Aspetti civilistici della multiproprietà

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    Come noto, l’attuale disciplina dell’istituto della multiproprietà si trova nel Decreto Legislativo n. 427 del 9 novembre 1998 (attuativo della Direttiva 99/47/CE) e nel Titolo IV – Capo I del Decreto Legislativo n. 206 del 6 settembre 2005.

    Senza entrare nel merito delle molteplici dissertazioni che la dottrina ha elaborato sulla natura giuridica della multiproprietà si può affermare che l’istituto in questione prevede un contratto avente durata non inferiore a 3 anni stipulato dietro corrispettivo in cambio del quale si costituisce, si trasferisce o si promette di costituire o trasferire, direttamente o indirettamente, un altro diritto reale ovvero un altro diritto avente ad oggetto il godimento su uno o più beni immobili per un periodo determinato di tempo nell’anno.

    Pertanto, mediante tale contratto più soggetti possono godere e disporre del medesimo immobile anche se in periodi diversi nel corso dell’anno per una o più settimane.

    Questo utilizzo “turnario” è consentito anche a soggetti terzi dal titolare del diritto. In questo caso il titolare del diritto potrà permettere ad un terzo il godimento degli immobili mediante un affitto che andrà a beneficio del titolare stesso del diritto.

    In merito alla forma contrattuale più adeguata che il titolare del diritto andrà a stipulare con i terzi è il caso di fare una precisazione di carattere preliminare. Tale contratto dovrà prevedere il passaggio del diritto di godimento degli immobili da un soggetto “titolare” ad un soggetto “terzo” verso un determinato o determinabile corrispettivo.

    Per evitare confusione intendiamo indicare con il termine “soggetto titolare” colui il quale ha stipulato un contratto di multiproprietà e che, pertanto, è titolare del diritto di godimento degli immobili e con il termine di “soggetto terzo” colui al quale viene concesso il diritto di godimento degli immobili, verso un corrispettivo, da parte del soggetto titolare che non intende godere degli immobili in prima persona.

    A questo punto vi è da chiedersi a quale fattispecie civilistica deve rientrare la formula di tale contratto. Il Legislatore civilistico ha previsto la possibilità per l’usufruttuario di dare in locazione le cose che formano oggetto del suo diritto.

    In linea di principio, pertanto, se consideriamo il titolare del diritto al pari di un usufruttuario potremmo applicare la norma in questione anche al rapporto sottostante tra soggetto titolare e soggetto terzo.

    In altre parole, tutto quanto detto serve per evidenziare che dal punto di vista civilistico è possibile ricondurre il contratto in questione alla formula che un usufruttuario userebbe nel caso di locazione a terzi delle cose che formano oggetto del suo diritto.

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