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Il Prefetto di Roma: ‘Nella Capitale le teste di ponte di decine di famiglie calabresi’

La mappatura in Commissione Antimafia fatta da Piantedosi

Una mappatura degli “insediamenti mafiosi” nella Capitale e’ stata fatta oggi in commissione antimafia dal prefetto di Roma Matteo Piantedosi.

Si tratta di gruppi che “costituiscono proiezioni a Roma delle organizzazioni mafiose tradizionali, vale a dire Ndrangheta, Camorra e in misura minore, Cosa Nostra.

Soggetti che – ha detto Piantedosi- mantengono legami storici con consorterie mafiose d’origine costituenti, inoltre, una testa di ponte per ogni genere di interesse.

Sulla scorta delle piu’ recenti risultanze investigative giudiziarie coordinate dalla direzione distrettuale antimafia romana, e degli omologhi uffici giudiziari calabresi, e’ confermata l’operativita’, nella Capitale, di affiliati alle ‘ndrine”.

Ci sono “quelle originarie del Reggino -continua Piantedosi- come i Tegano, i De Stefano, i Gallico, i Moleti, i Piromalli, i Bellocco, i Pesce, Alvaro, Pelle-Vottaro, Strangio, Marando; del vibonese come i Fiore’-Razionale di San Gregorio D’Ippona federate con i Mancuso.

Ci sono i Gallace di Catanzaro; soggetti organici alle ‘ndrine Mole’ e Mazzagatti, i Morabito che sono piu’ nella zona di Morlupo, Castelnuovo di Porto, Rignano Flaminio, Riano e Capena”.

“Ci sono i Moccia -continua il prefetto di Roma nell’elencare le famiglie mafiose che operano nella Capitale- la cui operativita’ nella Capitale, del gruppo familiare riconducibile all’area napoletana, precisamente di Afragola, che e’ segnalata a partire dal 2010 e che avrebbe cominciato ad investire ingenti capitali soprattutto nel settore della ristorazione, ma anche in quelli immobiliare e caseario, da ultimo il business della illecita commercializzazione di carburante e del riciclaggio di centinaia di milioni di euro in societa’ petrolifere intestate a meri prestanomi insospettabili.

I Mazzei, i Graviano, i Santapaola-Ercolano, i Rinzivillo, i Cuntrera Caruana. Questi sono gruppi e famiglie delle Mafie storiche mantengono legami con i territorio di provenienza”