Rapporti malavitosi della famiglia e il principio de “il più probabile che non”. Interdittiva a carico di un imprenditore di Catanzaro

Il tar nega la sospensiva e prima di discutere il merito accoglie gli esiti istruttori della Prefettura

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E’ firmata dal Prefetto Maria Teresa Cucinotta l’interdittiva antimafia a carico della New Group Srls con sede legale a Lamezia Terme, emessa tenendo conto degli elementi raccolti dalla stessa Prefettura.

Una interdittiva che deve essere ancora discussa nel merito da parte dei giudici amministrativi del Tar Calabria che al momento però non hanno concesso la sospensiva confermando gli esiti istruttori della Prefettura.

Si legge nel provvedimento che la società New Group Srls è così composta “Giglio Michele Roberto, socio di maggioranza e amministratore unico, Cristian Costanzo (1978) socio e Nicola Madia (1976) socio”.

I procedimenti penali non legati alla criminalità organizzata ma orientati al voto di scambio di Angela De Feo (madre amministratore della società)

Nella riservata amministrativa viene specificato che “Dalle risultanze istruttorie acquisite sul conto di Angela De Feo, madre convivente di Giglio Michele Roberto, risulta che la stessa ha diversi procedimenti penali non collegati alla criminalità organizzata, annovera segnalazione ex 416 ter cp pe scambio elettorale politico mafioso per aver cercato di coinvolgere, attraverso l’esborso di denaro, esponenti della criminalità organizzata crotonese e lametina al fine di ottenere voti in occasioni delle regionali del 2005. In particolare nell’ambito del procedimento penale 6037 della Procura della Repubblica in data 28 marzo 2017 veniva notificato alla De Feo l’avviso di conclusione delle indagini e veniva deferita, unitamente ad altri soggetti intranei e contigui all criminalità organizzata, per il delitto previsto dal 416 ter del codice penale poiché, con l’ausilio e l’intermediazione di Romolo Villirillo, accettava la promessa che le venissero procurati voti mediate le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio dell’erogazione di denaro. A tale scopo consegnava 50 mila euro a Pasquale Giampà, membro della “commissione” della cosca Giampà”

Le parole dell’ex killer Gennaro Pulice e la “protezione” chiesta dalla famiglia Giglio- De Feo al clan Grande Aracri

Scrive ancora la Prefettura “Gennaro Pulice ex killer ed oggi collaboratore di giustizia , racconta di aver avuto a che fare con la De Feo poiché dopo la sua scarcerazione intraprese un’attività imprenditoriale prendendo di fatto in gestione una discoteca. Durante la gestione cercò di mettere in atto azioni di disturbo vero le attività che riteneva concorrenziali e cioè la discoteca denominata “Terzo Millennio” di proprietà della famiglia della signora. Successivamente “a protezione” proprio della signora De Feo, intervenne Villirillo, il quale chiese a Pulice di “evitare tali atteggiamenti” nei confronti della De Feo, ciò a dimostrazione della vicinanza tra al cosca di Cutro capeggiata da Nicolino Grande Aracri e l’impreditrice

La famiglia Giglio- De Feo, per contrastare le richieste del clan dei Gaglianesi non chiamò la Polizia ma i boss della malavita crotonese. La “pax raggiunta” con i gaglianesi

Secondo il lavoro investigativo portato avanti dagli uffici della Prefettura “Già durante l’operazione Revenge erano stati messi in evidenza i rapporti tra la famiglia Giglio ed il caln dei Gaglianesi. La famiglia era oggetto di richieste estorsive da parte del clan e per farsi proteggere si rivolsero proprio a Nicolino Grande Aracri. Dalla relazione dalla Dia dell’agosto 2020 emerge che alla fine la famiglia De Feo – Giglio, trovò una sorta di accordo con i Gaglianesi ad esempio attraverso il cambio di assegni”.

Nel documento viene poi ricostruita l’intera vicenda sfociata nell’operazione Basso Profilo in cui è rimasta coinvolta la sorella di Michele Giglio, Glenda, per i suoi rapporti intensi (scrivono gli uffici della Procura) con l’imprenditore Antonio gallo.

I presupposti del pericolo di permeabilità mafiosa

Prima delle conclusioni si legge nel documento “Il concetto di tentativo di infiltrazione mafiosa, non presuppone necessariamente l’accertamento definitivo di responsabilità penali in capo ai titolari di impresa, essendo sufficiente che dalle informazioni acquisite si desuma un quadro indiziario che, complessivamente inteso, ma comunque plausibile, sia sintomatico del pericolo di qualsivoglia collegamento tra impresa e criminalità organizzata”.

Quando Michele Giglio si “fece difendere” dal pregiudicato

Tra le motivazioni poi la Prefettura segnala che Michele Giglio risulta avere rapporti di amicizia con un pregiudicato, il quale “annovera precedenti di polizia di rilievo per violazione dell’articolo 416 bis e risulta coinvolto nell’operazione “Revenge”, in quanto ritenuto dagli inquirenti “uomo di fiducia del boss Anselmo Di Bona”, per il quale fungeva da esattore di somme di denaro provento di estorsioni”.

Le conclusioni della Prefettura

Preso atto del parere reso dal G.I.A in data 23 settembre 2021 che ritiene “risulti “il più probabile che non” che la società sia permeabile e condizionata dalla criminalità organizzata, attesi i numerosi rapporti emersi tra i familiari dell’amministratore unico, anche conviventi con la criminalità organizzata e che pertanto sussistano le condizioni per l’emanazione del provvedimento interdittivo”.

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