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Coronavirus, quando si riprenderà l’economia italiana?

Il lockdown deciso l’8 e il 9 marzo, e le misure anche più restrittive prese successivamente, hanno segnato sicuramente un duro colpo per l’economia italiana

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    Il lockdown deciso l’8 e il 9 marzo, e le misure anche più  restrittive prese successivamente, hanno segnato sicuramente un duro colpo per l’economia italiana, seguito poi in differente misura da provvedimenti analoghi di altri Stati europei. Con un’attività ridotta ai servizi e beni ritenuti essenziali, la gran parte di grandi, medie e piccole imprese è di fatto ferma con un danno stimato in svariati miliardi di euro.

    Finanza e Covid-19

    Anche finanza, investitori, operatori di trading, legati anch’essi a doppio filo con l’economia reale, si chiedono sia quando ricomincerà l’attività produttiva, sia quali danni lascerà dietro di sé lo stop obbligato dal Coronavirus.

     

    Il mercato azionario, in tutto il mondo, ha sperimentato una forte volatilità in particolare nella fase iniziale della crisi. In USA, su disposizione della Securities and Exchange Commission sono attivi degli interruttori di mercato per impedire che possa ripetersi il crollo del mercato del 19 ottobre 1987, in cui il Dow era precipitato del 22,6%. Da allora, sono stati attivati una sola volta nel 1997 prima che si attivassero ben quattro volte nello scorso marzo.

     

    Quello che ovviamente ci si chiede è quando il mercato, in Italia come in USA e negli altri paesi, potrà tornare a una situazione se non uguale a quella precedente l’epidemia, almeno di progressiva normalizzazione, ed è rispetto a queste informazioni che è particolarmente concentrato chi deve fare investimenti azionari. In altre parole, ci si chiede come e quando si svolgerà la cosiddetta “fase due” dopo il lockdown posto in essere in molte parti del mondo, e per primo in Europa dal nostro paese.

     

    Siamo vicini alla fase due?

    La cosiddetta fase due, che secondo quanto si desume dalle parole del premier Conte potrebbe iniziare il 3 maggio, è in realtà legata all’andamento delle cifre chiave sul Coronavirus, e certamente gli indicatori che bisognerà seguire nei prossimi giorni sono:

     

    • Il numero dei nuovi contagiati. C’è stato sicuramente un calo negli ultimi giorni che sembra ormai avere una natura progressiva. Il picco in questo senso si è registrato il 21 marzo con 6557 nuovi contagiati e negli ultimi giorni è gradualmente sceso.
    • Il numero dei morti. Anche in questo senso, anche se i numeri sono ancora drammaticamente alte, le cifre che a metà marzo si erano avvicinate ai 1000 morti al giorno, sono scese fino a 500-600 e si spera possano calare ancora nei prossimi giorni
    • i guariti. Questo indicatore è in aumento – e anche questo fatto va ovviamente valutato come positivo, essendo ormai vicino alla cifra – e avendola talvolta superata- di 2000 guariti al giorno
    • Il rapporto tra nuovi contagiati e guariti. Come visto nel caso cinese, quando le due curve si avvicinano, la rapidità del contagio sta decrescendo. In questo caso, le cifre si stanno avvicinando.

    Dunque, se questo trend proseguirà, dal 3 maggio l’economia del Paese potrà iniziare gradualmente a ripartire.

     

    Quali attività riprenderanno il 3 maggio?

    Nella conferenza stampa del 10 aprile, il premier Conte ha già indicato alcune attività che potranno riaprire, ma si tratta di piccole cose, come l’abbigliamento per bambini, o le cartolerie. Ciò che sarà veramente importante è capire, passato il ponte del 1 maggio, quali attività e industrie cominceranno a riaprire, con quali gradualità. E’ certo che verranno richieste stringenti misure di sicurezza per tutti i lavoratori, seguendo quello che è al momento l’esempio tedesco. Confindustria sta esercitando forti pressioni sul Governo perchè la gran parte delle industrie italiane possano ripartire quanto prima. Ma anche i piccoli imprenditori, che cominciano ad avere importanti problemi di liquidità, stanno premendo. D’altra parte c’è il mondo della scienza, che viene tenuto in eguale considerazione, che funge da “freno” rispetto a queste spinte rammentando i rischi che un eccessivo allentamento del “distanziamento sociale” potrebbe portare con sé, innanzitutto con una temutissima recrudescenza dell’epidemia.

     

    Le misure per le imprese sono sufficienti?

    Un altro dato importantissimo, finché tutte la attività non riprenderanno – e alcune di esse, come i ristoranti e quelle legate al settore del turismo, cruciale per l’economia italiana, saranno probabilmente le ultime a ripartire – è come dare fiato e liquidità alle imprese. In questo senso, oltre alla misura di 600 euro per gli autonomi che diventeranno probabilmente 800 a maggio, ma che è ovviamente un piccolo intervento tampone, di particolare rilievo sono i 400 milardi di “garanzia” che il governo ha messo sul piatto per far ottenere facilmente prestiti bancari. Uno dei problemi in questo senso riguarda la velocità con cui tali prestiti si potranno ottenere. La velocità è un fattore importantissimo per aziende che anche durante il lockdown, e nella seconda fase che comunque sarà ancora ‘al rallentatore’ devono comunque continuare a sostenere spese con guadagni azzerati o con fatturato molto ridotto. Solo se l’accordo tra Governo e sistema bancario sarà capace anche di garantire una forte velocità a queste operazione, le imprese avranno in misura sufficiente la liquidità che serve loro per la ripartenza

     

    Le misure dell’UE

    Ultimo ma non ultimo, c’è il nodo Europa. La misura principale che l’Italia continua a chiedere sono gli Eurobond (o Coronabond), titoli europei che dovrebbero essere dedicati a finanziare il debito. L’accordo raggiunto pochi giorni fa non scioglie ancora il nodo, che vede alcuni paesi (guidati da Germania e Olanda) contrari, e altri capitanati dall’Italia favorevoli. Intanto, viene prevista la possibilità di accesso al MES – il fondo salva-Stati – che però l’Italia ha già annunciato di non volere attivare, e altre misure anti-crisi, quali il programma SURE per la disoccupazione, Orizzonte 2020 che riguarderà gli aiuti alla ricerca, e, forse più importante tra tutti, già dallo scorso marzo lo stop al patto di stabilità. Dal canto suo, la BCE ha messo in campo 1110 miliardi di liquidità, che riguarderanno anche l’acquisto dei nostri titoli pubblici. Le misure saranno sufficienti per l’economia italiana?

     

     

     

     

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