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Quarantacinquenne di origini catanzaresi in carcere in Zanzibar con il marito: c’è il rinvio a giudizio

In aula martedì prossimo. Accusati di riciclaggio e altri reati, rischiano 20 anni. Il fratello della donna originaria di Soveria Simeri: "Gli ex soci li vogliono incastrare"

C’è stato un rinvio a giudizio e già martedì, davanti a un tribunale di Zanzibar, in Tanzania, si terrà la prima udienza del processo a carico di Francesca Scalfari 45 enne originaria di Soveria Simeri in provincia di Catanzaro e suo marito Simon Wood, entrambi sotto accusa in carcere nel Paese africano per riciclaggio di denaro e falso nell’ambito di una disputa legale con loro ex-soci italiani.

La vicenda è esplosa prepotentemente nei giorni scorsi. “Li vogliono incastrare” aveva detto al Corriere della Sera Marco, fratello di Francesca, arrivato a Zanzibar giovedì scorso.

L’appello su Facebook – “Ora più che mai necessito del vostro aiuto. Un semplice gesto: quello di far sapere a tutta Italia ciò che stanno passando mia sorella Francesca Scalfari e mio cognato Simon Wood in Zanzibar, la terra che per più di 15 anni è stata ed è la loro casa, il loro lavoro, i loro amici, la loro famiglia, il loro sogno che con grandi sforzi si stava realizzando.

Da più di 10 giorni si trovano rinchiusi in carcere con accuse infondate, accuse cui avrebbero opposto una difesa leale, certa. Imprigionandoli, hanno negato loro questa possibilità e tutto questo per volere di qualcuno che inspiegabilmente non concede neanche la possibilità di fare loro visita per un supporto morale e accertarsi del loro stato fisico e mentale, neanche a me suo fratello!

Un carcere con criminali veri, un carcere dove il rischio di malattie virali è altissimo, tutto questo contro ogni legge governativa e contro ogni diritto umano”, è l’appello – affidato a Facebook – del fratello della donna.

Per supportarli, la famiglia della coppia ha creato anche una pagina Facebook apposita: “Support for Francesca and Simon”. “Il mio è un appello a condividere per far sì che aumenti il numero di persone iscritte a questa pagina creata con l’intento di far capire alle ‘autorità locali’ che non sono soli e che i metodi e le regole che inspiegabilmente hanno attuato sono disumane”, ha aggiunto Marco, condividendo il link della pagina Facebook “Support for Francesca and Simon”. “Vi chiedo un ultima cortesia: un semplice commento sul post della pagina creata, questo contribuirà nell’intento e sono certo che una volta fuori da questa orribile incubo, leggendoli, riempirà di affetto, calore e gioia i cuori di Francesca e Simon. Grazie di cuore”, ha concluso l’uomo.

Ai microfoni del Corriere della Sera, Marco ha raccontato nei dettagli la situazione che la sorella e il cognato stanno vivendo.

“Lei si trova in cella con altre sei donne, lui in uno stanzone con 200 uomini, molti sono criminali, gli hanno pure rasato i capelli e tolto il cellulare”, ha detto. “All’inizio con il suo consueto ottimismo Francesca pensava che si trattasse di un fermo. Invece l’hanno incarcerata. È assurdo, li vogliono incastrare. Per questo capo d’accusa a Zanzibar non è previsto il rilascio su cauzione. Non ci permettono di vederli, ho potuto incontrarli soltanto una volta per pochi minuti al mio arrivo. Soprattutto Simon è in una situazione igienico-sanitaria preoccupante”, ha aggiunto.

Sono stati gli ex soci, Giovanni Viale e la moglie Isabella, originari di Bassano del Grappa a denunciarli e a questo proposito, Marco ha affermato: “Si sono conosciuti anni fa a Zanzibar. Una volta appreso del sogno di Francesca di trasformare la loro casa in un resort si sono proposti come finanziatori del progetto. Solo che dopo qualche anno hanno iniziato a fare manovre strane, per estromettere Simon e mia sorella dalla società. Hanno intentato tre cause civili contro di loro, tutte perse. E ora sono tornati all’attacco passando al penale”.

“Ora la giustizia penale farà il suo corso, vengono accusati di reati finanziari per i quali si rischiano 20 anni di carcere. Il nostro obiettivo è ottenere i domiciliari”, ha spiegato, sempre al CorriereStefano Totisco, vice console onorario a Zanzibar. Intanto, la richiesta di visita consolare avanzata dall’ambasciatore Marco Lombardi da Dar es Salaam, il principale polo economico della Tanzania, è stata rifiutata.

(In alto il servizio del Tg2)