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Fase 2 dietro l’angolo, i ristoratori catanzaresi si dividono: riaprire o no?

A più di un mese dall’inizio delle misure di restrizione gli imprenditori del settore ristorazione riflettono sui bilanci delle proprie aziende e parlano del loro futuro

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    Lockdown fino al prossimo 3 maggio per tante attività ma nel frattempo, quelle che hanno potuto farlo, si sono riorganizzate al meglio ripensando i propri servizi. E’ il caso delle attività di ristorazione che hanno puntato sulle consegne a domicilio, molte tra queste però hanno abbassato le saracinesche fino a nuovo ordine.

    Ognuno ha dovuto fare i conti con bilanci interni, con la tipologia di servizio e prodotto offerto, con la sicurezza dei propri dipendenti e con sacrifici e rinunce.

    A più di un mese dall’inizio delle misure di restrizione gli imprenditori del settore ristorazione riflettono sui bilanci delle proprie aziende e pensano al loro futuro: la fase due è dietro l’angolo, cosa si prospetta? E sopratutto che riavvio si prevede per le aziende della ristorazione? Ne abbiamo discusso con alcuni imprenditori del territorio catanzarese. Le loro scelte d’azione sono diverse ma tutti concordi nel sottolineare la necessità di un sostegno concreto da parte dello Stato.

    Chiusura in fase 1, non riapriremo con restrizioni in fase 2.

    La linea seguita dallo staff del Corto Maltese è stata netta fin da subito: “Abbiamo chiuso già qualche giorno prima che fossero varate le misure di restrizione ed in fase 2 non riapriremo – hanno affermato dalla SCB Group SRL – non abbiamo pensato ad un servizio di delivery perché la nostra è una cucina che punta su carni pregiate e griglieria, con il servizio a domicilio certamente avrebbe perso di qualità.” Ma perché non riaprire in fase 2? “Per noi sarebbe impensabile riaprire con restrizioni ad esempio riducendo i coperti – hanno spiegato – farlo vorrebbe dire avere molti costi con scarsi ricavi e proprio per questo saremo chiusi fino a quando la situazione non sarà tornata alla normalità. E’ una scelta dura e sofferta ma non possiamo fare altrimenti.” Troppe le spese a fronte dei potenziali guadagni che sia aggiungo ai canoni di locazione e alle utenze comunque da pagare: “Il proprietario del locale è disponibile a trovare insieme a noi una soluzione per questo particolare momento ma ci mettiamo nei panni di molti locatori che non hanno altre entrate e che non possono mediare, la situazione non è semplice e auspichiamo ad un sostegno da parte dello Stato che possa permetterci di tamponare le spese.”

    Abbiamo puntato sulla consegna a domicilio e continueremo a farlo nella seconda fase.

    “Ho la fortuna di lavorare un prodotto che è difficile preparare a casa, così nella prima fase di lockdown ho pensato di puntare molto sulla consegna a domicilio, un servizio che comunque era già disponibile ma che ho ulteriormente potenziato – ha sottolineato Francesco Rotundo del Wasabi’s – la situazione che stiamo vivendo non è semplice né per noi imprenditori né per il nostro personale, lavoriamo su turni più contenuti, le ore di lavoro sono ridotte e comunque dobbiamo far fronte a molte spese fisse.” Anche per l’imprenditore del sushi è molto difficile pensare ad una fase 2 con la riapertura del locale al pubblico: “Ripartire con il servizio coperti vorrebbe dire accendere il motore dell’attività al 100% con un guadagno molto ridotto perché certamente dovremmo ridimensionare il numero di coperti e di presenze in negozio – ha proseguito – nella seconda fase sarei comunque più propenso a continuare con il servizio a domicilio.” E sul fronte aiuti aggiunge: “La seconda fase sarà lunga e agli ammanchi fatti fino ad ora se ne aggiungeranno nuovi, abbiamo bisogno di aiuti in termini di liquidità per sostenere le spese e poter ripartire al 100% appena la situazione sarà tornata alla normalità.”

    Riaprire in fase 2 al pubblico è necessario.

    Diversa la posizione di Paolo Lanzellotti titolare del Ristorante Lido di Squillace: “Aspettiamo il 3 maggio per avere notizie positive in merito alla riapertura della nostra attività – ha sottolineato – abbiamo chiuso con il primo decreto cancellando tutti gli eventi in programma a marzo, aprile e molti anche a maggio.” Gran parte dell’alta stagione di questa attività è stata dunque compromessa, battesimi, cresime, comunioni e qualche matrimonio sono stati cancellati compromettendo il guadagno derivante dalla banchettistica: “Riaprire per noi è fondamentale e lo faremo anche se dovremo dimezzare i nostri coperti e rivedere gli spazi, sarà un grande sacrificio per me ed il mio personale – ha aggiunto – mi sto già adoperando per attrezzarmi con dispositivi di protezione per dipendenti e clienti, in questo momento è importate riaprire ma è anche necessario farlo con le dovute precauzioni. La situazione è complessa ma credo che con molto buon senso e aiuti concreti e mirati da parte dello Stato, si possa e di deve provare a ripartire.”

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