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Accusato di aver dichiarato falsamente il reddito, assolto

Aveva formulato istanza di ammissione al gratuito patrocinio a spese dello Stato per un procedimento penale

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Assolto. Così si è conclusa l’udienza a carico di C.M., cittadino classe ‘68 residente a Catanzaro chiamato a rispondere dei reati di cui agli artt. 95 del D.P.R. n.115/2002 e 483 c.p., per aver formulato istanza di ammissione al gratuito patrocinio a spese dello Stato, nell’ambito di un precedente procedimento penale, dichiarando falsamente che il reddito della propria famiglia, composta anche dai familiari conviventi; per un ammontare di 12.980,00 euro. La Guardia di Finanza di Catanzaro aveva, peraltro, accertato che il  nucleo familiare aveva prodotto un reddito complessivo per l’anno di imposta in rilievo 2015, pari ad  17.594,99 euro.

In particolare, gli accertamenti della GDF avrebbero consentito di rilevare che C.M. aveva omesso di indicare le ulteriori somme di € 2.272,54 e € 2.442,45 riferibili alla di lui moglie.

Tutto ciò aveva indotto il Gup ad emettere, in seguito alla celebrazione del rito abbreviato condizionato, una sentenza di condanna a mesi 5 e giorni 10 di reclusione e  138 euro di multa.

Il difensore dell’imputato, l’avv. Gregorio Casalenuovo, tuttavia, non si è dato per vinto ed ha impugnato la predetta sentenza dinanzi la Corte di Appello per una serie di motivi: in primo luogo, la somma ulteriore non dichiarata riguarderebbe redditi percepiti dalla moglie dell’imputato che confluivano in un conto corrente diverso e separato da quello dell’uomo, motivo per il quale lo stesso non avrebbe potuto conoscere con esattezza l’ammontare dei redditi della moglie, a maggior ragione se percepiti a titolo di TFR per prestazioni lavorative effettuate in anni precedenti.

“Tale circostanza, pure valorizzata dal difensore in primo grado, fa venir meno l’elemento psicologico del dolo generico, con conseguente necessità di emettere una sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce reato, come sostenuto da gran parte della giurisprudenza di legittimità. Ma vi è di più. Sulla base dell’esame dell’imputato e della produzione documentale effettuata dinanzi al GUP di Catanzaro, il difensore era sicuro di poter ottenere una assoluzione perché il fatto non sussiste, mancando gli elementi costitutivi del reato anche dal punto di vista dell’elemento materiale”. Ed infatti, la Corte di Appello di Catanzaro ha dato ragione all’avv. Gregorio Casalenuovo ed ha riformato il provvedimento di primo grado, assolvendo l’imputato con la formula terminativa più ampia dell’insussistenza del fatto, riservando il deposito della motivazione in giorni 90.

 

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