicurava l’applicazione della misura economica al 100%. Crif, Cerved e le Centrali rischi, spesso hanno posto il veto anche per piccole segnalazioni ai finanziamenti stessi, lasciando le imprese nella disperazione, rendendole facili prede dell’usura. C’è comunque da dire che un certo miglioramento è stato rilevato, il “delta” tra cessazione attività e nuove iscrizioni è risalito dell’1,62, ma ciò è accaduto quasi allo scadere dei due anni pandemici”.

“Ad incrementare il forte stato di disagio – aggiunge – gli ultimi rincari e il costo delle bollette dell’energia gravato ancora, in maniera incomprensibile, dai cosiddetti “oneri di sistema”. In una fase così drammatica Confcommercio sarà sempre dalla parte delle imprese e degli esercenti. Confcommercio porrà i propri “servizi” a disposizione dei suoi associati, si vorrà fare in modo che ci sia una interconnessione fra le varie Confcommercio provinciali e le amministrazioni comunali soprattutto in riferimento del nuovo intervento governativo che è il Pnrr, un grande strumento economico che costituisce un’ottima opportunità per imprese e territori”. ”Si spera dunque – conclude – che le amministrazioni siano sensibili e con l’aiuto di Confcommercio si possano valutare quali siano i disagi del sistema socio/economico dei nostri comprensori. Da parte nostra pieno sarà il supporto a favore dei comuni e delle aziende per le prossime progettualità”.  

DAL COVID A “STANGATA BOLLETTE E RINCARI”. Gli ultimi “venti di guerra” non si sa quanto potranno sconvolgere il sistema economico già ampiamente minato dai precedenti accadimenti. Si è largamente descritto quanto l’economia, soprattutto in piena emergenza, ne abbia sofferto, ma ad aumentare lo stato di disagio i recenti rincari che, purtroppo, hanno avuto una distribuzione degli aumenti in diversi settori. Il “caro bolletta” ha posto in sofferenza aziende, famiglie e singole attività, che hanno visto impennare drasticamente i numeri delle fatture dell’energia elettrica, gas e tanto altro. Una stangata che si aggiunge alla precedente ancora non risanata e che evidenzia aumenti record dettati dal rialzo dei costi delle materie prime.

L’intervento del governo con il “Decreto bollette 2022” posto come ancora di salvataggio per famiglie e imprese, ha l’intento di arginare gli effetti del rialzo dei costi e successivamente di non far insorgere ulteriori crisi. Tuttavia ci si chiede quanto potranno essere mitigate le sofferenze con gli sgravi degli oneri di sistema, con la riduzione dell’Iva o con le proroghe dei “Bonus Sociali”. Al rincaro bollette si è ulteriormente associato quello delle filiere produttive, portando a costi più elevati i generi di largo consumo.

Il grano, la carne e molti generi alimentari hanno subito aumenti in virtù della crescita del prezzo dell’energia necessaria alla loro lavorazione, mettendo in evidente rischio anche il “budget” familiare. A rendere la situazione ancor più difficile, l’incremento del prezzo del carburante, una voragine in cui s’inglobano altre ulteriori spese. I lavoratori, così come le famiglie, sono letteralmente soffocati dall’esubero dei costi, la stabilità economica diventa sempre più traballante e gli ultimi accadimenti in Europa pongono al momento dei forti dubbi sul futuro prossimo dell’economia.

(fine 1-continua)

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