Società di comodo

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    Le società di comodo sono state introdotte con la legge n. 72 del 1994, successivamente la normativa è stata modificata dall’articolo 95 comma 15 del decreto legge 223/2006 convertito in legge 248/2006.
    Tale norma ha introdotto un particolare regime fiscale per società di capitali e di persone, a carattere commerciale, che svolgono la propria attività nel settore immobiliare o come holding finanziarie.
    In buona sostanza una volta verificato che una società rientra in linea di principio tra i soggetti ai quali si applica tale disciplina, occorre procedere, in via preliminare, alla verifica del requisito della non operatività che va effettuato per ogni periodo d’imposta.
    Il requisito della non operatività viene verificato effettuando un confronto tra i componenti positivi di reddito effettivamente conseguiti dalla società con un reddito forfetario determinato applicando determinati coefficienti ai valori patrimoniali della società stessa.
    Se i primi risultano inferiori al valore forfetario previsto dal legislatore la società si considera “di comodo” fatta salva la possibilità di far disapplicare la norma presentando apposita istanza di interpello.
    L’istanza in questione non ha un esito “automatico” di diniego o accoglimento in quanto viene fatta una valutazione caso per caso e solo se accolta permette alla società di disapplicare la norma in questione.
    Il fatto di essere considerata società di comodo comporta per la società stessa l’obbligo di dichiarare un reddito “minimo forfetario” determinato dal legislatore a prescindere dalle reali risultanze economico contabili e fiscali.
    In altre parole questo significa che è necessario che il reddito effettivo da essa prodotto sia almeno pari a quello minimo forfetariamente determinato dal legislatore.

    Se, infatti, il reddito analiticamente determinato risulta essere inferiore a quello “minimo forfetario” la società dovrà provvedere in sede di dichiarazione dei redditi ad integrarlo fino a concorrenza del valore minimo forfetario.
    In caso contrario l’amministrazione finanziaria ha il potere di rettificare la dichiarazione medesima con una procedura di accertamento.
    Resta inteso che una società che ha i requisiti della non operatività, può tuttavia superare questa presunzione attivando la procedura di interpello per disapplicare la disposizione in esame.

    Campo di applicazione

    La normativa sulle società di comodo si applica alle società commerciali costituite nelle seguenti forme: (art. 30 comma 1 legge 724/94)

    • S.P.A.

    • SAPA

    • SRL

    • SNC

    • SAS

    • Società di fatto e di armamento

    • Stabili orgazzazioni in Italia di società ed enti di ogni tipo non residenti

    Tuttavia, pur rientrando tra i soggetti di cui sopra sono esclusi dalla presunzione di non operatività le società che hanno i seguenti requisiti:

    • Inizio dell’attività per il primo periodo d’imposta

    • Numero di soci non inferiore a cento

    • Sono quotate

    • Esercitano pubblici servizi di trasporto

    • Controllano società ed enti i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati italiani ed esteri

    • Sono in amministrazione controllata o straordinaria

    • Sono obbligate per legge a costituirsi in forma di società di capitali

    • Centri autorizzati di assistenza fiscale

    Disapplicazione della presunzione di non operatività

    Il legislatore ha previsto la possibilità di disapplicare la presunzione di non operatività qualora si fossero verificate alcune situazioni oggettive che hanno impossibilitato la società a conseguire i ricavi, gli incrementi di rimanenze e i proventi minimi stabiliti dalla norma.
    In questo caso, infatti, non avendo la società effettivamente raggiunto il reddito minimo, sarebbe considerata, per presunzione, non operativa. Per superare la presunzione è possibile presentare apposita istanza preventiva che permette non solo di ottenere la disapplicazione della disciplina ma anche di impugnare l’eventuale avviso di accertamento emesso dall’ufficio per il rigetto dell’istanza stessa.
    Nel caso delle società immobiliari possiamo considerare, a titolo di esempio, alcune situazioni oggettive che possono giustificare un accoglimento dell’istanza ed in particolare:

    • La presenza di immobilizzazioni in corso

    • L’impossibilità di praticare nel mercato canoni di locazione elevati

    • Temporanea inagibilità degli immobili

    • Dimostrare l’impossibilità di modificare i canoni di locazione in corso

    L’istanza è accolta dall’amministrazione finanziaria anche nel caso di “periodo di non normale svolgimento dell’attività”. Tali circostanze sono state fornite dalla stessa Amministrazione Finanziaria. Titolo di esempio si ricorda:

    • Periodo d cui ricorre la messa in liquidazione ordinaria della società

    • Inizio della procedura di fallimento

    • Inizio della procedura di liquidazione coatta amministrativa

    • Periodo successivo al primo se non si è potuto avviare l’attività sociale es. non sono state rilasciate autorizzazioni e concessioni

    Verifica della non operatività

    Come già detto per la verifica della non operatività bisogna effettuare un confronto tra i componenti positivi di reddito effettivamente conseguiti ed un importo forfetario determinato applicando ai valori delle attività patrimoniali alcune percentuali.
    I calcoli devono essere fatti considerando i valori medi dell’esercizio in corso e dei due precedenti. Le percentuali da applicare ai valori patrimoniali dipendono dalla natura stessa dei cespiti. Più precisamente per :

    • Gli immobili accatastati A/10 si usa il 5%

    • Gli immobili a destinazione abitativa il 4%

    • Gli immobili diversi dai precedenti il 6%

    • Le immobilizzazioni finanziarie il 2%

    • Le altre immobilizzazioni il 15%

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