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I dipendenti premono sul Consiglio provinciale

Protestano contro i ritardi e le incertezze degli stipendi. Le dichiarazioni del presidente Abramo

Non c’è stata irruzione durante lo svolgimento del Consiglio provinciale odierno, ma poco c’è mancato. I dipendenti della Provincia di Catanzaro, sempre in apprensione per la puntualità e la continuità nel ricevimento degli stipendi, hanno inscenato una protesta, chiedendo spiegazioni e ragguagli direttamente dal presidente Sergio Abramo al termine dei lavori dell’assemblea. Abramo ha dialogato a lungo con i dipendenti, spiegando e fornendo indicazioni sulle prossime iniziative da concordare unitariamente con lo scopo primario di assicurare a impiegati e funzionari la dovuta tranquillità economica.

La situazione è nota, non è la prima volta che i dipendenti della Provincia, nell’ultimo anno, non ricevono con puntualità lo stipendio a fine mese. Al momento non hanno ricevuto le spettanze di fine aprile, ma quella che suscita apprensione è la consapevolezza che le casse dell’Ente sono in sofferenza, alla quale non sembra al momento dare sollievo il piano di riequilibrio di recente approvato dal Consiglio provinciale anche per favorire i richiesti interventi da parte dello Stato centrale. Anzi, oggi una delle perplessità manifestate dai rappresentati dei dipendenti hanno riguardato l’inserimento della convenzione in comodato gratuito al Conservatorio dell’immobile di proprietà provinciale in un’ala del Palazzo ex orfanotrofio femminile Stella. Abramo in proposito ha spiegato che la convenzione non incide minimamente sul piano di riequilibrio, essendo parte integrante della convenzione l’impegno da parte dell’Istituto Tchaikovsky di accollarsi le spese di manutenzione ordinaria e la ristrutturazione onerosa della porzione di immobile non ancora interessata dai lavori.
A un certo punto dai lavoratori è addirittura partita forte la richiesta di dimissioni dell’intero Consiglio. Soluzione radicale ma, probabilmente, molto poco incidente in senso positivo sulla situazione finanziaria, certamente non risolvibile con l’arrivo di un commissario.

“Il problema si ripete, non se ne esce se non c’è un intervento da parte dello Stato – ha detto ai nostri microfoni il presidente Abramo -. Con i dipendenti il clima è buono, ben comprendono che non è riconducibile alla mia presidenza. Sento di dover stare accanto a loro perché non pagare gli stipendi è cosa molto brutta. Lo Stato non vuole intervenire, il vice ministro Castelli non vuole fare assolutamente niente, non ha preso in considerazione quanto da noi richiesto. La situazione della Provincia di Catanzaro è un po’ particolare, perché non sono semplici debiti che si possono spalmare in vent’anni, ci sono mutui che purtroppo paghiamo e vanno oltre le entrate. Un ente pubblico non può uscirne adottando una sana riduzione delle spese, perché incassiamo 30 milioni l’anno e ne spendiamo 42, riducendosi il tutto a manutenzioni ordinarie, stipendi e mutui. Non ne usciamo e quindi c’è la necessità che il governo intervenga. Lo abbiamo chiesto ai nostri parlamentari e anche qui nessuna risposta. Il fondino prospettato non è stato inserito nella finanziaria né negli aggiornamenti successivi, adesso l’Upi sta premendo per inserirlo in altre opportunità del bilancio, ma ogni volta che l’Upi avanza una richiesta viene puntualmente rimandata al mittente. È pertanto una situazione senza uscita”.

Come rispondere allora al disagio dei dipendenti? “A questo punto – ha risposto Abramo -credo che la cosa migliore sia avviare una protesta e magari chiudere anche gli uffici della Provincia. Da parte mia spero per mercoledì di riunire i presidenti di tutte le Province calabresi perché non arrivando trasferimenti da parte dello Stato anche le Province che non hanno gli stessi problemi nostri cominciano ad avere le casse in sofferenza sul pagamento degli stipendi”.

Come organizzare la protesta? “Vedremo – aggiunge il presidente, a scadenza di mandato -. Se andare a Roma, se andare insieme all’Upi, e nel frattempo qui avviare una protesta, uno sciopero. Non si può sentire un ente pubblico che non riesce a pagare gli stipendi ai dipendenti. Non abbiamo pagato fine aprile, fino a marzo siamo a posto, se fosse arrivato il finanziamento avremmo pagato anche aprile. Ma è giusto intervenire adesso, perché se paghiamo aprile e poi paghiamo maggio perché aspettiamo un saldo da parte della Regione, ma arriva giugno e scoppia il caso, allora è meglio intervenire subito per sapere di quale morte moriremo. La protesta estrema è consegnare le chiavi al prefetto. Io sono con i dipendenti e cammino con loro, l’Ente è loro, ci lavorano da una vita e continueranno a lavorarci fino alla pensione, e quindi è giusto dare il massimo spazio a loro che non alla parte politica”.