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I gadget promozionali, il presidente, la dirigente rimossa a favore di social

Occhiuto rende noto il suo no a una determina dirigenziale di acquisto non condivisa

«Mi hanno mandato questo decreto – scrive su Facebook il presidente di giunta Roberto Occhiuto– per l’acquisto di gadget per 164.122,94 euro. Le determine dei dirigenti non passano dalla presidenza. Entro lunedì sarà revocato, perché non condivido importo e procedure. Inoltre, la dirigente di quel settore sarà rimossa. Tutti, anche i dirigenti, devono sapere che da 6 mesi è cambiata la musica».

Non sappiamo chi sia la dirigente che – a detta del presidente – sarà rimossa né il presidente, ovviamente, lo rende noto. Anche se, a questo punto, forse sarebbe stata la scelta più giusta. Per soddisfare il dominante desiderio di pubblico ludibrio non c’è niente di meglio che suscitare i caso e additarne il responsabile, meglio se anonimo così ciascuno può a discrezione costruirsene fattezze e ricostruirsene circostanze. Non sappiamo nemmeno se Occhiuto abbia agito di impulso nel pubblicare la sua decisione sul social più diffuso e facilmente condivisibile, oppure se anche questa rientri nella strategia di comunicazione instaurata dal giorno della sua elezione e anche prima, e pertanto frutto di un disegno studiato a tavolino, preordinato e scientemente perseguito. Non c’è intendimento pubblico, passo istituzionale o azione di governo, che Occhiuto non renda noto nell’immediato, sua sponte o tramite l’efficiente ufficio stampa. La consuetudine è senz’altro encomiabile, se guardata attraverso la lente della trasparenza. Nel caso particolare, tuttavia, non si può non notare una forzatura evidente, dettata, forse più che dalla fretta, dallo sfinimento nel chiudere l’ennesima settimana fitta di gravosi impegni.

Il “no” alla firma, quella grande “X” marchiata in rosso sul testo incriminato, sono stati pronunciati e apposti su un atto ancora non pubblico, portato a conoscenza del presidente che doverosamente ha esercitato la sua legittima funzione di controllo e di decisone ultima. Così dovrebbe essere fatto – sempre – e, probabilmente così non è – sempre. E, si intuisce, non è sempre stato. Il fatto poi, che nel caso specifico, la notevole somma da impegnare fosse destinata all’acquisto di non meglio specificati “gadget promozionali”, con la conseguente ricerca effettuata da tutti facilmente e simultaneamente per conoscere identità e provenienza della ditta assegnataria con la conseguente cognizione di essere azienda cosentina, aggiunge valore precettistico all’iniziativa social del presidente, un “caveat” per future simili improvvide iniziative dirigenziali con il vantaggio ulteriore di sgombrare il campo, nell’esercitare l’azione censoria, da ipotizzabili incertezze o remore derivanti da simpatie territoriali. Insomma, ci chiediamo se era proprio necessario, politicamente e istituzionalmente, rendere pubblica una decisione che poteva essere riservata tranquillamente all’ambito amministrativo, se mai chiedendone per vie interne ragione alla dirigente proponente e assumendo le decisioni conseguenti sul piano disciplinare.

Fermo restando che la dirigente, sicuramente ormai individuata nei corridoi della Cittadella, possa, e, a questo punto, debba far valere le ragioni a sua tutela. In un trend mediatico e d’opinione in cui alla burocrazia vengono attribuite le colpe più nefaste, per qualcuno addirittura equivalenti o superiori a quelle del crimine organizzato.
A ciascuno il suo. Al presidente di giunta, alla sua struttura interna, ai suoi stretti collaboratori, spetta anche questo compito: verificare se le firme apposte ai decreti siano sempre e comunque giustificati e putativamente legittimi. La musica è cambiata, scrive Occhiuto. Spetta a lui dirigere l’orchestra, badando che nessuno stoni.