Revoca dei benefici premiali, la Squadra Mobile di Catanzaro e di Trapani arresta Giuseppe Costa

Dovrà scontare altri 4 anni e 7 mesi

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Di Giulia Zampina

Era stato individuato anche un domicilio a Lamezia Terme, in via XX Settembre, per consentirgli di beneficiare della misura concessa dalla magistratura di sorveglianza. Ma quel percorso verso una graduale restituzione della libertà si è interrotto con la revoca dei benefici premiali. Giuseppe Costa, pregiudicato mafioso originario di Custonaci e ritenuto organico alla mafia trapanese, torna in carcere e dovrà scontare una pena residua di quattro anni e sette mesi.

A eseguire il provvedimento sono stati, nei giorni scorsi, gli uomini delle Squadre Mobili di Trapani e Catanzaro, in attuazione di una decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano che ha disposto la revoca della libertà anticipata precedentemente concessa a Costa.

Il provvedimento assume particolare rilievo anche per Catanzaro perché, nell’ambito della misura, era stata presentata un’istanza per trasferire il domicilio del detenuto a Lamezia Terme, dove avrebbe dovuto trascorrere il periodo previsto dal regime di libertà vigilata. La richiesta, avanzata dal suo difensore, indicava un’abitazione di via XX Settembre 61 come nuovo domicilio.

La successiva revoca dei benefici premiali è legata, secondo quanto evidenziato dal giudice della Sorveglianza, alla perdurante appartenenza di Costa a Cosa nostra trapanese. In particolare, sarebbe emerso che l’uomo, sia durante la detenzione sia dopo la scarcerazione conseguente alla concessione del beneficio, avrebbe continuato a beneficiare del sostegno economico dell’associazione mafiosa, anche attraverso il pregiudicato mafioso Pietro Virga.

Una circostanza ritenuta incompatibile con il mantenimento del beneficio, che aveva comportato uno sconto complessivo di pena di 1.800 giorni e che era stato concesso inizialmente in considerazione della buona condotta carceraria e della partecipazione alle attività trattamentali.

La vicenda giudiziaria di Giuseppe Costa affonda le radici nella seconda metà degli anni Novanta. Nell’ambito del procedimento “Bagarella Leoluca + 66”, venne condannato in primo grado a 30 anni di reclusione, pena poi ridotta in appello a 25 anni, per associazione a delinquere di stampo mafioso e sequestro di persona.

Tra le contestazioni più gravi quella relativa al sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo. Secondo la ricostruzione giudiziaria, Costa avrebbe messo a disposizione della cosca la propria abitazione nella frazione Purgatorio di Custonaci, contribuendo anche alla realizzazione della cella nella quale il bambino venne rinchiuso e fornendo supporto logistico ai suoi carcerieri.

Scarcerato nel 2017, Costa avrebbe successivamente riallacciato i rapporti con esponenti di vertice dei mandamenti mafiosi di Trapani e Mazara del Vallo, assumendo un ruolo nella gestione illecita degli appalti attraverso un impianto di calcestruzzi. Per questa vicenda è stato condannato a 12 anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

Un nuovo capitolo giudiziario si è aperto con l’operazione “Scialandro”, eseguita nell’ottobre 2023 dalla Squadra Mobile di Trapani, dalla Direzione Investigativa Antimafia e dai Carabinieri di Trapani contro le famiglie mafiose di Custonaci, Trapani e Valderice. In questo procedimento Costa è stato condannato, con rito abbreviato, a quattro anni e dieci mesi per associazione a delinquere di stampo mafioso, trasferimento fraudolento di beni ed estorsione.

Secondo l’attività investigativa, l’uomo avrebbe sfruttato la forza intimidatrice derivante dal vincolo mafioso per costringere alcuni allevatori locali ad assumere formalmente la proprietà di capi di bestiame acquistati da lui, imponendo loro successivamente di allevarli.

Ora la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano cancella il beneficio precedentemente riconosciuto e riporta Costa in carcere. Un provvedimento nel quale trova un ruolo anche la Squadra Mobile di Catanzaro, chiamata a intervenire per l’esecuzione della revoca, dopo che Lamezia Terme era stata individuata come luogo nel quale l’uomo avrebbe dovuto trascorrere il periodo della misura.

Sul suo ruolo hanno parlato Sinacori e Milazzo , latitanti entrambi arrestati dalla mobile di Trapani allora diretta dall’attuale Questore di Catanzaro Giuseppe Linares.

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