“Atti vandalici contro l’auto di famiglia. Antonio merita di vivere in un ambiente sereno”
L'appello dell'associazione Ra.Gi per trovare un alloggio popolare in un quartiere più ospitale per il ragazzo affetto da "Corea di Huntington"
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Del sorriso contagioso di Antonio ci eravamo innamorati, tutti. Qualche mese fa avevamo incontrato quegli occhi che sanno brillare aprendo il cuore di chi gli sta vicino, raccontando la sua storia di coraggioso guerriero che ogni giorno sfida la “Corea di Huntington”, meglio nota come “la malattia di H”, una condizione degenerativa che colpisce il cervello, portando a gravi problemi cognitivi e motori.
Grazie all’amore infinito di tuo padre, l’affetto degli amici, e degli operatori del Centro Diurno Spazio Al.Pa.De. gestito dall’associazione Ra.Gi. Onlus, guidata da Elena Sodano, Antonio prende di petto quella malattia progredisce rapidamente.
Ma la ritrovata vicinanza anche dei colleghi McDonald’s dove faceva il crew in sala, non basta ad affrontare l’ennesima sfida: quella di vivere in un luogo che lo sappia capire e proteggere, e non deridere e denigrare.
Quel luogo, che dopo l’ennesimo atto di vandalismo perpetrato ai danni di Antonio e della sua famiglia non può più essere chiamato casa, in un quartiere che lo priva della serenità e dell’autonomia di cui ha disperatamente bisogno.
Quel luogo è viale Isonzo, nella periferia sud della città.
Il padre di Antonio, già provato dal vedere il proprio figlio lottare ogni giorno contro una malattia che gli sta lentamente portando via ogni briciolo di indipendenza, aveva chiesto aiuto.
Aveva inoltrato richiesta di cambio alloggio alle autorità, con una pec del novembre 2023, dopo aver già chiesto di prestare attenzione alla loro situazione, chiedendo il trasferimento in un alloggio più sicuro, lontano dai pericoli e dalle tensioni del quartiere di Viale Isonzo.
Ma le richieste sono cadute nel vuoto, nonostante sia stata accertata la disponibilità di un alloggio popolare nel quartiere Gagliano, proprio vicino a casa della nonna di Antonio, che quindi potrebbe sostenere la famiglia nella cura e nell’assistenza con maggiore facilità.
La demenza sta già sottraendo tanto ad Antonio: “Non possiamo permetterci di lasciargli togliere anche la serenità che merita”, dice papà Ottavio attraverso Elena Sodano, la presidente dell’associazione Ra.Gi. che con coraggio, determinazione e infinito affetto segue Antonio e non ha intenzione di “mollare” sostegno a 360 gradi.
“Quello che temevamo è successo. Non chiedo giustizia perché di fronte ad episodi così spregevoli compiuti da innominabili senza umanità, non ci potrà mai essere una giustizia. Esseri che compiono quotidianamente porcherie ancora più gravi, nel silenzio assordante e compiacente di chi non può nulla contro un potere così oscuro – scrive Elena sui social -. A nome del papá di Antonio, chiedo però Attenzione e Ascolto da parte da parte di tutta l’Amministrazione comunale. Non ci spaventa il vile gesto oramai compiuto. Lo temevamo, lo abbiamo confidato e raccontato a chi pensavamo potesse darci una mano.
“Siamo in attesa di risposte. Antonio non può più vivere nella casa popolare di Viale Isonzo, quartiere ghettizzato di Catanzaro. La sua vita deve continuare in un altro quartiere a lui più idoneo. Non può essere privato della sua serenità, della sua libertá e di quella autonomia che con fatica stiamo costruendo ogni giorno”.
“La demenza gli sta già portando via tanto. Non possiamo permetterci altre limitazioni. Faremo i passaggi amministrativi più idonei per fare in modo che il breve tempo di vita che resta ancora ad Antonio sia per lui il più agevole possibile. Chi pensa di poterci aiutare mi contatti pure su messanger o al numero verde. Intanto condividete il più possibile”, conclude Elena.
L’Associazione RaGi, che da anni si occupa con dedizione delle persone affette da demenza in Calabria, si è fatta portavoce del dolore e delle richieste della famiglia di Antonio. “Faremo i passaggi amministrativi più idonei per fare in modo che il breve tempo di vita che resta ancora ad Antonio sia per lui il più agevole possibile,” dichiara l’Associazione, lanciando un appello alla comunità e alle istituzioni affinché si mobilitino per trovare una soluzione immediata.
Antonio ha diritto a vivere i suoi giorni in pace, in un ambiente che gli offra la sicurezza e la dignità che ogni essere umano merita






