Quantcast

Lite al Lido Jonio e denunce reciproche per minacce e lesioni: il Tribunale archivia procedimento

Coinvolti Aniello Grampone e Giovanni Valentino e il fratello Alfredo. I giudici "Non si è potuto raggiungere un valido riscontro a quanto dichiarato dall'uno o dell’altro denunciante"

Più informazioni su

Il Tribunale Ordinario di Catanzaro, ufficio Gip Gup (giudice Chiara Esposito) ha archiviato il procedimento relativo alla reciproca querela di Aniello Grampone e Giovanni Valentino che si riferisce a una lite avvenuta nel luglio del 2017 in cui era coinvolto anche Alfredo fratello di Valentino.

Dell’episodio erano state fornite versioni discordanti, quindi opposte attribuzioni di responsabilità e due denunce reciproche di minacce e lesioni personali (le parti erano rappresentate in giudizio Grampone da Michele Gigliotti, i Valentino da Rita Cellini)

La lite era avvenuta in occasione dell’accertamento tecnico d’ufficio disposto dal Tribunale di Catanzaro nel procedimento per Accertamento Tecnico Preventivo n. 1546/2017 richiesto dal gestore del lido Jonio, moglie di Aniello Grampone in seguito ad alcune problematiche segnalate sia dalla stessa che dal concessionario dell’area balneare, Giovanni Valentino”.

Secondo quanto stabilito dal  Tribunale “alla luce di quanto riportato dalle rispettive persone offese nonché reciproci indagati, le ipotesi delittuose in parola sembrerebbero strutturalmente integrate quantomeno secondo il profilo oggettivo. Tuttavia, dalle indagini delegate tanto alla Squadra Mobile della Questura di Catanzaro che al Comando Stazione Carabinieri di Catanzaro Lido non si è potuto raggiungere un valido riscontro al portato dichiarativo dell’uno o dell’altro denunciante, giacché tutti i soggetti presenti alla lite – escussi a sommarie informazioni dalla p.g. operante – hanno riferito di non aver assistito ad alcuna aggressione fìsica perpetrata ai danni di Giovanni Valentino da parte del Grampone né alle minacce proferite dai fratelli Valentino nei confronti del Grampone”.

Quindi, in presenza di tali dichiarazioni, non è possibile dare conforto né alle dichiarazioni dell’una che dell’altra persona offesa, potendo solo dare conto della violenta lite scaturita fra le parti, terminata già prima dell’intervento delle Forze dell’Ordine, allertate dallo stesso perito nominato dal Tribunale.
Pertanto, in conclusione, tali condotte, a parere del giudicante, pur essendo astrattamente idonee a configurare le fattispecie di reato statuite dall’art. 582 e 612 c.p., non possono essere al contempo ritenute sussistenti oltre ogni ragionevole dubbio”.

Più informazioni su