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Giorgio Sinatora, una vita tra il tennis e Pontepiccolo

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di SERGIO DRAGONE

Senza Giorgio Sinatora il quartiere Pontepiccolo non sarà più lo stesso. Non saranno più gli stessi quei piccoli viali che separano la sua abitazione dai campi da tennis, un breve passo che ha rappresentato tutta la sua vita.

In questo momento di grande commozione e dolore, lo rivedo adolescente, assiepato assieme a noi ai lati dei campi in terra rossa, in attesa che qualcuno degli eleganti giocatori ci regalasse un momento di felicità, facendoci impugnare le sfavillanti racchette Dunlop e Wilson.

Il più generoso era il farmacista Silvio Giancotti, un gentiluomo d’altri tempi dotato di una sensibilità straordinaria. Gli facevamo da raccattapalle, poi lui, alla fine della sua partita, ci faceva entrare in campo e ci metteva in mano sorridendo una delle sue racchette: “Dai, fatemi vedere di cosa siete capaci”.

Io, Giorgio, Fofò, Tonino, Pierluigi non credevamo ai nostri occhi. Della compagnia ero sicuramente il più scarso, anche se compensavo un po’ con un buon servizio e un discreto gioco a rete. Giorgio eccelleva invece nel palleggio, aveva la capacità di mantenere la palla in campo in ogni situazione e di governare il gioco. Il suo “dritto” era davvero efficace, molto profondo e in grado di mettere in seria difficoltà l’avversario. Proprio questa sua qualità lo avrebbe portato negli anni successivi a diventare un “maestro”, avviando tanti ragazzi a questo gioco tra i più belli del mondo, ma anche così difficile sotto l’aspetto tecnico.

Giorgio era introverso, ma questo non gli impediva di sfoderare una sottile ironia e stabilire ottimi rapporti umani. Era educatissimo, compito, sempre attento a non andare oltre le righe. Lo sport è stato la sua ragione di vita, anche nella professione.

Se ne va un pezzo importante del quartiere Pontepiccolo, svanisce un po’ l’aria che si respirava tra quei palazzi negli anni Sessanta, quando i condomini erano un’unica famiglia, con le teglie di lasagne che passavano la domenica da una porta all’altra e ognuno si portava il suo bagaglio di gioie e di affanni dividendolo con gli altri. Difficile da comprendere oggi che a malapena ci si saluta, divorati dalla fretta e dagli interessi.

Giorgio Sinatora resta nel nostro cuore e in quello di coloro che lo hanno conosciuto nella sua veste di maestro di tennis e insegnante di educazione fisica. Un eterno ragazzo di altri tempi che io immagino lassù con la sua inseparabile racchetta pronto ad iniziare un match tra le nuvole.

 

 

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