Ombrelloni a doppio affitto: pagati dai clienti stagionali, riassegnati ai giornalieri. A Soverato scoppia il caso

Un cliente dice di aver pagato una postazione per tre mesi e di averla trovata occupata

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Un ombrellone, una prenotazione pagata per tre mesi e una discussione che, nel giro di poche ore, è finita sui social trasformandosi in un caso che ha acceso il dibattito sul modo in cui vengono gestite, soprattutto nelle ore pomeridiane, le postazioni degli stabilimenti balneari.

È quanto sarebbe accaduto domenica scorsa a Soverato, secondo il racconto di Domenico, cliente di uno stabilimento balneare, arrivato in spiaggia nel tardo pomeriggio e trovatosi davanti a una scena che, comprensibilmente, lo avrebbe fatto andare su tutte le furie: il suo ombrellone, quello che sostiene di aver prenotato e pagato per tre mesi, era occupato da alcuni ragazzi.

Ragazzi che, va precisato, sarebbero completamente estranei alla successiva discussione e che, secondo quanto riferito, avrebbero spiegato di essere stati autorizzati dagli stessi gestori del lido ad utilizzare quella postazione dopo una determinata ora, nel caso in cui i clienti titolari della prenotazione non si fossero presentati.

Una spiegazione che non sarebbe bastata a Domenico e all’amico Lorenzo Papasodero, tenore calabrese, che avrebbero chiesto chiarimenti al gestore. Da lì sarebbe nata una discussione dai toni accesi. I due sostengono di essere stati insultati e invitati ad andare via in malo modo.

Il racconto, però, è quello delle persone coinvolte e dovrà essere eventualmente verificato nelle sedi competenti.

Ed è proprio qui che la storia del singolo ombrellone diventa una questione più ampia.

Perché sotto il post pubblicato da Domenico sono comparsi decine di commenti e testimonianze di persone che raccontano episodi che, a loro dire, sarebbero tutt’altro che isolati. Il copione descritto è sostanzialmente sempre lo stesso: postazioni già assegnate e pagate per l’intera stagione che, dopo una certa ora e in assenza dei titolari, verrebbero concesse a clienti giornalieri.

Se si trattasse effettivamente di una prassi diffusa, la questione meriterebbe naturalmente di essere approfondita, non soltanto sotto il profilo della correttezza nei confronti di chi ha pagato anticipatamente per usufruire di una determinata postazione, ma anche con riferimento alle condizioni contrattuali e alle regole che disciplinano il servizio offerto dagli stabilimenti balneari.

Una cosa è infatti certa: chi paga per un servizio ha diritto di sapere esattamente quali siano le condizioni alle quali quel servizio viene erogato.

Nel frattempo, il gestore dello stabilimento finito nell’occhio del ciclone ha risposto ad alcuni dei numerosi commenti e agli insulti ricevuti sotto il post dell’ormai ex cliente, difendendosi dalle contestazioni. Non avrebbe però fornito, almeno pubblicamente, una ricostruzione dettagliata di quanto accaduto domenica né chiarito la questione dell’ombrellone occupato.

A intervenire nuovamente sulla vicenda è stato anche Lorenzo Papasodero, che ha voluto rispondere soprattutto a chi ha contestato la scelta di utilizzare i social per raccontare quanto accaduto.

«In queste ore la nostra denuncia pubblica ha raggiunto migliaia di persone tra condivisioni, commenti e testimonianze», scrive Papasodero.

E a chi domanda perché non rivolgersi direttamente alle autorità, risponde: «Le sedi opportune e le autorità competenti sono state interessate e questa denuncia pubblica non nasce in alternativa ad esse».

Poi precisa: «Rendere pubblico quanto accaduto non significa sostituirsi alla giustizia, né significa voler offendere, diffamare o ledere la reputazione di qualcuno».

L’intento, spiega, è quello di «raccontare un episodio che riteniamo grave, scorretto e profondamente lesivo della dignità di chi, in quel momento, era semplicemente un cliente, e chiedere che venga fatta chiarezza».

E infine una frase che riassume il senso della sua presa di posizione: «Stare in silenzio non è mai la soluzione migliore di fronte alle ingiustizie».

Al momento, dunque, la vicenda resta affidata soprattutto ai racconti delle persone coinvolte e al grande tribunale virtuale dei social.

Ma al di là dell’episodio specifico, una domanda rimane sul tavolo: se un ombrellone viene pagato per tre mesi, può essere concesso ad altri semplicemente perché il titolare non è ancora arrivato?

Una domanda alla quale, più che Facebook, dovranno eventualmente rispondere le regole, i contratti sottoscritti e, se necessario, le autorità competenti.

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