Avis e Regione Calabria insieme nella campagna estiva di donazione del sangue

Per combattere il calo della raccolta di unità nel periodo è partita la campagna congiunta di sensibilizzazione, illustrata alla Cittadella con la partecipazione dei direttori dei tre Sit

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Sul piano militare di solito preoccupano più le campagne d’inverno. Nella particolare battaglia per il sangue – quello buono, utile alle trasfusioni e alle terapie – i pensieri degli addetti si incupiscono più d’estate, per ragioni ormai storicizzate ma anche per quelle evenienti sulla scia di pandemia e di demografia, in un combinato disposto che va smontato e ricomposto. A questo mira la campagna estiva di raccolta che l’Avis – l’Associazione volontari del sangue – ha in corso da alcune settimane e che proseguirà per i mesi estivi avendo accanto, in sforzo encomiabile e congiunto, la Regione Calabria e le Aziende sanitarie ospedaliere e territoriali. Sul tema circolano tre diverse locandine con le quali le cinque Avis provinciali e Avis regionale informano e invogliano all’atto generoso per definizione. In una quattro giovani bagnanti con cappello babbonatalizio ricordano che “il regalo più bello più bello puoi farlo quest’estate”; in un’altra “Fiero della mia Calabria, Orgoglioso di essere un donatore” esprime la positività del gesto; nella terza, infine, sotto tavole da surf ciambelline e pantofole da spiaggia c’è il post it “Prima di andare in vacanza Ricordati di chi ha bisogno di te per sopravvivere”.

Generico luglio 2022

Nella conferenza stampa indetta da Avis e Dipartimento alla Salute della Regione nella Sala oro della Cittadella, impossibilitata a partecipare di persona lo ricorda Antonella, ragazza microcitemica che vive grazie alle trasfusioni che riceve con periodicità, in un messaggio al quale ha affidato tutta la sua riconoscenza per gli anonimi donatori che, curiosamente, sente come fossero tutti e ciascuno piccola parte di sé ogni qualvolta, trasfusa e stanca, ripone in quel gesto altruista la sua certezza di vita. I dati, offerti su scala regionale e suddivisi nei tre Dipartimenti trasfusionali nei quali il Servizio sangue è organizzato, Liliana Rizzo, dirigente medico e direttrice del Centro Regionale Sangue presso il Dipartimento Salute: “La Calabria è regione autosufficiente in termini di sangue ed emocomponenti già dal 2001, grazie soprattutto all’apporto delle apposite associazioni di sangue. Oltre l’80 per cento delle unità a disposizione sono assicurate da loro. Ogni anno si raccolgono all’incirca 75 mila unità di sangue, con un fabbisogno che si aggira sulle 72 mila. Il fabbisogno, in linea con quanto accade in Italia, è però aumentato negli ultimi anni, in ragione della maggiore incidenza delle malattie croniche. Nonostante le difficoltà intrinseche alla pandemia, si riesce a garantire l’apporto ematico ai pazienti cronici per esempio ai talassemici e le attività chirurgiche usuali”. Quale la preoccupazione, quindi? Una più generale riguarda l’invecchiamento della popolazione, che comporta anche la fuoriuscita dal range d’età possibile alla trasfusione, oltre che la diminuzione in termini assoluti dei nuovi donatori tra i diciotto e i quarantacinque anni. È questione di cultura della donazione, ma anche il portato dello spopolamento in atto che fa aumentare in termini relativi e assoluti la prevalenza della popolazione adulta soprattutto nei piccoli centri.
“La campagna che promuoviamo – dice il presidente regionale Avis Franco Rizzuti intervenuto insieme al vice Nino Posterino – è rivolta soprattutto ai giovani, nella speranza che trovi diffusione sui mezzi di informazione e sui social. La situazione delle trasfusioni in estate peggiora, in Calabria come nelle altre regioni. La forte incidenza dei casi Covid, nuovamente in salita, incide negativamente, riducendo le raccolte. I donatori rinunciano spesso a recarsi negli ospedali per la paura ingiustificata dell’infezione. Ce la stiamo mettendo tutta cercando rispondere alle esigenze quotidiane dei Centri trasfusionali. Soltanto nei mesi estivi abbiamo programmato una settantina di raccolte ‘ordinarie’ al mese in tutto il territorio regionale. A questo si aggiungono le raccolte straordinarie che attuiamo sfruttando ogni minima occasione. In questo ci aiuta la Consulta giovani che farà promozione da fine luglio a inizio settembre durante eventi di spettacolo frequentati dai giovani”. La realtà trasfusionale non è uniforme in tutto il territorio regionale. Anzi, le differenze balzano subito agli occhi nelle tabelle proiettate in conferenza, che riportiamo di seguito, e delle quali si sono fatti parte diligente ed esplicante i tre direttori dei Sit (Servizi di Immunoematologia e Medicina trasfusionale) delle tre Aziende ospedaliere di Catanzaro, Reggio e Cosenza cui a livello provinciale fanno capo i tre dipartimenti trasfusionali della Calabria, con Catanzaro che ingloba l’attività e risponde alle esigenze anche delle province di Vibo e Crotone. In pratica funzionano da centro di stoccaggio, lavorazione e predisposizione per l’uso clinico e chirurgico di tutte le unità di sangue che vengono raccolte, sia in house e che nei centri di raccolta delle associazioni. Il dipartimento di Catanzaro sta decisamente meglio che non quello di Reggio a sud e, soprattutto, con quello di Cosenza a nord. La tendenza negativa è visibile in maniera uniforme confrontando le unità raccolte nel primo semestre 2022 (34565 unità) con l’analogo periodo 2021 (36867 unità).
Il primato regionale non tranquillizza più di tanto Gabriella Talarico, che dirige il Sit dell’Ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro: “Storicamente il Dipartimento centro ha funzionato e funziona quale camera di compensazione nel sistema sangue regionale, ma anche noi nel periodo estivo abbiamo sofferto e soffriamo per questo calo di donazioni. MI sento comunque di ringraziare tutte le associazioni per lo sforzo lodevole e insostituibile cha svolgono, così come plaudo all’iniziativa della Regione che ha autorizzato il personale medico e infermieristico ai prelievi presso tutti i centri di raccolta”. Esiste pero un problema relativo alla pianta organica del centro trasfusionale che si è acuito nei periodi di recrudescenza pandemica, sia perché il personale non ne è stato ovviamente risparmiato, sia perché nel periodo di emergenza si è reso disponibile a partecipare alla campagna di vaccinazione.  Analoghi i problemi riportati dal direttore del Sit del Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria Alfonso Trimarchi e dal direttore del Sit dell’Annunziata di Cosenza Francesco Zinno.

La Regione da parte sua raccomanda l’esercizio dei Cobus, i Comitati per il buon uso del sangue, e su questo i direttori sono più che d’accordo. “Io e i miei colleghi – ha detto in proposito la dottoressa Talarico – siamo impegnati all’uso consapevole del sangue, e sono frequenti le discussioni con i colleghi operanti negli altri reparti quando siamo costretti a limitare, nel range di possibilità, le richieste. Ciò non può essere che un invito a tutti, soprattutto alle giovani generazioni, alla donazione”. Da parte della Regione, ancora, stipulata una convenzione con le forze di polizia affinché nelle caserme sia presente un centro di raccolta.

C’è ovunque consapevolezza della delicatezza della situazione ma anche la percezione che esistono margini oggettivi e segnali tendenziali di miglioramento. Per tutti l’esempio riportato in conferenza di due giovani fidanzati che, per festeggiare degnamente il raggiungimento della maggiore età, si sono recati insieme alla donazione.

 

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