Calabria, è ancora fuga verso il Centro-Nord: il tasso di emigrazione più alto del Mezzogiorno

Il dato più pesante a Crotone, che con il 9,5 per mille registra il tasso più elevato tra le province meridionali. In sei anni il Sud ha perso 150mila giovani laureati

La Calabria guida una classifica che racconta, ancora una volta, la difficoltà del Mezzogiorno a trattenere la propria popolazione. Nel 2025 è stata infatti la regione del Sud con il più alto tasso di emigrazione verso il Centro-Nord: quasi otto residenti ogni mille hanno lasciato il territorio calabrese per trasferirsi nelle regioni centro-settentrionali. E dentro il dato regionale spicca quello di Crotone, che con un tasso del 9,5 per mille si conferma la provincia meridionale maggiormente interessata dal fenomeno.

È quanto emerge dal Report Istat sulle “Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente”, che fotografa un Paese nel quale gli spostamenti continuano a seguire una direttrice ben precisa: dal Mezzogiorno verso le regioni economicamente più forti del Centro-Nord.

Per la Calabria il dato assume un peso particolare. Con quasi otto partenze ogni mille abitanti dirette al Centro-Nord, la regione precede anche Basilicata e Molise, dove nel 2025 i tassi di emigrazione si attestano rispettivamente al 7,6 e al 7,5 per mille. Un primato negativo che diventa ancora più significativo guardando alla provincia di Crotone, dove si arriva al 9,5 per mille.

Non si tratta, dunque, soltanto della tradizionale mobilità per ragioni di studio o di lavoro, ma di un fenomeno che continua a sottrarre popolazione a territori già alle prese con denatalità, invecchiamento e progressivo spopolamento, soprattutto nelle aree interne.

Il dato calabrese si inserisce in una dinamica più ampia che continua a penalizzare tutto il Sud. Nel 2025 i trasferimenti dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord sono stati circa 112mila. Nella direzione opposta i movimenti sono stati invece 67mila, determinando per le regioni meridionali una perdita netta di circa 45mila residenti. Il tasso migratorio interno resta così negativo sia al Sud, con un -2,6 per mille, sia nelle Isole, dove si ferma a -1,8 per mille.

A esercitare la maggiore capacità di attrazione resta il Nord, mentre la Lombardia continua a rappresentare la destinazione principale: quasi tre trasferimenti su dieci dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord hanno come approdo la regione lombarda.

Ma è soprattutto il dato generazionale a rendere più preoccupante la fotografia dell’Istat. Nell’arco di sei anni, tra il 2019 e il 2025, il Mezzogiorno ha perso 150mila giovani laureati italiani tra i 25 e i 34 anni. Un impoverimento demografico che è anche, inevitabilmente, una perdita di competenze e capitale umano: 122mila giovani laureati sono stati persi attraverso i trasferimenti verso il Centro-Nord, mentre altri 28mila hanno lasciato l’Italia.

Un fenomeno che per la Calabria assume quindi una doppia valenza: alla continua riduzione della popolazione si affianca il rischio di vedere partire proprio quelle energie sulle quali dovrebbe poggiare la capacità della regione di costruire sviluppo e futuro.

Dietro il dato statistico delle quasi otto partenze ogni mille abitanti c’è così una questione che va ben oltre la mobilità territoriale. È la difficoltà di rendere la Calabria una terra nella quale non soltanto nascere e formarsi, ma anche scegliere di restare. E il primato registrato nel 2025 dice che, almeno per ora, quella sfida resta ancora tutta aperta.